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“Run Boy Run”, Addiction School racconta la Shoah attraverso la danza

Venerdì 27 gennaio all'Auditorium di Piazza della Libertà la scuola di danza mette in scena uno spettacolo nato in collaborazione con Lab80 e ispirato all'omonimo bestseller di Uri Orlev.

In occasione della Giornata della Memoria sono sempre numerose le associazioni e gli enti che si mobilitano per ricordare e sensibilizzare sulla tragedia dei campi di sterminio.

Una giovane realtà bergamasca, la scuola di danza Addiction, nata 3 anni fa da un progetto di Daniela Arrigo, Daniele de Sio e Francesco Delfine – tutti nati negli anni ’80 – ha scelto di mettersi in gioco attraverso il teatro. Da questa iniziativa è nato “Run boy run”, spettacolo nato in collaborazione con il Lab80 e ispirato al bestseller omonimo di Uri Orlev, che racconta la vera storia di un bambino sopravvissuto allo sterminio nazista nascondendosi nei boschi attorno al ghetto di Varsavia.

Le coreografie di danza, eseguite dagli allievi e dai loro insegnanti, verranno accompagnate da immagini di parate naziste dell’epoca e da un disegno dell’artista Andrea Mastrovito (“Alloggiare i pellegrini”, 2015), che ha ispirato il finale.

“Run boy run” andrà in scena venerdì 27 gennaio all’Auditorium di Piazza Libertà, alle 21 e ad ingresso libero. A seguire verrà proiettato il documentario “Austerlitz” di Sergei Loznitsa.

Durante la seconda guerra mondiale, nell’efficiente sistema concentrazionario voluto dal nazismo e dai fascismi europei, milioni di uomini e donne, per motivi razziali, politici, religiosi, di orientamento sessuale, subirono la dissoluzione della dignità di esseri umani, delle menti e dei corpi.

“Con la danza, che è la più alta espressione del corpo, si sceglie di ridare dignità a tutti quei corpi offesi e ricordare che ciò che ha prodotto i campi è iniziato prima con l’intolleranza verso chi era ritenuto culturalmente o geneticamente diverso – racconta Daniela Arrigo, co-fondatrice e regista dello spettacolo – Ricordare per non essere oggi distratti o peggio ancora compiacenti, di fronte all’insorgere di questi sintomi anche nelle nostre società. Per queste ragioni noi di Addiction abbiamo scelto di dare un contributo alla serata del 27 gennaio 2017, proponendo una coreografia che respira l’energia vitale delle danze urbane ed il lirismo della danza contemporanea”.

Daniela continua: “Stiamo cercando di investire negli spettacoli teatrali occupandoci sempre più di tematiche civili e sociali importanti, interpretate attraverso le diverse discipline della nostra scuola. Cosa che già facciamo collaborando con varie cooperative sociali del territorio”.

E ancora: “Discipline che vanno dall’hip-hop, di cui la scuola ha una forte impronta e di cui segue gli ideali di aggregazione e di senso della comunità, alla danza moderna e contemporanea, dallo swing al tango argentino. Addiction ha fra i suoi obiettivi anche quello di essere un centro di aggregazione per i giovani, che possono accedere alla scuola anche fuori dall’orario delle lezioni di danza per studiare, fare i compiti, passare il tempo libero”.

Tale progetto si fonda sulla concezione della danza come linguaggio alternativo e veicolo di comunicazione immediata e aggregante: per Addiction school l’insegnamento della tecnica si intreccia alla volontà di condividere una forte passione.

Tutto questo crea un forte sentimento di unione, percepibile appena si entra nell’edificio di via delle Canovine che ospita la scuola, per alcuni una sorta di seconda casa. La scuola si affida anche alla consulenza di una biologa nutrizionista, Annalisa Terenzio, che sottolinea come sia fondamentale perseguire una corretta educazione alimentare soprattutto in luoghi come le scuole di danza, dove, afferma, “le percentuali di ragazzi con gravi disturbi alimentari sono purtroppo altissime”.

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