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“Crespi, da archeologia industriale a modello di smart city” fotogallery

Alvise De Sanctis, 34 anni, abruzzese, nel prossimo triennio si occuperà della promozione e valorizzazione del sito Unesco. L'obiettivo? "Creare un modello di gestione sostenibile, in grado di autofinanziarsi e autopromuoversi"

Un nuovo manager, fresco di nomina. Alvise De Sanctis, 34 anni, abruzzese da anni residente a Milano, nel prossimo triennio si occuperà della promozione e valorizzazione turistica di Crespi d’Adda, il sito patrimonio Unesco destinato a diventare il nuovo quartier generale del gruppo Percassi dopo l’intesa raggiunta lo scorso 23 novembre tra il Comune di Capriate San Gervasio e la holding dell’imprenditore bergamasco, nonché patron dell’Atalanta (leggi qui).

Tra le esperienze nel curriculum, De Sanctis è stato responsabile della comunicazione di Expo in città, l’insieme delle attività legate all’esposizione universale fuori dal recinto espositivo. Sul sito internet socialmediaexpo2015.com è qualificato come “consulente urbano e program manager“, nonché “esperto in sviluppo urbano e smart city“.

Dopo il Master alla Scuola di Direzione Aziendale dell’Università Bocconi di Milano ha coordinato lo studio di fattibilità per il Padiglione Informativo di Expo 2015, il recupero di Cascina Cuccagna a Milano (una sorta di oasi verde tra i palazzi e i condomini del centro meneghino) oltre a progetti per MITO SettembreMusica, l’Italian Academy Foundation di New York e il Teatro alla Scala di Milano.

È inoltre co-fondatore del Secolo Urbano, un network che riunisce esperti in varie discipline (dall’economia, al design fino alla comunicazione) che portano “consulenza direzionale e strategica verticale sulle esigenze delle nostre città”, si legge sul sito internet.

Tra le varie candidature per il posto di project manager, la sua è quella che più delle altre ha fatto breccia nell’amministrazione di Capriate San Gervasio guidata dal sindaco Valeria Radaelli, che per rilanciare il sito potrà contare su un tesoretto pari a circa 630mila euro: 300mila derivanti da un bando di Fondazione Cariplo e altri 330mila tra risorse comunali e regionali. Una parte di queste risorse, circa 235mila euro, è stata destinata alla sistemazione delle ex scuole Sti di via Marconi.

In passato, De Sanctis aveva già avuto modo di collaborare con il Consigliere comunale Andrea Menalli per quanto riguarda un progetto di comunicazione legato alle visite all’ex opificio di Crespi d’Adda durante Expo.

Quale sarà il suo compito da qui ai prossimi tre anni?

Far sì che il sito diventi un valore aggiunto non solo per la cittadinanza, ma anche per il territorio e l’intera filiera turistica. L’obiettivo è quello di creare un modello di gestione sostenibile, in grado di autofinanziarsi, di autopromuoversi e di camminare con le proprie gambe senza appoggiarsi alla stampella dei fondi pubblici.

Un obiettivo non facile.

Ma non per questo irraggiungibile. In Italia e all’estero esistono siti con potenzialità nettamente inferiori a quelle di Crespi d’Adda che ci sono riusciti.

Da dove partirà?

È importante darsi sin da subito una vision il più possibile condivisa e partecipata. Nelle prossime settimane incontrerò la proprietà (il gruppo Percassi, ndr) l’amministrazione comunale, le associazioni e tutti coloro che vivono quotidianamente il territorio per iniziare ad avere uno sguardo più ampio sul lavoro da intraprendere.

Avrà già delle idee da proporre…

Si tratta di rinnovare e migliorare quanto di buono è già stato fatto, implementando le attività turistiche e le proposte formative per le scuole, ma non solo. Mi piacerebbe plasmare Crespi d’Adda sul modello del National Trust in Inghilterra. Un ente che mira alla cura e alla conservazione dei beni attraverso l’educazione e l’informazione, incoraggiando le persone a godere del proprio patrimonio culturale. Ovviamente studieremo delle strategie di marketing e comunicazione più efficaci, e punteremo molto sull’online e i social network.

Quando potremo vedere i primi risultati del suo lavoro?

Entro il mese di marzo o al massimo di aprile. Dovremo farci trovare pronti per l’inizio della nuova stagione turistica.

Tra le sue qualifiche c’è quella di “esperto in sviluppo urbano e smart city”. Ripensare in chiave smart un villaggio industriale della fine del ‘800 è una delle sfide e degli obiettivi da raggiungere?

È uno dei temi che andremo ad affrontare. Per essere smart un luogo deve mostrarsi efficiente dal punto di vista della mobilità, della sostenibilità energetica e dell’uso razionale delle risorse. Caratteristiche perfettamente in linea con i parametri che intendiamo raggiungere. Stiamo comunque parlando di un universo nuovo, fatto di fibra ottica, analisi di dati, sensori wireless, internet degli oggetti. Occorre quindi una rivoluzione culturale ancor prima che tecnologica. Bisogna promuovere iniziative di alfabetizzazione e inclusione digitale, e coinvolgere attivamente i cittadini in questo percorso. Ho già chiesto al sindaco di fissare una serie di incontri con la cittadinanza per capire le loro idee e necessità. Anche il loro punto di vista in questo processo di rinnovamento sarà determinante.

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