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L’ultrà: “Macché associazione a delinquere, siamo una famiglia e Bocia è un padre” fotogallery

Andrea Piconese in aula: "Al covo organizziamo anche cene, come quella di Natale in cui era presente anche la famiglia di una ragazzina con problemi fisici che abbiamo aiutato"

“Non c’è nessuna associazione a delinquere, siamo una grande famiglia unita per il bene dell’Atalanta e il Bocia per me è come un padre”. Andrea Piconese, 30enne bergamasco, disoccupato, parla per quasi un’ora di fronte al giudice Giovanni Petillo. Racconta la sua verità su quel gruppo di ragazzi che fanno parte della Curva Nord dell’Atalanta. Sei di loro, tra i quali anche il leader Claudio Galimberti, dopo un’inchiesta sul tifo violento a Bergamo condotta dal sostituto procuratore Carmen Pugliese, sono imputati per associazione a delinquere: secondo le accuse si sarebbero organizzati in modo sistematico per gli scontri con le tifoserie avversarie e con le forze dell’ordine.

Gli episodi finiti sotto la lente d’ingrandimento della procura sono diversi: dagli scontri prima di Atalanta-Catania del 2009, agli incidenti della Berghem fest di Alzano Lombardo del 2010, passando per l’accesa protesta al centro Bortolotti di Zingonia nei confronti della dirigenza Ruggeri.

“Frequento la Curva Nord da quando ho 14 anni e mi ritengo un ultrà – racconta Piconese al giudice nel corso dell’udienza di mercoledì 1 febbraio, rispondendo alle domande del proprio legale Federico Riva – . Divento matto per l’Atalanta. Vivo per tifarla la domenica e per realizzare le coreografie al covo, tanto da rimanere anche settimane senza sentire mia madre. Al covo organizziamo anche cene, come quella di Natale in cui era presente anche la famiglia di una ragazzina con problemi fisici che abbiamo aiutato. Non c’è nessuna associazione a delinquere tra di noi”.

Piconese, nel suo discorso in cui non mancano affermazioni in dialetto bergamasco, cerca poi di difendersi dalle accuse su ogni singolo episodio: “Con i tifosi catanesi ci siamo scontrati perchè loro sono passati spavaldi in pullman da via Baioni, dove noi stavamo preparando uno striscione per la partita e ci hanno provocati. Il presidio in questura era per protestare contro l’arresto del “Baffo” Palafreni, che con il Daspo era andato al Baretto dello stadio solo per ritirare un mazzo di chiavi: assurdo. Alla Berghem Fest noi volevamo solo contestare in modo pacifico Maroni e la sua tessera del tifoso: poi non so cos’altro è successo.  La manifestazione di Zingonia, in cui per me non è successo nulla di grave, era necessaria perchè la società era allo sbaraglio in quel periodo”.

Il pm Pugliese chiede invece chiarimenti sui rapporti tra Piconese e il resto degli imputati: “Guardi dottoressa – risponde Piconese – noi siamo come una grande famiglia. Ho trovato un gruppo di persone fantastiche su cui poter contare, anche dal punto di vista economico. Nemmeno all’oratorio, che ho frequentato per anni, ero stato accolto in questo modo. Quadri, ad esempio, per me è come un fratello, andiamo anche in ferie insieme. Galimberti invece l’ho sempre visto come un papà, gli voglio troppo bene”.

Oltre a Piconese e Galimberti gli altri imputati sono Andrea Quadri, Luca Valota, Giuliano Cotenni, Davide Pasini, difesi dagli avvocati Enrico Pelillo, Federico Riva, Andrea Pezzotta e Giovanni Adami. 

Proprio Galimberti ha deposto alcune dichiarazioni spontanee: “Ho commesso diversi errori e lo ammetto, ma non siamo un’associazione a delinquere” (LEGGI QUI)

Il settimo imputato, il segretario della Lega Nord Daniele Belotti, difeso dall’avvocato Marco Saita, era già stato invece prosciolto dall’accusa di concorso esterno: Belotti era comunque presente in aula, tra il pubblico, insieme a un simpatizzante atalantino cinese, Mario Chen.

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