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Ubi, utile in calo a 111,6 milioni: pesa la ristrutturazione del piano industriale

Al netto degli impatti del Piano Industriale e delle poste straordinarie, il 2016 si è chiuso con un utile normalizzato di 111,6 milioni (189 nel 2015), che sconta una riduzione significativa dell’apporto della finanza (153,7 milioni rispetto ai 290,6 del 2015) e maggiori contributi ordinari al Fondo di Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme per 33,2 milioni.

Il Consiglio di Gestione di Unione di Banche Italiane Spa (UBI Banca) ha approvato il progetto di bilancio d’esercizio e consolidato di UBI Banca relativi all’esercizio chiusosi il 31 dicembre 2016, che verranno sottoposti per approvazione al Consiglio di Sorveglianza il 7 marzo prossimo.

ubi

Il Consiglio di Gestione proporrà all’Assemblea, che si terrà in unica convocazione il 7 aprile 2017, la distribuzione di un dividendo unitario di 0,11 euro per ciascuna delle azioni che risulteranno in circolazione dopo il completamento delle operazioni di concambio relative alle fusioni previste per il completamento del progetto Banca Unica (data di efficacia 20 febbraio 2017), al netto delle azioni che saranno detenute in portafoglio.

Il dividendo, se deliberato dall’Assemblea nella misura proposta, sarà messo in pagamento con data di stacco, record date e data di pagamento rispettivamente il 22, 23 e 24 maggio 2017.

I risultati dell’esercizio 2016 rispetto al 2015
L’esercizio 2016 si è chiuso, dopo la contabilizzazione “up front” degli impatti degli oneri previsti per l’attuazione del Piano Industriale lanciato a giugno 2016 (circa 850 milioni netti), i contributi straordinari al Fondo di Risoluzione (50,4 milioni netti) e la svalutazione del Fondo Atlante (52,9 milioni netti), con una perdita di 830,2 milioni (utile di 116,8 milioni nel 2015).

Al netto degli impatti del Piano Industriale e delle poste straordinarie, il 2016 si è chiuso con un utile normalizzato di 111,6 milioni (189 nel 2015), che sconta una riduzione significativa dell’apporto della finanza (153,7 milioni rispetto ai 290,6 del 2015) e maggiori contributi ordinari al Fondo di Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme per 33,2 milioni.

Si rammenta che gli impatti derivanti dall’attuazione del Piano Industriale, contabilizzati essenzialmente nel secondo trimestre dell’anno, ammontano complessivamente a circa -850 milioni netti e riguardano, in particolare:
–  l’incremento delle rettifiche su crediti, di cui circa 851 milioni (586 al netto di imposte e di
terzi) riconducibili a rettifiche già dedotte dal patrimonio di vigilanza (la cosiddetta “shortfall”), da ricondursi anche all’obiettivo di riduzione del rapporto tra crediti deteriorati netti e patrimonio tangibile (Texas Ratio) in arco di Piano, gli oneri per incentivi all’esodo per 323 milioni (207 al netto di imposte e di terzi) finalizzatialla progressiva riduzione degli organici del Gruppo; a tal proposito si informa che 500
risorse usciranno dal Gruppo su base volontaria a fine febbraio, e che sono state ricevute richieste di accesso al Fondo di Solidarietà da parte di oltre 1.250 risorse.

- l’impairment dei marchi (63 milioni, 38 al netto di imposte e terzi) e parte delle spese progettuali (23,4 milioni circa, 15,5 al netto di imposte e terzi) correlati al progetto “Banca Unica”, e impairment su immobili (4,6 milioni lordi, 3,1 milioni netti).

L’esercizio 2016 si è chiuso con proventi operativi pari a 3.119,5 milioni, rispetto ai circa 3.371 del 2015, segnati dal minor contributo del margine d’interesse e della finanza, mentre risulta in sostenuta crescita l’apporto delle commissioni nette, spinto dall’accelerazione del risparmio gestito.

Nel dettaglio, il margine d’interesse, pari a circa 1.498 milioni, ha mostrato una flessione rispett
ai 1.631 milioni del 2015, attribuibile sia alla riduzione del contributo del portafoglio titoli di proprietà (-62 milioni netto dell’interbancario) – per il quale è in corso una manovra di riduzione e ricomposizione, come da Piano Industriale –, sia alla contrazione del risultato dell’intermediazione con la clientela (-72 milioni). In particolare, con riferimento a quest’ultimo ambito, la forte diminuzione degli interessi passivi sulla raccolta (-235 milioni anno su anno), conseguita grazie alla ricomposizione del mix di funding, non ha potuto compensare l’effetto negativo della riduzione dei tassi di mercato (l’Euribor a 1 mese è sceso in media di -27 punti base) sui tassi degli impieghi, in presenza di sostanziale stabilità dei volumi medi.

L’andamento del margine d’interesse risente inoltre della riduzione degli interessi attivi registrati sulle attività deteriorate, in relazione alla significativa contrazione dei volumi di inadempienze probabili, pari a -45,8 milioni anno su anno.

Le commissioni nette risultano in ulteriore accelerazione, totalizzando 1.335 milioni, +2,7% rispetto al 2015, nonostante la minor presenza di commissioni di performance (-8,8 milioni). Le commissioni relative ai servizi di gestione, intermediazione e consulenza, che rappresentano il 56% circa dell’aggregato commissionale, si sono attestate a 746,1 milioni, in crescita del 6,8% rispetto al 2015 in relazione alla forte accelerazione della crescita della raccolta gestita; le commissioni correlate all’attività bancaria tradizionale ammontano a 589 milioni, e registrano una riduzione del 2% rispetto all’anno precedente.

Il risultato dell’attività finanziaria si è posizionato a 153,7 milioni (290,6 milioni di euro nel 2015), e registra i seguenti contributi:
– per 70 milioni dall’attività di negoziazione (63,9 milioni nel 2015);
– per 91,8 milioni dalla cessione di asset finanziari (211,4 milioni nel 2015), principalmente riconducibili, come nel periodo precedente, alla cessione di titoli di Stato italiani (117,1 milioni rispetto ai precedenti 170); la voce comprende inoltre nel 2016 gli introiti riconducibili alle azioni Visa Europe Ltd, per un ammontare complessivo di 16,5 milioni;
– per -8,4 milioni dalla valutazione delle attività finanziarie al fair value (+4,3 milioni nel 2015);
– per 0,4 milioni dalle attività di copertura (+11 milioni nel 2015).

Dal lato dei costi, nonostante l’inclusione di maggiori contributi ordinari e straordinari al Fondo di
Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme, complessivamente pari a 131,9 milioni rispetto a 98,7
nel 2015, gli oneri operativi si sono attestati a 2,153,5 milioni di euro, in riduzione di 21,7 milioni
rispetto al 2015 (-1%), grazie alla riduzione di tutte le voci di spesa.

Gli oneri operativi non includono i costi straordinari correlati al nuovo Piano Industriale, che sono
stati riclassificati a voci proprie, per consentire la disamina delle tendenze operative ordinarie.

Nel dettaglio:
– le spese per il personale hanno registrato un’ulteriore riduzione di 19,8 milioni (-1,53%) rispetto al 2015, totalizzando 1.275,3 milioni. I risparmi derivano principalmente dalla diminuita forza lavoro media (-262 risorse nei dodici mesi), dal turnover delle risorse incentivate, nonché dai minori esborsi per prestazioni lavorative nelle varie forme previste dagli Accordi sindacali progressivamente sottoscritti, dai congedi straordinari fino all’impatto dei nuovi part-time.

Si rammenta che a fine febbraio 2017 usciranno 500 ulteriori risorse, e che sono state ricevute complessivamente oltre 1.250 adesioni a fronte dell’offerta di esodi volontari.
– le altre spese amministrative, pari a 734,6 milioni, si raffrontano con i 727 milioni del 2015. I risparmi conseguiti nell’anno hanno consentito di riassorbire parzialmente i maggiori contributi al Fondo di Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme (+33.2 milioni). Al netto dei contributi, infatti, le spese amministrative risultano in contrazione del 4,1%.
– infine, le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali hanno totalizzato 143,5 milioni, registrando una diminuzione di 9,5 milioni rispetto al 2015 per effetto di minori ammortamenti in ambito real estate, ma anche di una minor PPA allocata a seguito dell’impairment dei marchi effettuato in sede di attivazione del Piano Industriale.

Nel corso del 2016 sono state contabilizzate rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 1.565,5 milioni (802,6 nel 2015), incluse le maggiori rettifiche annunciate il 27 giugno quale premessa alle proiezioni di Piano Industriale, che hanno comportato il parziale riassorbimento della cosiddetta “shortfall”, ossia della differenza tra la perdita attesa e le rettifiche di valore, già dedotta dal patrimonio di vigilanza, per circa 851 milioni. Al netto di tale importo, le rettifiche di valore del periodo ammontano a circa 714,5 milioni (-11% anno su anno).

Grazie alle rettifiche di valore effettuate, la copertura complessiva dei crediti deteriorati ha segnato un incremento, attestandosi, inclusi gli stralci, al 45,8% (era il 37,2% a dicembre 2015).
Le rettifiche di valore nette per deterioramento di altre attività/passività finanziarie ammontano a 130 milioni (16,9 nel 2015) essenzialmente riconducibili alla svalutazione del Fondo

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