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Gli studenti non sanno l’italiano: lettera di denuncia siglata anche da docenti di Bergamo

Seicento tra professori, sociologi, economisti hanno inviato una lettera al Governo per chiedere interventi urgenti per una migliore preparazione degli studenti nei riguardi della lingua italiana.

È sottoscritta anche da alcuni docenti dell’Università di Bergamo la lettera di denuncia al Governo sulla incapacità degli studenti di scrivere in italiano corretto. Tra i 600 firmatari, docenti, accademici della Crusca, filosofi, economisti, sociologi ci sono infatti; Franco Brevini, Fabio Cleto, Chiara Frugoni, Piera Molinelli, Flaminia Nicora, Giovanni Scirocco, Adolfo Scotto di Luzio e Federica Venier.

“Molti studenti scrivono male in italiano, servono interventi urgenti”. La lettera parte da qui per sollecitare scelte che riescano a rimediare alle carenze: “È chiaro ormai da molti anni che alla fine del percorso scolastico troppi ragazzi scrivono male in italiano, leggono poco e faticano a esprimersi oralmente”, si legge nel documento partito dal gruppo di Firenze per la scuola del merito e della responsabilità e firmato, tra gli altri, da Ilvo Diamanti, Massimo Cacciari, Carlo Fusaro e Paola Mastrocola.

“Da tempo – continua la lettera – i docenti universitari denunciano le carenze linguistiche dei loro studenti (grammatica, sintassi, lessico), con errori appena tollerabili in terza elementare. Nel tentativo di porvi rimedio, alcune facoltà hanno persino attivato corsi di recupero di lingua italiana”. Secondo i docenti, il sistema scolastico non reagisce in modo appropriato, “anche perché il tema della correttezza ortografica e grammaticale è stato a lungo svalutato sul piano didattico”.

“Ci sono alcune importanti iniziative rivolte all’aggiornamento degli insegnanti, ma – si fa notare – non si vede una volontà politica adeguata alla gravità del problema. Abbiamo invece bisogno di una scuola davvero esigente nel controllo degli apprendimenti, oltre che più efficace nella didattica, altrimenti né l’impegno degli insegnanti, né l’acquisizione di nuove metodologie saranno sufficienti”. Nella lettera si indica quindi una serie di dettagliate linee d’intervento per arrivare, “al termine del primo ciclo” di studi, ad un “sufficiente possesso degli strumenti linguistici di base da parte della grande maggioranza degli studenti”.

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