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Caso Ubi, Giorgio Jannone prosciolto: “Non ricattò la lista Resti”

Il fatto non sussiste, secondo il gup Federica Gaudino, che ha prosciolto l’ex parlamentare di Forza Italia.

La telefonata in cui Giorgio Jannone prospettava al notaio Giovanni Vacirca una denuncia per le firme false, se la lista concorrente non fosse stata ritirata, non contiene un tentativo di estorsione. Il fatto non sussiste, secondo il gup Federica Gaudino, che ha prosciolto l’ex parlamentare di Forza Italia.

“Sono stati quattro lunghi anni, ma eravamo certi delle nostre ragioni in fatto ed in diritto, ragioni che oggi vediamo pienamente riconosciute – commenta Giorgio Jannone -. Voglio ringraziare i miei legali, il mio amico di una vita Enrico Pelillo, Alberto San Just di Teulada e Francesco Isolabella che ho conosciuto con Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio Ambrosoli, assassinato nel 1979 per avere denunciato gli scandali delle banche italiane di allora. Credo sia evidente che non ho scelto a caso questo studio. La Magistratura svolge un compito delicato e complesso, in un contesto aggravato dalla carenza di personale e dalla limitatezza delle risorse umane e materiali. Ho sempre avuto piena fiducia nella Giustizia e ho presenziato personalmente a decine e decine di indagini ed ho scritto qualche migliaio di pagine guidato dal rispetto che dobbiamo tutti ai Magistrati. Anche quando le indagini ci toccano da vicino e incidono sulla nostra vita”.

Bisogna fare un salto indietro. All’assemblea Ubi del 2013. Il notaio autentica centinaia di firme per la presentazione della lista “Ubi, Banca popolare” capeggiata da Andrea Resti, ma una dozzina viene disconosciuta. Il giudice per le udienze preliminari Tino Palestra archivia per mancanza dell’elemento psicologico. Ovvero, le firme erano sì false, ma il notaio le ha autenticate in buona fede.

Jannone ne aveva parlato pubblicamente prima della telefonata, ha messo in evidenza il suo avvocato Enrico Pelillo. Non ha minacciato il notaio per ottenere un ingiusto profitto: se anche l’avesse denunciato, sarebbe stato per far emergere le irregolarità.

Si legge nella memoria difensiva dei legali di Jannone: “Giorgio Jannone non ha chiesto il ritiro della lista tout court, bensì lo ha fatto unicamente a seguito delle capillari e reiterate verifiche svolte da lui e dai suoi collaboratori, i cui esiti lo avevano condotto a ritenere che le firme autenticate dal Notaio fossero effettivamente – e non pretestuosamente – false. Così come del resto confermato proprio dalle indagini dei pm Gaverini e Pelosi”.

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