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“Cari prof, se non sappiamo l’italiano un po’ è anche colpa vostra”

Marco Cangelli, classe 1997, risponde alla lettera di denuncia, siglata anche da alcuni docenti di Bergamo, sulla mancata conoscenza della lingua italiana da parte degli studenti.

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Cari professori, mi spiace dirvi che la colpa è pure vostra, perché se qualcuno ci ha insegnato l’italiano, quelli siete proprio voi.” Marco Cangelli, classe 1997, risponde alla lettera di denuncia, siglata anche da alcuni docenti di Bergamo (leggila qui), sulla mancata conoscenza della lingua italiana da parte degli studenti.

Cari professori, è un vostro studente che vi parla.

Uno che gli anni sono passati, i professori pure, ma la difficoltà di scrivere e parlare correttamente in italiano è rimasta intatta negli anni. Fino a oggi pensavo di esser un caso isolato, ma leggendo la vostra lettera, mi rendo conto che il fenomeno è particolarmente diffuso nel paese.

Se il fenomeno persiste, la colpa di chi è? Studenti oppure docenti?

La colpa in parte è nostra, in quanto facciamo errori (o meglio “orrori” ) ortografici ed utilizziamo la consecutio temporum quasi fosse un optional, ma anche per via dell’allontanamento bulimico dagli antichi classici della letteratura, preferendo ad essi un breve post su Twitter, contornato di abbreviazioni.

L’utilizzo di questi nuovi linguaggi tecnologici sicuramente non ci aiuta, impoverisce il lessico a nostra disposizione e non ci permette di trovar il termine giusto per descrivere un fiore caratterizzato da un particolare colore, preferendo ad esso un semplice “petaloso”.

Sarà l’avvento di una nuova “neo-lingua”, se nessuno ci fermerà.

Cari professori, mi spiace dirvi che la colpa è pure vostra, perché se qualcuno ci ha insegnato l’italiano, quelli siete proprio voi.

L’italiano lo impariamo da bambini alle scuole elementari e lì gli insegnanti ci spiegano come “purtroppo” voglia la “r”, non la “l”; e come “soprattutto” abbia quattro “t”, non due. Abbiamo dieci anni, sappiamo l’italiano alla perfezione e all’improvviso diventiamo analfabeti, smettendo di leggere qualunque cosa sia se non il libretto delle istruzioni del nostro smartphone.

Questo perché avviene ? Forse perché a quel punto iniziamo ad essere sormontati di materie d’ogni tipo da studiare, perché piuttosto che leggere un sano libro è meglio conoscere a menadito le formule chimiche degli elementi, oppure perché piuttosto di proporre un laboratorio di dizione è meglio esser a conoscenza di una poesia in più di Leopardi.

Agli studenti italiani manca la gioia di studiare e conoscere l’italiano, e ciò è imputabile alla prassi comune di far conoscere un numero di nozioni più elevato possibile.

La soluzione in realtà esiste ed è la promozione di attività ricreative legate alla lingua che permettano agli studenti di imparare divertendosi. Tutto ciò deve partire dalla disponibilità degli insegnanti, ed a quel punto, se ci sarà la collaborazione degli studenti, il problema si estinguerà.

In conclusione, non importa sapere di chi sia la colpa alla base del problema, l’importante è trovare una soluzione, magari con qualche doppia in più e qualche testo di Petrarca in meno.

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