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Giovani, studi e lavoro: come orientarsi? BGY in visita al salone universitario foto

I nostri Giuseppe Alberti e Guido Sacerdote (entrambi classe 2000) hanno fatto visita a UNI4FUTURE, la quarta edizione del salone universitario di Treviglio: ecco le loro interviste

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Da sempre il lavoro è considerato il fattore predominante nell’ascesa sociale di una persona. Ancora oggi essere impiegati in un mestiere in grado di gratificare a pieno le nostre aspettative è ciò di più soddisfacente al mondo. A causa di tale mentalità, andata ad accentuarsi col tempo, la preparazione necessaria ad un ragazzo per svolgere un lavoro ripagante, sta via via richiedendo sempre più impegno. I campi di studio sono pressoché illimitati; variando tra i vari ambiti a seconda della specificità di ciò che si studia, al tempo e alla dedizione con cui ci si mette in gioco.

Universitari

Il primo passo per un giovane liceale che comincia ad addentrarsi nel suggestivo “mondo del lavoro” è senz’altro la scelta dell’università: gli studi post-superiori sono infatti ciò che comincia a tracciare un contorno, anche se spesso poco marcato, del futuro lavorativo di ogni giovane.

Per la legge dei grandi numeri, ogni studente ha il proprio pensiero, e sarebbe difficile, se non impossibile, dare un’idea di quello che ha in mente il “ragazzo medio” per il proprio futuro, ma posso parlarvi delle esperienze dei ragazzi intervistati all’UNI4FUTURE, la quarta edizione del salone universitario di Treviglio.

Ascoltando svariate idee e punti di vista, tra i giovani domina l’imbarazzo della scelta e la decisione presa all’ultimo momento: sono pochi i ragazzi che fin da una quarta liceo hanno bene scolpito in mente cosa faranno da grandi, e ancora meno quelli che riusciranno a realizzare le proprie aspettative. La maggioranza degli studenti universitari racconta infatti di essere giunta alla scelta scolastica, che attualmente prosegue, per caso, piuttosto che per esclusione di altre facoltà o per non essere stata ammessa presso gli istituti universitari scelti in prima battuta, forse a causa della scarsa attenzione delle scuole all’indirizzo dei propri alunni, o per il troppo breve anticipo programmato dagli studenti.

Per quanto riguarda invece ciò che pensano i ragazzi riguardo la possibilità di un lavoro all’estero, nonostante il vertiginoso aumento delle cosiddette “fughe di cervelli”, l’apparente tendenza è quella di rimanere in Italia. E’ certamente allettante l’idea di emigrare in cerca di lavoro, ma per insicurezza, timidezza o paura, o forse per amore della Patria, il pensiero comune è quello di un futuro nel proprio Paese.

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