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Maturità 2017: le prove e il traguardo visti da un maturando

Giacomo Colombo, studente dell'Istituto Vittorio Emanuele, commenta le seconde prove della Maturità 2017 pubblicate dal ministro Fedeli, tra dissensi e paura per il traguardo che si avvicina.

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“E finalmente, eccole. Una volta passata l’ondata di dissenso alzeremo lo sguardo, ad osservare il traguardo avvicinarsi in maniera inesorabile”. Giacomo Colombo, studente dell’Istituto Vittorio Emanuele, commenta le seconde prove della Maturità 2017 pubblicate dal ministro Fedeli.

“Care ragazze, cari ragazzi, ci siamo”.

Le parole di apertura del video-annuncio da parte del ministro Fedeli accompagnano gli ultimi rintocchi di un’attesa ai limiti dello snervante. L’intero popolo dei maturandi riunito in una sorta di preghiera comune, gli occhi allacciati ad uno schermo torturato dal movimento del pollice, a ricaricare il contenuto di una pagina web che deve parlare.

“Economia è già uscita negli ultimi quattro anni, e io ho già prenotato le vacanze. Mi spiace ragazzi, ma preferirei davvero non dovervi vedere in quel periodo”.
“Matematica. Deve uscire matematica. Io fisica mi rifiuto di farla. Non mi presento. Fanculo. Fisica non esce. Fisica non può uscire. Se esce fisica non esco io. Matematica, matematica, matematica”.
“Greco o latino? Assolutamente indifferente, mi bocciano a prescindere”.

Ultimi profondi respiri, ultime incongruenti suppliche.

“Io l’inglese non lo so nemmeno per sbaglio, no, no, non scherziamo, un altro anno di economia e tanti saluti.”
“Fisica fa schifo, ma vuoi mettere con mate? Alla fine ci ragioni, non è così infattibile…”
“Perché ho scelto il classico?

Il Fato è democratico, e in quanto tale non aiuta.

E finalmente, eccole.
E tu, maturando, sai immediatamente cosa fare.

In latino potresti perfino cantare? Non importa.
La matematica è il tuo pane? Non importa.
Hai la media del 9,8 in economia? Non importa.
Tu, maturando, non puoi essere contento.

L’insoddisfazione nei confronti delle materie selezionate per le prove d’esame è la più classica forma di empatia fra studenti. Una sorta di tacito dogma, uno squisito cliché non sottoponibile ad indagine che coagula 450mila individui in un’unica, spettacolare entità.

È semplicemente la consapevolezza di essere sul rettilineo finale, cercando di raccogliere le ultime briciole di energia necessaria a compiere uno scatto di cui non ci crediamo capaci, a darci il diritto ad un’ultima lamentela da urlare a pieni polmoni ad un mondo-scuola che, spesso, abbiamo denigrato, ma a cui in realtà siamo profondamente, silenziosamente riconoscenti.

Non è giusto, non è sbagliato. È così e basta.

Una volta passata l’ondata di dissenso alzeremo lo sguardo, ad osservare il traguardo avvicinarsi in maniera inesorabile.
Sorrideremo nervosi, e capiremo di essere pronti a tagliarlo.

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