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Anna Foglietta ne “La pazza della porta accanto”: “Ogni sera indosso le sofferenze di Alda Merini”

Al teatro Donizetti di Bergamo, fino a domenica 5 febbraio sarà in scena “La pazza della porta accanto” dedicato ad Alda Merini e per la regia di Alessandro Gassman. Per l'occasione sono venuti a trovarci in redazione la protagonista, Anna Foglietta, e Liborio Natali.

Al teatro Donizetti di Bergamo, fino a domenica 5 febbraio sarà in scena “La pazza della porta accanto” dedicato ad Alda Merini e per la regia di Alessandro Gassman. Per l’occasione sono venuti a trovarci in redazione la protagonista, Anna Foglietta, e Liborio Natali.

anna foglietta

Che cosa portate in scena?
Anna: “Lo spettacolo racconta i dieci anni di Alda Merini in manicomio. Il suo internamento. Soffriva di schizofrenia e bipolarismo, quindi il marito la fece internare perchè era senza pudore per la famiglia e senza rimedio per i figli. Ed è proprio in manicomio che inizia la sua discesa agli inferi che poi scopriremo le sarà valsa l’ispirazione per la poesia. È uno spettacolo con la regia di Alessandro Gassman, una regia molto funzionale e popolare perché riesce a far coinvolgere lo spettatore. Tutti rimangono coinvolti”.

Com’è impersonare un personaggio così amato come Alda Merini?
Anna: “Alda Merini è quasi un’icona soprattutto qui: a Milano poi a Bergamo e in Lombardia. È una grande responsabilità, portarlo qui c’è stata una certa riverenza, ma poi a Milano è stato un successo perché c’è un grande calore da parte del pubblico. Le persone godevano nel trasmettere la bellezza di questo spettacolo”.

Alda Merini in manicomio incontra un uomo, del quale si innamora, Pier. Com’è stato interpretare questa figura?
Liborio: “Ho dovuto interpretare un personaggio che non ho conosciuto. Mi sono fatto un’idea di un personaggio che secondo me è quasi da favola. All’interno del manicomio incontra l’amore. Un incontro con Alda che le dà tantissimo amore e tantissima sofferenza, perché l’amare alla follia, davvero, lo porta ai limiti, al punto di rifiutare l’amore. E l’amore invece di portare gioia gli ha portato tanta sofferenza. Pier non rinuncerebbe all’amore, ma è costretto a farlo”.

Anna, lei è madre, quale difficoltà ha avuto nel portare in scena una madre che soffre di depressione?
Anna: “Non ci posso pensare. Penso a quanto sono stata fortunata a nascere in una civiltà in cui si è superata quell’inciviltà del manicomio. È come fare un parallelismo con il medioevo. Oggi basta una pillola per il suo malessere. Allora era lei il problema, anche se aveva un marito che la picchiava. Le sono stati levati i figli e questa cosa mi fa impazzire. Anche se poi lei non era la mamma che immaginiamo. Amava Pierre più delle proprie figlie. Noi facciamo una sorta di classifica dell’amore, e perdiamo in questo. A teatro io sento questo amore immenso: a teatro mi abbraccerei tutti. Questo spettacolo è un inno all’accoglienza: non dobbiamo aver paura ad aprirci agli altri per paura che ci tolgano qualcosa”.

Com’è portare in scena oggi un manicomio, poi eliminato dalla legge Basaglia?
Anna: “Noi raccontiamo il manicomio, ma lo facciamo in modo poetico. Grazie alla regia di Alessandro Gassman che ha avuto questa bella idea di scenografia monile per cui abbiamo anche attori fuori dal palcoscenico che compiono i gesti di tutti i giorni. Noi passiamo attraverso le pareti come fossimo dei fantasmi, diamo un’idea di manicomio filtrata dal ricordo di Alda Merini del posto. La regia evoca sensazioni come quello della claustrofobia. Gassman ci porta fuori attraverso la poesia dalla sofferenza”.

Com’è raccontare il manicomio prima della Legge Basaglia?
“È una scelta importantissima perché mostra quanto spaventava l’apertura dei cancelli. C’erano persone che non erano in grado di affrontare il fuori da quegli spazi e preferivano rimanere dentro, dietro quelle grate. Molti hanno deciso di rimanere dentro, molti si sono uccisi”.

Com’è stato l’approccio con il pubblico di Bergamo?
Anna: “Un approccio bellissimo, calorosissimo. Il pubblico di Bergamo si sente che abituato al teatro. Annusa, ascolta, e questo alla fine riempie di gioia un attore. Quando ci sono pochi colpi di tosse vuol dire che gli spettatori sono rapiti. Siamo felici e fieri di essere qui”.

Progetti per il futuro?
Anna: “Inizierò la seconda serie della mafia uccide solo d’estate, la gireremo a Palermo. Poi ho alcuni progetti per il cinema”.
Liborio: “Io aspetto risposte nell’immediato e a breve dovrebbe uscire una serie tv di cui sono tra i protagonisti”.

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