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“L’attentatore di Berlino era a Ponte San Pietro”

Il programma Rai approfondisce alcune segnalazioni secondo le quali l'autore della strage sarebbe stato visto in paese non più tardi di 1-2 anni fa. Ma il presidente del Copasir, Giacomo Stucchi, smentisce l'ipotesi

Anis Amri, l’attentatore di Berlino ucciso lo scorso 22 dicembre dalla polizia a Sesto San Giovanni, sarebbe stato più volte avvistato nella provincia di Bergamo, precisamente a Ponte San Pietro, non più tardi di uno o due anni fa.

Del caso, al vaglio dei servizi segreti, ha parlato il programma televisivo “Chi l’ha visto”, in onda su Rai 3. Il servizio è stato trasmesso nella puntata delle 12.25 di martedì 31 gennaio (guarda qui, dal minuto 00.13 al minuto 00.18), dopo le segnalazioni di una residente che ha contattato la redazione del programma dicendosi sicura di avere riconosciuto l’autore della strage.

Erano circa le 20 del 19 dicembre 2016 quando un autoarticolato con targa polacca, proveniente dall’Italia, travolse la folla che passeggiava nel mercatino di Natale del quartiere berlinese a Breitscheidplatz, nelle vicinanze della Kaiser-Wilhelm-Gedächtniskirche di Charlottenburg, provocando 12 morti e 56 feriti. La responsabilità dell’attentato è stata poi rivendicata dallo Stato Islamico, con un video di propaganda diffuso attraverso l’agenzia di stampa Amaq.

Dopo tre giorni, la notte del 22 dicembre, Amri venne ucciso in Italia, nel Milanese, durante un controllo di polizia all’esterno della locale stazione ferroviaria. La fuga del killer terminò a Sesto San Giovanni, Comune che è collegato con la linea ferroviaria via Carnate-Usmate che comprende anche Ponte San Pietro. Un dettaglio che potrebbe dare peso alla tesi della donna che nel servizio della Rai dice di avere avvistato più volte il giovane attentatore.

Il bergamasco Giacomo Stucchi, presidente del Copasir, interpellato sull’argomento, tuttavia minimizza: “Sulla questione vige il segreto istruttorio – le parole di Stucchi – . Ad ogni modo, sono molte le persone in tutta Italia che sostengono di avere visto l’attentatore di Berlino, senza però potersi avvalere di prove certe. Quel che posso dire è che due anni fa l’uomo si trovava in galera, ed era stato solo in Sicilia tra il maggio e il giugno del 2015, per poi ritornare in Germania. Quindi la possibilità che avesse fatto tappa anche in provincia di Bergamo non è verosimile”.

Di certo c’è che Amri sbarcò sulle coste italiane nel febbraio 2011, a Lampedusa. Dopo alcune settimane trascorse nell’isola siciliana, il giovane viene spedito a Belpasso, in provincia di Catania, in un centro di accoglienza per minori, dove è ospitato in attesa che una commissione ministeriale valuti la sua richiesta d’asilo. Una situazione che dura lo spazio di qualche mese: il 24 ottobre 2011, infatti, Amri e altri quattro tunisini minacciano e picchiano il custode del centro per poi dare fuoco ai materassi delle stanze. Scoppia un incendio domato grazie al pronto intervento dei vigili del fuoco e sul posto arrivano anche i carabinieri, che arrestano i piromani. L’episodio costerà caro al giovane, che verrà condannato a 4 anni di carcere dal gup di Catania per minacce aggravate, lesioni personali e incendio doloso. Una pena che sconterà quasi tutta in Italia: prima nel carcere minorile di Catania Bicocca, poi all’Ucciardone di Palermo.

Verrà poi scarcerato nel maggio del 2015, con alcuni giorni d’anticipo, perché per lui è stata proposta l’espulsione. Sarà inviato a Cie di Caltanissetta, ma con un problema: il suo Paese non lo riconosce come cittadino tunisino. A quel punto la prefettura può solo intimargli di lasciare l’Italia, inserendo tutte le informazioni che ha sul suo conto nella banca dati Sis, il sistema di informazione Schengen. Il giovane rimane sul territorio nazionale fino alla fine del giugno 2015, quando parte: è diretto a nord, proprio verso la Germania.

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