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Più di 3.000 religiosi e religiose lasciano ogni anno la Chiesa, Papa Francesco: “Un’emorragia”

Papa Francesco sabato 28 gennaio 2017 ha ricevuto i partecipanti alla plenaria della Congregazione dei religiosi, ha indicato le cause della crisi, ha proposto alcune vie per invertire la tendenza, anzi «l'emorragia».

Più di 3.000 religiosi e religiose hanno lasciato ogni anno la vita consacrata.

È il dato allarmante, ma non nuovo, fornito da mons. José Rodriguez Carballo, segretario della Congregazione per i religiosi. Il dicastero in cinque anni ha dato 11.805 dispense: indulti per lasciare l’Istituto, decreti di dimissioni, secolarizzazioni ad experimentum, secolarizzazioni per incardinarsi in una diocesi. Una media annuale di 2.361 dispense.

La Congregazione per il clero ha dato 1.188 dispense dagli obblighi sacerdotali e 130 dispense dal diaconato. Sommando i dati, hanno lasciato la vita religiosa 13.123 religiosi/e con una media annuale di 2.624,6. A questi bisogna aggiungere i casi trattati dalla Dottrina della fede. In conclusione più di 3.000 religiosi/e hanno lasciato ogni anno la vita consacrata: «I numeri non sono tutto, ma sarebbe da ingenui non tenerne conto».

Le ragioni di questa disfatta? Risponde Carballo: «Viviamo il tempo dello zapping: si passa da un canale televisivo all’altro, servendosi del telecomando, senza fermarsi su nessuno. Significa non assumere impegni a lungo termine, passare da un esperimento all’altro senza fare nessuna esperienza di vita. In un mondo dove tutto è agevolato non c’è posto per il sacrificio, né per la rinuncia, né per altri valori. Invece la scelta vocazionale esige di andare controcorrente».

In un periodo di secca riduzione delle vocazioni, agli Istituti religiosi con grandi opere da gestire come ospedali e scuole, manca la manodopera. La gestione dei beni è sempre stata «croce e delizia» degli Ordini religiosi. Anche nella gestione dei beni i poveri devono essere all’inizio, durante e dopo la gestione dei beni: devono essere i protagonisti dei beni. E questo non è comunismo, come affermava il teologo e vescovo brasiliano Hélder Pessoa Câmara, arcivescovo di Olinda e Recife (1964-99) e il suo grande amico, cardinale Michele Pellregrino arcivescovo di Torino (1965-77): i beni non sono proprietà della Chiesa, della diocesi e dell’istituto. Sono proprietà di Dio e dei poveri.

Carballo ricorda che quando era superiore generale dei Frati minori «ho visitato il mondo diverse volte. E nelle periferie più periferie ho sempre trovato i religiosi. Dove nessuno va e dove nessuno vuole andare, lì trovi i religiosi. La gestione delle opere oggi è molto complessa: la Chiesa non può rinunciare a essere presente nella sanità e nella scuola. Ma per gestire queste strutture ci vuole competenza e molti soldi».

Cosa accade? Risponde Carballo: «Non sempre abbiamo le competenze e nella sanità, diminuendo le forze religiose, dobbiamo chiamare a collaborare i laici. Quindi ai soldi che comporta la gestione sanitaria si aggiunge la necessità di affidarci ai laici, al personale esterno che deve essere retribuito giustamente. Qui entra in gioco la nostra ingenuità: ci affidiamo a persone non affidabili. Credo che alcuni scandali sono avvenuti non per cattiveria o perché i religiosi cercassero un profitto ingiusto. In molti casi c’è stata un’eccessiva fiducia, una grande ingenuità e così i profittatori ne hanno approfittato».

La «cultura del provvisorio», il relativismo e la «dittatura del denaro» allontanano i giovani dalla vita consacrata. Bisogna stare loro vicini e «contagiarli con la gioia del Vangelo». Papa Francesco sabato 28 gennaio 2017 ha ricevuto i partecipanti alla plenaria della Congregazione dei religiosi, ha indicato le cause della crisi, ha proposto alcune vie per invertire la tendenza, anzi «l’emorragia».
Dice Bergoglio: «La fedeltà è messa alla prova; le statistiche lo dimostrano. Siamo di fronte a un’emorragia che indebolisce la vita consacrata e la Chiesa». È vero che alcuni lasciano «per coerenza» perché riconoscono di non avere mai avuto la vocazione, ma altri, « con il passare del tempo vengono meno alla fedeltà, pochi anni dopo la professione religiosa».

Cosa è accade? Risponde Bergoglio: «Viviamo immersi nella cultura del frammento, del provvisorio che può condurre a vivere “à la carte”, a essere schiavi delle mode. Questa cultura induce il bisogno di avere sempre delle “porte laterali” aperte su altre possibilità, alimenta il consumismo, dimentica la bellezza della vita semplice e austera, provoca molte volte un grande vuoto esistenziale». È anche diffuso «un forte relativismo pratico, secondo il quale tutto viene giudicato in funzione di una autorealizzazione. Viviamo in società dove le regole economiche sostituiscono quelle morali, dettano leggi e impongono i propri sistemi di riferimento a scapito dei valori della vita; una società dove la dittatura del denaro e del profitto propugna una visione dell’esistenza per cui chi non rende viene scartato».

Non mancano «giovani molto generosi, solidali e impegnati a livello religioso e sociale; giovani che cercano una vera vita spirituale; giovani che hanno fame di qualcosa di diverso da quello che offre il mondo. Giovani meravigliosi, e non sono pochi. Ma anche tra i giovani ci sono molte vittime della mondanità: ricerca del successo a qualunque prezzo, del denaro facile e del piacere facile».

Che fare? Propone Papa Bergoglio: «Il nostro impegno è stare accanto ai giovani per contagiarli con la gioia del Vangelo e dell’appartenenza a Cristo». Inoltre, «accanto a tanta santità nella vita consacrata, non mancano situazioni di contro-testimonianza che rendono difficile la fedeltà: la routine, la stanchezza, il peso della gestione delle strutture, le divisioni interne, la ricerca di potere – gli “arrampicatori” –, una maniera mondana di governare gli istituti, un servizio dell’autorità che diventa autoritarismo o un “lasciar fare”». In conclusione, se la vita consacrata vuole «mantenere la sua missione profetica e il suo fascino, ed essere scuola di fedeltà per i vicini e per i lontani, deve mantenere la freschezza e la novità di Gesù e del Vangelo».

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