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Da fuori regione a Bergamo per studiare: i pareri di 4 universitarie

Il 40% degli iscritti all'Università di Bergamo viene da fuori provincia, il 6% da fuori Lombardia. Alex Volpi, studente, ha sentito il parere di 4 studentesse, tutte entusiaste della città che però non considerano "universitaria".

Scendi dal pullman in Colle Aperto e subito respiri l’aria fresca di Città Alta. Incamminandoti verso Piazza Vecchia imbocchi quella che è la profumatissima (a causa dei diversi ristoranti e bar invitanti) via Colleoni: c’è un viavai di studenti, lavoratori e turisti. Oltre al nostro bergamasco difatti riesci a percepire tante lingue diverse e tanti dialetti di altre regioni. La nostra Bergamo sta diventando sempre più “cosmopolita”, su questo non c’è dubbio.

La città è stupenda, in particolar modo per la cornice che la parte alta offre con le sue mura, la storia e l’arte. E non si può certo ignorare il contributo che fornisce l’Università a questa fama. Essa è ormai un vero polo d’attrazione per tanti giovani studenti provenienti non solo dalla provincia e dalla Lombardia, bensì anche da altre regioni della nostra penisola.

Anche per questo abbiamo pensato di chiedere ad alcuni ragazzi venuti “da fuori” il loro parere.

Abbiamo incontrato quattro ragazze che vivono a Bergamo da due o tre anni: tutte studentesse delle lauree specialistica dell’UniBg con alle spalle quindi un’esperienza universitaria triennale in altre sedi italiane. E’ interessante scoprire come alcune delle loro risposte combacino, in particolar modo riguardo alla soddisfazione di abitare in una città “a misura d’uomo”, ben servita e semplicemente bella. Per ognuna di loro è stata una scelta ben ponderata e Bergamo ha vinto il ballottaggio con città come Pisa, Verona, Venezia o Milano, complice chiaramente la proposta didattica dell’Università.

Quando avete preso la decisione di trasferirvi a Bergamo e perché questa città e non altre?
“La scelta è stata strettamente connessa all’indirizzo di laurea che ho deciso di intraprendere, e dopo aver visitato per due o tre giorni la città mi sono convinta che fosse la scelta migliore”. Queste le parole di Jessica Di Domenico, una ragazza che dall’Abruzzo si è trasferita a Bergamo nel 2014 nel mese di settembre. Eleonora Martini invece, da Padova, aveva già avuto modo di conoscere la città perché la sorella vive in provincia già da diversi anni: “Ho cercato un corso di laurea specialistica affine alle materie già studiate ma che fosse un po’ più pratico, con un’infarinatura di materie mai trattate e almeno un tirocinio previsto.” E aggiunge che la scelta definitiva di trasferirsi a Bergamo è arrivata considerando anche il fatto che la città ha tutti quegli ottimi servizi che possono servire ad uno studente.

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Jessica Di Domenico

Che aspettative avevate?
Lucia Ingribelli, studentessa trasferitasi da Cosenza, dice che “sicuramente le aspettative sono state ampiamente superate: prima di trasferirmi avevo solo una gran voglia di indipendenza, di muovere i primi passi nel mondo reale diverso da quello della famiglia. E’ arrivata una bella dose di libertà e responsabilità che mi hanno fatto diventare grande in questa bella città”.

Più in generale però le ragazze che abbiamo ascoltato hanno la speranza che dopo aver finito i corsi specialistici qui possano aspirare ad un futuro nel loro campo: “Per quanto riguarda la città in sé non avevo aspettative particolari; quello che mi preme di più sono i crediti universitari che mi permettano di lavorare nel campo che più mi appassiona, l’editoria”, sostiene Jessica.

Come vi siete sentite accolte dalla città? E dall’università?
“Di sicuro le speranze che avevo si sono avverate; la città si è subito rivelata accogliente e a portata di una ragazza che doveva affrontare tutto da sola per la prima volta.” Sostiene Barbara Soloperto, palermitana e a Bergamo dal 2014. “L’università rispetto a quella in cui studiavo io è un paradiso”. Lucia rincara la dose: “quando mi sono trasferita ho sentito di essere al posto giusto; ho cominciato a praticare sport al parco mentre l’università ha aperto le porte e accolto gli studenti del mio anno calorosamente. Addirittura la coordinatrice del mio corso il primo giorno si è interessata a me chiedendomi se mi fossi sistemata e segnalandomi dei siti utili collegati all’università per trovare camere in affitto”.

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Barbara Soloperto

Per Jessica il discorso è stato leggermente diverso invece, perché si è trasferita “un mese prima chi iniziassero le lezioni, per cui non conoscendo nessuno è stato un periodo un po’ complesso. Non ho avuto grandi possibilità di fare amicizia se non quando ho iniziato i corsi: lì è cambiato qualcosa grazie a diversi incontri e scambi che l’ambiente universitario chiaramente favorisce.”

Siete riuscite in questo lasso di tempo quindi a instaurare una rete di relazioni?
Barbara ci racconta che in due anni la sua cerchia di conoscenze si è ampliata molto, scoprendo diverse amicizie vere, ed Eleonora dice: “Soprattutto con i ragazzi conosciuti in università, dai corsi agli incontri in biblioteca, poiché è il luogo che frequento maggiormente. Sono loro quelli a cui sono più legata”.

Jessica non nasconde la nostalgia degli affetti di casa e Pescara ma non ha rimpianti, anche qui ha trovato qualcuno a cui legarsi. E Lucia commenta: “E’ stato fondamentale uscire per fare una passeggiata, bere un drink o semplicemente un tè in compagnia, buttandosi, per creare nuove amicizie. Senza dubbio l’università ha aiutato molto”.

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Eleonora Martini

Ad oggi come vi trovate?
Jessica si trova bene in una città vivibile e abbordabile dal punto di vista dei servizi, senza dimenticare che “Bergamo è davvero bella. Non so come dire ma c’è un po’ di magia anche nei giorni comuni, per cui se un giorno mi dovessi trasferire mi dispiacerebbe.” Anche Lucia ci racconta Bergamo come “la mia seconda casa: se avessi qui la mia famiglia sarebbe tutto perfetto. E’ un posto a misura d’uomo, con una parte antica meravigliosa e la parte più moderna, in Città Bassa, davvero godibile.”

Tutte le ragazze sono d’accordo sul pensare che tornando indietro, ognuna col proprio percorso e le proprie idee, rifarebbe la stessa scelta.

E’ rimasta quella voglia di restare o meno? Mi spiego meglio… Pensate o pensavate che Bergamo potesse essere un punto di partenza, di arrivo, o solo una tappa per qualcos’altro?
Parte Barbara decisa: “Sono arrivata a Bergamo con l’idea di tornare indietro, ma col tempo mi sono resa conto che Bergamo può essere davvero casa mia. Sto parlando quindi sia di un punto di partenza che di arrivo, rispetto alla mia vecchia vita e al mio futuro.” Eleonora invece ci dice “dopo due anni mi sono affezionata, anche perché vivere questa città è stata una scoperta un po’ tutta mia. Restare sarebbe un’opportunità ma purtroppo ora come ora fare previsioni mi riesce difficile.” Jessica invece non aveva considerato Bergamo un punto di arrivo, “bensì uno snodo o comunque un punto di partenza, sicuramente una tappa funzionale nella mia vita. Però stando qui ultimamente qualcosa è cambiato, e adesso so che se dovessi rimanere ne sarei più che felice.” Anche Lucia ci ha espresso la volontà di restare qualora un lavoro futuro lo permettesse, altrimenti la lascerà a malincuore. “Ma sono sicura che non mi deluderà, nello stesso modo in cui non mi ha delusa tre anni fa.”

Insomma, senza dubbio la città è entrata nel cuore di tantissimi giovani, con le sue opportunità e i servizi che offre. Senza dimenticare la sfera del divertimento: il venerdì sera le zone di Borgo Santa Caterina ad esempio sono piene e risulta addirittura difficile passarvi in macchina.

Parlare con loro è stato illuminante e ad un tratto ci è venuta un’altra domanda.

Quindi tirando le somme e guardando alla vostra esperienza, considerereste Bergamo una “città universitaria”?
“Gli studenti fuori sede sono pochi, ad essere sinceri, mentre sono tanti i ragazzi della provincia o i lombardi. Per me città universitaria significa una città in cui confluisca un maggior numero di studenti provenienti da ambienti e regioni differenti, come Pisa per esempio. Ma senza dubbio Bergamo è un luogo che si basa sull’università e gli studenti si sentono a casa”. Alle parole di Jessica si aggiungono quelle di Barbara: “Non la vedo una città universitaria nel senso che non è abituata ad avere studenti che arrivano da altre regioni”. Eleonora conclude affermando: “Bergamo è diversa da quella che io penso una città vicino alla dimensione di campus: questo l’ho vista di più a Venezia; non la considero una cosa negativa, anzi. Per alcuni corsi mettere in pratica ciò che si ha studiato fuori, in quello che è il mondo reale è sicuramente meglio. Anche per questo sto apprezzando sempre di più Bergamo.”

Il professor Marco Lazzari, Prorettore all’Orientamento, a questo proposito ci ha gentilmente offerto la sua collaborazione, fornendoci qualche dato più concreto: “il numero degli studenti che arrivano da fuori Bergamo è in costante aumento, abbiamo superato il 40% per quelli che vengono da fuori provincia, il 6% invece per quelli fuori regione. Quasi un migliaio di ragazzi sui 17.000 iscritti attuali. In particolar modo Giurisprudenza ha quasi un quarto dei suoi studenti con residenza fuori dalla Lombardia”.

Più che contento di come stanno andando le cose, ci ha raccontato anche che “per accogliere gli studenti fuori sede l’Ateneo mette a disposizione circa 160 alloggi nelle residenze universitarie, due a Bergamo e una a Dalmine. Il Servizio per il Diritto allo Studio pubblica a luglio un bando di concorso per accedere all’assegnazione dei posti, e il costo varia da 110 a 250 € al mese. L’Accomodation Service inoltre offre una consulenza gratuita che aiuta appunto nella ricerca di una sistemazione attraverso la stipula di un contratto con privati a condizioni predeterminate.

In previsione poi dell’aumento del numero di studenti fuori sede l’università amplierà l’offerta residenziale grazie al progetto del recupero dell’ex caserma di Montelungo, con circa 300 posti per studenti, professori, ricercatori stranieri. Il tutto ad un investimento considerevole (circa 30 milioni di €) per far diventare Montelungo il prolungamento di una dorsale della cultura che collega la Città Bassa, Città Alta, la Gamec, l’Accademia Carrara, via Pignolo con le sue aule più recenti fino ad arrivare alla sede di Sant’Agostino”.

Crediamo sia bello allora concludere con un’ultima testimonianza che ci viene da Svetlana Novikova, voce degli studenti stranieri, con simpatia ci chiede di “aggiustare un po’ mio italiano” senza cambiare la sostanza di quello che vuole dire.

Universitarie

Svetlana Novikova

Lei è originaria della Bielorussia e ha scelto Bergamo e la laurea magistrale di CIE (Comunicazione Informazione Editoria): “Sono stata più che felice di vedere come l’università aiuti gli studenti stranieri con la l’apprendimento della lingua italiana, e come tutto sia organizzato logicamente e secondo le conoscenze necessarie per diventare uno specialista nel settore scelto. Non ho trovato materie inutili, ma una buonissima preparazione da parte dei professori. Mi è piaciuta l’idea che gli esami si potessero pianificare, diversamente dalla mia università nella mia regione dove non vi è alcuna possibilità di scegliere una data e un tempo più conveniente. Grazie a Bergamo, alla sua università e a quello che entrambe mi hanno dato, se tutto andrà per il meglio, potrò inseguire la mia passione.”

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