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Al Museo di Scienze di Bergamo lo pterosauro più antico

Manuela Russo, laureata in Scienze naturali, con un Master in Giornalismo e Comunicazione, perché ama condividere, informare, diffondere la scienza e la conoscenza, ha raccontato su Scienzalive.it il Museo di Scienze Naturali di Bergamo.

Manuela Russo, laureata in Scienze naturali, con un Master in Giornalismo e Comunicazione, perché ama condividere, informare, diffondere la scienza e la conoscenza, ha raccontato su Scienzalive.it il Museo di Scienze Naturali di Bergamo.

Ecco il suo articolo.

Incastonato nel cuore di Bergamo Alta si trova un piccolo gioiello di divulgazione e ricerca scientifica: è il Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, e a dirigerlo è un pregiatissimo entomologo di nome Marco Valle. Con estremo garbo e grande competenza mi accompagna nelle sale e mi racconta il museo, in ogni suo reperto. Ma c’è una sala che più di tutte merita di essere raccontata: è la Sala Triassico, dove sono esposti reperti risalenti a 220 milioni di anni fa, nel periodo Norico, quando la zona circostante Bergamo era una vasta distesa d’acqua poco profonda, punteggiata da isolotti ricoperti di vegetazione.

I reperti testimoniano la presenza di pesci simili alle attuali sardine, i folidofori, che si muovevano in banchi, e dei grossi pesci predatori che se ne nutrivano; vi sono reperti fossili di pesci tropicali tipici di barriera corallina e della più antica aragosta del mondo, Archaeopalinurus laevis. Ovviamente i fossili di dinosauri dominano la scena, e accanto al Drepanosaurus unguicaudatus e al piccolo Vallesaurus cenesis, si trova il protagonista della sala, il fossile contenente l’olotipo di Eudimorphodon ranzii, il più antico pterosauro conosciuto, che sposta indietro nel tempo di ben 20 milioni di anni la datazione per la comparsa sulla Terra dei rettili volanti.

Gli Pterosauri del Triassico appartengono al sottordine Rhamphorhynchoidea (Plieninger, 1901), sono i più antichi e le caratteristiche che li contraddistinguono sono una lunga coda usata come timone durante il volo, una testa piccola e bocca provvista di numerosi denti. Gli Pterodactyloidea (Plieninger, 1901) più noti, ma evolutisi solo nel Giurassico direttamente dai Ranforinchi, avevano un vero e proprio becco, oltre ad una coda corta unita alle zampe posteriori da una membrana.

Del sottordine dei Ranforinchi, Eudimorphodon ranzii è il capostipite, essendo, ricordiamo, il più antico dinosauro volante conosciuto. Come si è giunti fino a lui? Le ricerche sono partite nei primi anni 70 del secolo scorso, a partire da un fossile di pesce ritrovato da don Antonio Canova nel 1970 nel territorio del comune di Cene. Da quel reperto, le Prealpi Orobiche ed in particolare la località di Cava Ratta, nel comune di Cene, sono state poste sotto la tutela del Museo di Bergamo. Il sito di Cene, grazie ad un progetto di valorizzazione dell’intera area da parte di Comunità Montana Valle Seriana e Museo di Scienze di Bergamo è oggi Parco Paleontologico di Cene, inaugurato nel giugno 2002.

L’interesse dedicato all’area risiede proprio nel fatto che la stratigrafia risale all’età geologica del Norico, parte del Triassico Superiore (220 milioni di anni fa). Le ricerche sono proseguite grazie ad un appassionato autodidatta, a cui, come racconta ancora Marco Valle, è giustamente dedicata la Sala Triassico del Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo, Rocco Zambelli. Grazie al suo entusiasmo, alla competenza acquisita sul campo, nel 1973 viene rinvenuto, insieme ad altri già menzionati, il fossile di Eudimorphodon, primo pterosauro triassico.

La descrizione originale di Zambelli, del 1973, sulla quale egli stesso ha eretto il nuovo genere Eudimorphodon e la nuova specie E. ranzii, è una lunga e dettagliata descrizione in italiano dell’olotipo, tuttavia priva di indicazioni diagnostiche, per cui la diagnosi ufficiale del genere è di Wild, 1979. Per quanto riguarda il reperto, il cranio lungo circa 90 mm è il più completo e meglio conservato tra quelli di pterosauri triassici. La rotazione di 90° avvenuta nella fossilizzazione rispetto alla normale articolazione dell’animale vivo ha permesso di individuare le vertebre cervicali.

La caratteristica diagnostica per gli pterosauri triassici, la dentatura, è talmente ben conservata che ha permesso di definire su questa base proprio i caratteri identificativi del genere Eudimorphodon. Un’ulteriore caratteristica che rende prezioso il reperto è che lo scheletro, anche se parziale, ha conservato l’articolazione degli elementi, e ciò ha permesso un’accurata e dettagliata descrizione delle caratteristiche anatomiche. L’importanza del reperto e della scoperta è riconosciuta a livello accademico mondiale: nel 2013 una copia del reperto è stata donata all’American Museum of Natural History di New York, su richiesta del Curatore della sezione Paleontologia Mark Norell, per essere esposta nella mostra “Pterosaurs: flight in the age of dinosaurs”. La copia è stata realizzata con sofisticate tecniche di rilievo tridimensionale, essendo impossibile riprodurre un calco.

Un secondo pterosauro triassico, ugualmente proveniente dal sito di Cene, ma diverso nelle proporzioni rispetto a Eudimorphodon ranzii, è Peteinosaurus zambellii, rinvenuto da Mario Pandolfi e Rocco Zambelli, nella campagna di ricerca iniziale, negli anni 1970 e descritto nei caratteri diagnostici da Wild, nel 1979. L’olotipo è conservato presso il Museo Civico di Scienze Naturali di Bergamo.

Molti reperti rinvenuti in quella stessa campagna di ricerca furono attribuiti a Eudimorphodon ranzii, ma in seguito a revisioni successive per alcuni di essi sono stati eretti nuovi generi e nuove specie. E’ il caso, ad esempio, di Bergamodactylus wildi, genere e specie nuovi, descritti ed eretti dal paleontologo Alexander Kellner nel 2015. L’esemplare che costituisce l’olotipo e che è conservato al Museo di Paleontologia dell’Università di Milano, fu attribuito da Wild stesso ad un giovanile di Eudimorphodon ranzii, e successivamente, nel 2009, era stato classificato dal paleontologo F.M. Dalla Vecchia come appartenente al genere Carniadatcylus. Non si tratta di indecisione e nemmeno di opinioni diverse, ma solo di nuove determinazioni derivanti da un confronto con un numero maggiore di reperti.

Quando visitiamo un museo, o guardiamo un documentario sui dinosauri, restiamo spesso stupiti dalla disinvoltura con cui gli esperti ricordino i nomi scientifici complessi e numerosi delle varie specie osservate. In realtà, il lavoro dei paleontologi è molto complesso, e davanti a un nuovo reperto, lo studio richiede un impegno certosino, soprattutto per distinguere con certezza i caratteri diagnostici, tra variabilità individuale e differenza nell’aspetto in base all’età o al sesso. La crescente precisione nella classificazione dei rettili volanti triassici ci presenta un gruppo molto ben diversificato, e questo, a livello evoluzionistico, significa che gli pterosauri come Eudimorphodon ranzii solcavano i cieli del Triassico superiore probabilmente già a partire dal Triassico medio, tra 20 e 30 milioni di anni prima che comparissero quelli che erano ritenuti i primi dinosauri volanti.

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