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Utile record per la Popolare, Ranica: “Cresce la fiducia, noi un grande seme in Ubi”

Osvaldo Ranica, direttore della Banca Popolare di Bergamo e componente del Consiglio di Gestione di Ubi Banca, commenta l'ultimo bilancio della Banca Popolare di Bergamo. L'istituto di credito il prossimo 20 febbraio si fonderà in Ubi Banca.

Fiducia e attenzione. Sono le due parole che Osvaldo Ranica, direttore della Banca Popolare di Bergamo e componente del Consiglio di Gestione di Ubi Banca, cita spesso nel commentare il bilancio 2016 della Popolare.

Per descrivere e spiegare l’aumento dei clienti (oltre 7.500 in dodici mesi) e dei conti correnti (più 8.800 nel solo 2016) Ranica usa la parola fiducia.

“Di questi tempi e con anni neri alle spalle questi due dati, l’aumento dei clienti e la crescita dei conti correnti sono un segno di fiducia che raccogliamo sul mercato e che sono un po’ il nostro fiore all’occhiello”.

Direttore Ranica si tratta solamente di fiducia o si possono leggere anche dei segnali in controtendenza? I vostri clienti tornano anche a risparmiare?
“Le cifre questa volta dimostrano più delle parole. In dodici mesi si sono registrati flussi netti di risparmio gestito per 1.240 milioni di euro con una crescita a doppia cifra +11,20%. A questo dato si devono aggiungere le nuove sottoscrizioni di Polizze vita per oltre 900 milioni con una crescita del comparto assicurativo del 19,25%”.

Avete sottoscritto anche la polizza vita del sindaco di Roma Virginia Raggi?
“No. Ma sicuramente da noi si sarebbe trovata bene”.

Come spiega questo aumento di polizze vita?
“Sono una forma di risparmio che rende più del conto. Anche qui credo si possa parlare di fiducia. Dopo anni turbolenti nel campo finanziario, i nostri clienti tornano sì a risparmiare e ad investire, ma con prudenza. Vogliono vederci chiaro”.

E le polizze vita offrono garanzie?
“Sono prodotti di Ubi Pramerica, una società di cui deteniamo la maggioranza e il nostro socio minoritario è uno dei colossi statunitensi in questo settore. Il fatto che siano nostri prodotti offrono una garanzia maggiore al cliente, sanno che la banca è solida e che ne risponde”.

Oltre al denaro raccolto dalla Banca Popolare ci sono anche i prestiti ad imprese e famiglie. Cifre importanti, ma il dettaglio credo stia nei finanziamenti a medio e lungo termine. Segno che anche la Popolare investe ed ha fiducia sul territorio?
“Abbiamo fatto banca, come sappiamo fare da sempre. Mi permetta di dire che da sempre la nostra attenzione è rivolta al territorio, alle imprese e alle famiglie. Il miliardo e 200 milioni di fondi di provenienza della Bce sono stati tutti elargiti in finanziamenti a più di 5mila aziende. A questi si aggiungano i 3.300 milioni, l’11% in più rispetto al 2015, erogati in finanziamenti a medio e lungo termine. Di questi 3.300 milioni, 850 milioni sono andati in favore di privati mentre circa 2.330 milioni a favore di imprese. Non dimentichiamo poi i finanziamenti strutturali erogati alle imprese dalla Capogruppo per oltre 360 milioni di euro, i 293 milioni con i leasing, e circa 3 miliardi con i factoring. Anche qui crediamo di essere sulla strada giusta, offrendo investimenti a lungo termine”.

Entriamo nel merito, perché il lungo termine?
“Abbiamo vissuto anni che potremmo davvero definire turbolenti, con slanci di riprese e brusche frenate per le imprese. Il fatto che l’investimento sia a lungo termine permette all’impresa o alla famiglia di avere un agio nel saper gestire la momentanea crisi senza avere l’assillo della banca. Ci sono molte imprese sane che hanno necessità della nostra attenzione e abbiamo dimostrato di essere partner del loro progetto. Noi diamo attenzione, in cambio raccogliamo fiducia”.

Siete pur sempre una banca.
“Sì, naturalmente. L’utile di 157,2 milioni, al netto dell’impatto del piano industriale, credo sia un risultato di cui andare fieri. Un utile maggiore rispetto al 2015”.

In sintesi: siete stati bravi?
“Ecco, la sua domanda mi permette di rispondere che sì, siamo stati bravi. Quei risultati sono il frutto di 3.500 persone che lavorano con passione in Banca Popolare di Bergamo. Dipendenti che sanno fare squadra e che sono legati alla loro azienda. Sono parole che ho sottolineato anche in Consiglio e che ha condiviso con me anche il Presidente Giorgio Frigeri. È stata una bella galoppata che ha dato il suo risultato”.

Si è chiuso l’ultimo consiglio della Popolare Bergamo che dal 20 febbraio si fonderà in Ubi. Non c’è stata un po’ di emozione?
“Devo ammetterlo, qualche lacrimuccia c’è stata. La Bergamo ha segnato la storia di questa terra”.

C’è anche qualche timore di perdere la vostra identità nell’entrare nella banca unica?
“Il timore è un sentimento giusto che dobbiamo sempre avere. Aiuta. L’orizzonte di Ubi è grande, noi crediamo di essere un seme che saprà svilupparsi anche nel prossimo futuro”.

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