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Seggiovie bruciate a Foppolo, l’inchiesta si amplia: altri due indagati fotogallery

Da quattro, i nomi iscritti nel registro del pm Gianluigi Dettori sono diventati sei: nel mirino degli inquirenti anche Santo Cattaneo, primo cittadino di Valleve, e Roberta Valota, moglie del sindaco di Foppolo Giuseppe Berera

Una lista sempre più lunga di indagati, sulla quale corre l’ombra di un ipotetico nesso tra le fiamme dolose che lo scorso 8 luglio hanno carbonizzato le seggiovie Quarta Baita e Montebello e la presunta turbativa d’asta attorno al bando indetto dal Comune di Foppolo per l’installazione della cabinovia.

Da quattro, i nomi iscritti nel registro del pm Gianluigi Dettori sono ora diventati sei: nell’orbita inquisitoria della Procura di Bergamo finiscono anche Santo Cattaneo, primo cittadino di Valleve, e Roberta Valota, moglie del sindaco di Foppolo Giuseppe Berera, anch’egli indagato, oltre che per l’incendio e la turbativa, anche per ricettazione a causa di una carta d’identità in bianco trovata in un cassetto della sua scrivania. Gli altri sono Sergio Lima, azionista di maggioranza della Graffer S.r.l., l’azienda (unica a presentarsi) che si è aggiudicata la gara d’appalto per l’installazione della telecabina; la funzionaria del Comune di Foppolo Luisa Carla Piredda (indagata anche per falso) e l’avvocato bresciano Antonio Ditto.

Gli indizi, trovati nella montagna di atti e delibere sequestrati da Carabinieri e Guardia di Finanza, stanno portando gli inquirenti a pensare che il bando sia stato tagliato su misura per fare vincere la società di Lima, e che le fiamme abbiano conferito alla gara d’appalto per la cabinovia una condizione di urgenza, sbloccando al tempo stesso la cascata milionaria dei finanziamenti. Quei cinque milioni e 187 mila euro (iva esclusa) così ripartiti: 2,5 milioni derivanti dal prestito a tasso agevolato di Finlombarda, 2 milioni da privati, 750 mila euro a fondo perduto dal Bim – grazie al voto favorevole della Comunità montana – e 600 mila euro dalla convenzione regionale sottoscritta nel 2012.

Evidentemente, la raffica di perquisizioni andata in scena nella mattinata del 24 gennaio in alta Valle Brembana ha fornito agli inquirenti materiale sufficiente a sospettare anche del sindaco Cattaneo e della moglie di Berera. Anche se, alla luce dei controlli, l’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto. Al primo, proprio come al collega di Foppolo, erano state perquisite abitazione e uffici, sequestrata della documentazione e il telefono personale (leggi qui).

Le ragioni? Cattaneo, oltre ad essere sindaco, è anche presidente di Brembo Super Ski, la società che gestisce gli impianti di risalita dei Comuni di Foppolo (75% delle quote), Carona (15%) e Valleve (10%) alla quale la Procura di Bergamo sta facendo i conti in tasca. Nelle prossime settimane dovrebbero essere passati al setaccio i bilanci e il fascicolo di concordato preventivo depositato in tribunale per cercare di risanare i conti, in rosso di circa 14 milioni di euro stando al bilancio 2015. Chi ha in mano il caso vuol fare luce sulle ragioni che hanno portato all’accumulo di un passivo tanto pesante, e particolare attenzione sarà destinata alla verifica delle posizioni debitorie e creditorie dei vari soggetti e delle società implicate nella vicenda: tutti, almeno in apparenza, collegati da una fitto reticolo di interessi.

Per quanto riguarda la moglie di Berera, invece, l’obiettivo è approfondire da un lato la sua posizione visto il legame familiare col sindaco, e dall’altro il suo ruolo in Brembo Super Ski: fino all’anno scorso era addetta alla biglietteria e agli stipendi.

Nel pomeriggio di martedì 31 gennaio, infine, negli studi di San Pellegrino del commercialista Cristian Revera, attuale depositario dei bilanci della società, si terrà l’assemblea dei soci di Brembo Ski; alla quale, su richiesta del collegio sindacale, dovrebbe seguire la riunione straordinaria del consiglio di amministrazione. Pare che sul piano di concordato non tutto stia filando liscio: lo studio legale bresciano incaricato avrebbe comunicato l’impossibilità di ristrutturare il debito e il Cda dovrebbe esprimersi sul da farsi: chiedere un ulteriore concordato affidandosi ad un nuovo consulente o avviare la pratica del fallimento.

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