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Morta a 47 anni al Policlinico di Zingonia: condannato a 6 mesi l’anestesista

C'è un responsabile per la morte di Anna Di Sibio, deceduta il 17 settembre 2014 dopo un intervento di "sleeve gastrectomy"

C’è un responsabile per la morte di Anna Di Sibio, deceduta a 47 anni il 17 settembre 2014 dopo un intervento di “sleeve gastrectomy”, cioè di riduzione dello stomaco allo scopo di curare l’obesità, effettuato al Policlinico “San Marco” di Zingonia. La donna, originaria di Canosa di Puglia, era stata colpita da infarto letale nella notte dopo l’operazione, mentre si trovava nel suo letto del reparto di chirurgia dell’ospedale.

Secondo il sostituto procuratore della Repubblica di Bergamo, Maria Esposito, la 47enne in quel momento avrebbe dovuto trovarsi nel reparto di rianimazione. Dopo l’indagine conseguente alla denuncia della famiglia, il pm aveva chiesto e ottenuto il rinvio a giudizio di quattro operatori della struttura ospedaliera bergamasca con l’accusa di omicidio colposo in concorso: Francesca Ciccarese, 39 anni, medico chirurgo originaria di Galatina, e di tre anestesisti Talal Soufan, 61enne di origini giordane, Giovanni Carlo Di Mauro, 58enne di Palazzolo Acreide, e il 60enne Roberto Ferani, di Treviglio.

Nella mattinata di mercoledì 1 febbraio si è concluso il processo di primo grado, in abbreviato per tutti gli imputati, con la sentenza del giudice Tino Palestra: assolti, come chiesto dal pm, il medico e i due anestesisti che hanno preparato la donna all’intervento, mentre Talal Soufan, presente durante l’operazione, è stato condannato a 6 mesi con pena sospesa (la richiesta era di un anno).

Anna Di Sibio, per il suo stato di salute sempre più precario, aveva scelto di affrontare un intervento chirurgico per ridurre i problemi dovuti alla sua obesità, rivolgendosi al centro di “Alta specializzazione” dell’ospedale di Zingonia dove purtroppo ha poi trovato la morte.

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