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Go.In: alta formazione per micro, piccole e medie imprese che puntano all’internazionalizzazione

Bergamo Sviluppo anche nel 2017 proseguirà nel realizzare iniziative per favorire l’internazionalizzazione delle imprese orobiche con il corso di Alta Formazione “Imprenditorialità e innovazione per l’internazionalizzazione delle micro, piccole e medie imprese (MPMI)”.

Il calendario, i temi e la struttura del corso sono stati presentati venerdì 10 febbraio in Camera di Commercio da Cristiano Arrigoni, Direttore di Bergamo Sviluppo; Lucio Cassia, Presidente CYFE (Center for Young and Family Enterprise), Sergio Cavalieri, Direttore SdM (School of Management) e Tommaso Minola, Direttore CYFE, oltre ad alcuni rappresentanti delle Organizzazioni di categoria del territorio come Annamaria Fortini di Coldiretti e Marina Redondi, responsabile di Confartigianato.

Il corso Go.In, figlio della strenua collaborazione tra la Camera di Commercio, in particolare con Bergamo Sviluppo, e l’università, ha riscosso un ottimo successo tra i partecipanti. È un percorso creato e in continuo rinnovamento che vuole dare alle micro, piccole e medie imprese le chiavi per restare al passo coi tempi e non rimanere vittime della crisi.

“Go.In è arrivato alla sesta edizione e siamo contenti di come siano andate le cose” ha esordito Cavalieri; “è ormai un’iniziativa viva e sempre aggiornata, e i nostri allievi hanno dato piena soddisfazione tanta è la voglia di rifarlo. La cosa bella è il network che è andato creandosi, un legame forte anche con l’Università. Abbiamo sempre più la convinzione che sia fondamentale aggiornarsi e rinnovarsi: il nostro corso rappresenta un’opportunità e ha un’offerta formativa che guarda a più ambiti disciplinari. Vanno aggiornate le competenze e non posso che fare un grosso in bocca al lupo a coloro che avranno la fortuna di partecipare alla sesta edizione del Go.In.”.

Sergio Cassia rincara appassionato la dose e dice che “è difficile tener viva un’iniziativa. Se si arriva a riproporla per la quinta o sesta volta ciò significa che le basi sono davvero forti. Negli anni passati abbiamo visto che la rivisitazione dei contenuti è davvero un punto di forza inattaccabile e imprescindibile. Il cuore del mondo è il cambiamento: immaginate gli ingegneri che oggi si laureano. Sei anni fa, quando si sono iscritti, non avevano idea del settore che avrebbero trovato oggi. I contenuti variano ed evolvono con il tempo. Grazie ai feedback che riceviamo e valutiamo da ogni lezione e da ogni professore abbiamo deciso di impostare il percorso in questa maniera. Abbiamo costruito il corso su tre “i”, tutte diverse e di importanza diversa. La prima riguarda le imprese: il tema dell’imprenditorialità che ci ha mostrato come il corso abbia favorito concretamente la nascita di imprese. Poi c’è l’internazionalizzazione: è un cardine su cui ragionare perché dobbiamo capire dove siamo. Se il nostro Pil è in calo si deva cercare altrove. E per finire abbiamo l’innovazione: oggi è impensabile non stare al passo coi tempi. Dobbiamo capire come creare un ambiente che sia favorevole alla nascita e alla crescita di un’impresa”.

Si è parlato molto di come la creatività e il rapporto che è nato nei corsi precedenti abbia favorito la riuscita di questo progetto. Importantissimo è stato capire che serve un’apertura mentale: solo così si può creare insieme. Si va contro un mondo che si sta chiudendo. In questo senso Camera di Commercio e Università stanno lavorando in senso opposto. Essere aperti mentalmente rappresenta una risorsa inestimabile. Il territorio è importante e va valorizzato, deve diventare l’oggetto della partecipazione. “La mente è come un paracadute: se si apre forse funziona meglio”.

Tommaso Minola entra un poco più nel merito e racconta il corso Go.In come un laboratorio che vive dello scambio che gli allievi hanno in classe. “Noi stessi impariamo dagli imprenditori: vediamo come si muovono, la fatica che fanno, le idee, le insicurezze. Così nasce davvero un rapporto di qualità. Il nostro centro universitario CYFE è un vero laboratorio di studio delle giovani imprese, ne campiamo i limiti e i pregi. Abbiamo inoltre trovato la formula giusta per fare del corso qualcosa di realmente utile. C’è partecipazione, innovazione, interattività, internamente ed esternamente rispetto alla classe.”

Minola dice come “i discenti” siano parte attiva del corso e come si cerchi di apprendere come valorizzare le risorse che spesso gli imprenditori non hanno sempre sotto controllo. Si lavora sulla persona a livello cognitivo. “Go.In è illuminante perché si ha voglia di fare chilometri il sabato mattina per esserci: tutto questo parla di un rapporto che si fortifica. Che è qualcosa di concreto.” Chiude il suo intervento ponendo l’accento su parole chiave che legano i vari aspetti del corso: dall’idea vista compe opportunità alla strategia di internazionalizzazione, dalla basilarità della dimensione culturale al marketing, dall’importanza del digital alla cura dello sviluppo del prodotto.

Arrigoni ha presentato infine la struttura del corso, valorizzando quanto detto dai colleghi precedentemente. Ha sottolineato come esso sia utile e come ci si preoccupi di costruire le classi in base anche all’omogeneità dei suoi partecipanti, in modo da non creare troppi squilibri e garantire una crescita costante. Partendo poi da un dato certo, ossia 166 tra imprenditori, manager e dipendenti appartenenti alla micro, piccole e medie imprese, ha parlato di un corso impegnativo che copre circa 140/120 ore per il corso di base, più 50 per quelli avanzati. Con l’aiuto di Lucio Cassia inoltre è stato detto che su un’indagine di 100.000 studenti, il 10% ha dato vita ad un’impresa. Di questo 10% i 3/4 hanno partecipato al corso, consci del fatto che non sia sufficiente l’istinto imprenditoriale: “vorrei dare un messaggio di speranza perché credo che in parte il corso Go.In rappresenti anche questo. Testimonia la splendida e armonica collaborazione tra noi e l’Università e non è affatto una cosa facile. Senza dimenticare poi i contatti e gli scambi con realtà come Cambridge o Harvard. Il tessile andrà a sostituire e rinnovare il tessile, così come l’edilizia dovrà essere cura di se stessa. Spero siate d’accordo che un mondo dove il si ma… che diventa si e… è indubbiamente un mondo migliore.”

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