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L’inizio di una nuova rubrica: giovani e start-up

Omar Oueslati, anno 1997, introduce la rubrica che curerà per BGY - Be Young sul tema giovani e start-up.

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Il dato è spaventoso, si parla di 8 su 10 imprenditori che falliscono entro i primi 18 mesi in cui hanno iniziato il loro business: stiamo parlando di circa l’80% di crash.

Ma che cosa rende veramente vincente una start-up? Cosa le fa fallire? Quali sono le differenze tra chi effettivamente fa successo e chi no? Una rubrica pensata per ispirare, aiutare e incoraggiare i nuovi giovani aspiranti imprenditori.

Analizzeremo insieme alcuni casi cercando di evidenziare i fattori critici di successo trasversali che hanno portato start-up bergamasche, e non, sulla via del successo. Ragazzi semplici, partiti da zero con l’idea di essere il Mastro don Gesualdo del 21esimo secolo, con l’idea di Farsi da soli.

Sentiamo il termine start-up da pochi anni. Inizialmente era riferito a società che fondavano un business in campo tecnologico, poi il significato di questo termine si è ampliato a tutto ciò che sono le piccole società in cerca di un modello di business scalabile e concreto, non per forza in ambito tecnologico.

Termine giovane ma concetto non altrettanto; lo stesso Giorgio Gori in un’intervista non troppo recente dichiara: “dopo la mia esperienza in Mediaset, fondai una società che oggi si chiama Magnolia, in una stanzetta. Ai tempi non le chiamavano così, ma oggi si potrebbe tranquillamente definire una start-up”.

Ma chi sono gli innovatori? Quali sono le caratteristiche di uno start-upper?

Stiamo parlando di una persona che tutti i giorni si alza con una nuova sfida da affrontare, con la voglia di mettersi in gioco e, comunque vada, ogni tanto si deve trasformare in imbianchino, meccanico o elettricista, per far fronte ai mille problemi da risolvere. Egli sa benissimo che essere start-upper porta anche questi sacrifici.

La Kauffman Foundation denuncia come circa il 65% dei nuovi imprenditori sia di sesso maschile, nonostante le quote rosa siano in forte crescita. Molto interessante è anche riflettere sul fatto che il 28,7% dei nuovi imprenditori sia figlio di immigrati, dato in crescita soprattutto in America. Informazione ben nota anche al neo presidente degli Stati Uniti Donald Jr Trump, che nonostante questi dati insiste nel voler perseguire una politica fortemente nazionalista e protezionista, limitando i rapporti con gli altri paesi.

Andremo a ricercare profili interessanti e intraprendenti nella bergamasca e non solo, per evidenziare, parlando in termini populistici, di come l’Italia non sia il posto delle speranze finite, il posto delle scelte obbligate, il posto delle nuove generazioni che non vogliono mettersi in gioco.

Vorrei, inoltre, che questa rubrica diventasse un luogo di scambio di idee, dove potrete segnalare start-upper, nuovi progetti o semplicemente giovani imprenditori che stanno concretizzando i loro pensieri.

Mi aspetto una partecipazione attenta e critica, che sono sicuro voi lettori saprete darmi.

Ci vediamo al prossimo appuntamento: con la prima realtà che vi presenteremo, uno dei tanti mattoni che rappresentano un movimento, quello dei giovani imprenditori, che vuole credere e costruire un futuro, valorizzando il proprio territorio e paese.

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