BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Alberto, fermato da un aneurisma 9 anni fa, ora si regge in piedi: la forza della volontà

Sono passati nove anni da quanto Alberto Sangalli, oggi residente a Riva di Solto, ha subito la rottura di un aneurisma cerebrale gigante. Le conseguenze, come ricorda lui stesso nel libro Una vita in tuta, sono "infinitamente pesanti". Ancora oggi, ad esempio, non sente, non vede dall'occhio sinistro, ma soprattutto non cammina.

Sono passati nove anni da quanto Alberto Sangalli, oggi residente a Riva di Solto, ha subito la rottura di un aneurisma cerebrale gigante. Le conseguenze, come ricorda lui stesso nel libro Una vita in tuta, sono “infinitamente pesanti”. Ancora oggi, ad esempio, non sente, non vede dall’occhio sinistro, ma soprattutto non cammina.

Con orgoglio, ci mostra però un video recente dove pian piano, con l’aiuto di una stampella e un passamano, sta sulle sue gambe. La forza di volontà è fortissima e guardando ai suoi miglioramenti una neurologa ha parlato di un miracolo, “ma è tanto lavoro, è la sua testa che gli ha fatto fare grandi progressi… quando Albi è tornato a casa nel maggio 2009 in teoria, non doveva neanche più muoversi” racconta la moglie Roberta.

Nell’aprile 2008 quando ha avuto l’aneurisma, lei aspettava il loro secondogenito, una gravidanza e un bimbo che hanno trasmesso a entrambi una forza immensa: l’emozione negli sguardi è percettibile mentre parlano del primo ricordo di Alberto dopo…: il video della nascita di Matti, quello che un’amica gli ha mostrato in ospedale. Erano passati 5 mesi.

“Ero messo malissimo, in ospedale”: era paralizzato da un lato del corpo, non sentiva più il dolore e la temperatura, la moglie aveva imparato a capire dallo sguardo se c’era qualcosa che non andava. “I primi due anni sono stati veramente neri, ero spaventatissima – spiega lei -. Vedevo tutto e mi sembrava che tutti si fossero allontanati da noi. Poi ho cominciato a guardare la situazione con più ottimismo e anche chi credevo si fosse allontanato è tornato per starci al fianco. La vita è bella, è un dono e va vissuta comunque, con tutti i suoi problemi. Posso anche avere il magone, ogni tanto, poi vedo l’attaccamento alla vita di mio marito… non l’ho mai sentito dire avrei preferito morire”.

La coppia ricorda con affetto tutti coloro che sono stati vicini alle loro peripezie, sin dai primi mesi e nei momenti peggiori: la fisioterapista per esempio, ma si legge negli occhi di Alberto la riconoscenza verso un amico che ha preso sei mesi di part-time per aiutarlo.

alberto sangalli

La sua vita è cambiata in un attimo, conduceva un’esistenza frenetica. Poi si è sentito male un giorno davanti al computer. Amava le moto: “Adesso non ci andrò più”, ma in garage ne conserva ancora una… “modello americano” come ama dire.

Tutti i mercoledì appuntamento con l’aperitivo: gli amici lo sanno e a vicenda escono per incontrarlo. Ogni tanto partecipa anche a delle cene con gli ex compagni di lavoro. Per lui è importantissimo continuare a tenersi attivo, anche attraverso le videochiamate che, racconta, lo aiutano a fare esercizio per l’udito. per questo si rivolge a chi volesse contattarlo dicendo che lo renderebbe felice (Skype: alberto.sangalli5 – mail: albertobic@live.it).

“Ci sono cose sono fondamentali per lui: il contatto con amici e conoscenti, l’esercizio per provare a muoversi, mentre a me danno tanto le risate, tutti insieme”, prova a riassumere Roberta .

Ad accompagnare la famiglia in questo strano e speciale viaggio, da 7 anni c’è anche il badante Remberto: “Uno di noi. Anche con i nostri figli è tutto un dare-avere, è un angelo custode che viene dalla Bolivia, ha tantissima pazienza! Cura anche l’orto. Devo dire che anche il primo figlio Miki, quindicenne, aiuta tantissimo soprattutto il sabato e domenica quando non c’è Remberto”.

Alberto ricorda più volte mentre ripercorriamo la sua storia, tutto ciò che ha fatto sua moglie in nove anni, ci tiene davvero molto e con voce triste rivela di sentirsi in colpa perché non può aiutarla, abbastanza. Ma in programma c’è un trasferimento nella vicina Lovere, dove sarà più facile essere d’aiuto ad esempio con le spese.

Il messaggio che vuole trasmettere, anche attraverso il suo libro, è che nonostante “tante magagne,impegnarsi molto porta dei risultati!”.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.