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Il ritorno di Shyamalan: “Split”, thriller sulle orme di “Psycho”

Non siamo di fronte a un capolavoro come il Sesto Senso (grazie a cui Shyamalan è divenuto famoso), ma non ci troviamo nemmeno a dover vedere un pessimo film...

Regia: M. Night Shyamalan

Attori: James McAvoy, Anya Taylor-Joy, Betty Buckley, Jessica Sula, Haley Lu Richardson

Genere: Thriller, Drammatico

Durata: 2h 27min

Titolo Originale: Split

Distribuzione Italiana: Universal Pictures

VALUTAZIONE: ★★★ ½

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Recensione:

Casey è una ragazza problematica, che sta ai margini della società e per questo non è vista di buon occhio dalle ragazze che la conoscono. Nonostante ciò, Marcia la invita al proprio compleanno e, al termine della festa, decide di darle uno strappo a casa, insieme a suo padre e a un’altra amica. Appena le tre ragazze salgono in macchina, un maniaco tramortisce il padre, si siede al posto del conducente e spruzza del sonnifero sulle tre giovani ancor prima che possano rendersi conto di cosa stia accadendo. Le ragazze vengono rinchiuse in una camera sotterranea completamente priva di finestre sull’esterno, ed il maniaco si rivela ben presto essere Kevin Crumb, un uomo affetto da un disturbo della personalità, che nel suo caso lo porta a possedere ben 23 personalità diverse.

Split è il film che segna il ritorno del regista indiano M. Night Shyamalan a dei generi che non siano prettamente il becero horror fatto di jumpscare e cliché di genere, configurandosi come un thriller introspettivo che ruota completamente attorno alla figura di Kevin, interpretato da James McAvoy (il Professor X degli X-Men, per intenderci). Fortunatamente, l’interpretazione di McAvoy è abbastanza solida da reggere su di sé un film che, senza una prova di recitazione più che discreta, si sarebbe sgretolato in pochi minuti. La prova attoriale del Professor X potrebbe rappresentare già da sé un caso di studio, e sicuramente sarà interessante sentir parlare l’attore in merito al suo approccio all’interpretazione di tutte le 23 personalità di Kevin: dal film emerge chiaramente come tutte siano completamente diverse tra loro e come ciascuna di essere necessiti di una particolare caratterizzazione, pur rimanendo in linea con tutte le altre per non risultare troppo disomogenea nel proprio contesto.

Performance attoriali a parte, Split si fa ricordare anche per una trama interessante, per quanto non originalissima: l’idea stessa alla base del film, per quanto spacciata per rivoluzionaria e mai utilizzata prima nel cinema, si è già vista al cinema in molti classici senza tempo, quali Psycho di Hitchcock e La Morte Corre Sul Fiume di Charles Laughton. Nonostante ciò, l’approccio del regista indiano è abbastanza fresco e rende l’incedere del film abbastanza godibile, al netto della lentezza di base della pellicola (che dura ben 147 minuti!). Anche la regia e la fotografia non sono pessime, per quanto tendano a perdersi nel secondo atto.

In conclusione, il thriller di M. Night Shyamalan, che per questi segnava una sorta di “canto del cigno” forzato dopo le pessime performance dei suoi precedenti film, può considerarsi un film ben riuscito, anche se in parte migliorabile: non siamo di fronte a un capolavoro come il Sesto Senso (grazie a cui Shyamalan è divenuto famoso), ma non ci troviamo nemmeno a dover vedere un pessimo film. Dovendo essere sinceri, speriamo che Split possa far tornare in auge Shyamalan: il regista indiano ha ancora qualcosa da dire al cinema, e sta lentamente raggiungendo la maturità artistica, per cui non vediamo il motivo di snobbarlo a causa di alcuni lavori mal riusciti.

 

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