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Silence, capolavoro di Scorsese tra i travagli della fede e dell’uomo

Il nostro Brian Arnoldi non ha dubbi: un film come Silence, che trasmette emozioni così contrastanti e forti, così importante e, per certi versi, imponente, dal punto di vista della “semplice” morale, così pregno di spunti di riflessione sulle grandi tematiche che da secoli attanagliano la filosofia umana, noi non lo vedevamo al cinema da un po’.

Regia: Martin Scorsese

Attori: Andrew Garfield, Adam Driver, Liam Neeson, Tadanobu Asano, Ciarán Hinds, Issei Ogata

Genere: Drammatico, Storico

Durata: 2h 41min

Titolo Originale: Silence

Distribuzione Italiana: 01 Distribution

VOTO: ★★★★★

Qui i film in programmazione in questi giorni nelle sale di Bergamo e della provincia

Recensione

Silenzio. Due uomini giapponesi vengono messi di fronte ad una scelta: calpestare l’immagine di Gesù Cristo, abiurando la nuova fede a cui si sono appena convertiti, o morire tra strazi e torture indicibili. Rimangono fedeli al cristianesimo.

Silenzio. L’inquisitore dà ordine ai suoi uomini di portarli in una località termale vicino a Nagasaki, dove vengono appesi ad una croce, proprio come il loro Dio, e vengono cosparsi di acqua termale bollente fino a che, esausti dal dolore, muoiono. Il tutto sotto agli occhi di Padre Ferreira (Liam Neeson), monaco gesuita portoghese partito per il Giappone in Missione, con l’obiettivo di portare la Parola nel Paese del Sol Levante.

Silenzio. Portogallo, qualche anno dopo. I due discepoli di Ferreira, Padre Rodrigues (Andrew Garfield) e Padre Garupe (Adam Driver), temono che la sorte del loro mentore non sia stata delle migliori e decidono di partire per il Giappone alla ricerca del maestro scomparso, che alcuni dicono essersi convertito al buddhismo.

Silence. Il nuovo lavoro da regista di Martin Scorsese, maestro del cinema hollywoodiano da almeno 40 anni, è forse il film che va guardato, più di ogni altro nella storia della settima arte, in assoluto e rigoroso silenzio. Quasi trattenendo il fiato per tre ore. E fare ciò sarà normale per lo spettatore che, coinvolto a tal punto dalle tensioni fisiche e psicologiche dei frati protagonisti del film, non potrà fare altro che rimanere fermo, senza emettere un fiato, a volte per paura, a volte per commozione, a volte per un puro bisogno di meditazione personale.

Perché Silence è un film che fa riflettere, è un dramma che tocca le corde emotive di qualsiasi spettatore trasmettendogli il conflitto interiore di Padre Rodrigues, un uomo travagliato e combattuto, per il quale la fede è un motore unico ed inarrestabile, ma con il quale vive un complesso rapporto di amore e odio al contempo.

Guardando il film non si può far altro che mettere in discussione le proprie convinzioni morali e religiose dal primo momento all’ultimo, non si può far altro che seguire una storia che si dipana in allegoria della straordinaria crescita del rapporto umano con il divino e con la fede, indipendentemente dalla religione in cui si creda (o in cui non si creda). Il mutevole rapporto di Padre Rodrigues, di Padre Ferreira e, seppur in maniera minore, di Padre Garupe con la religione, il motivo per cui si sono spinti tanto in là da essere stranieri in terra straniera, è infatti specchio del mutamento della concezione umana dell’ultraterreno e del divino, mutamento che non dura solo pochi giorni o poche settimane, ma che si protrae per tutta la vita.

Un film come Silence, che trasmette emozioni così contrastanti e forti, così importante e, per certi versi, imponente, dal punto di vista della “semplice” morale, così pregno di spunti di riflessione sulle grandi tematiche che da secoli attanagliano la filosofia umana, noi non lo vedevamo al cinema da un po’.

E ci sembra quasi superfluo dire che Silence non è solo profondo e ben scritto, ma anche bellissimo da vedere e da ascoltare. Ci sembra quasi superfluo parlare delle ottime performance attoriali di Liam Neeson, Andrew Garfield ed Adam Driver. Ci sembra quasi superfluo parlare della bontà della sceneggiatura, tratta dall’omonimo romanzo, uno dei capisaldi della letteratura contemporanea del Sol Levante. Dobbiamo parlarne, questo è vero, ma non crediamo che una recensione tecnica sia necessaria per un film del genere, che non abbiamo affatto paura di chiamare “capolavoro”.

Non ci pare giusto metterci a parlare della bontà della regia e della fotografia di Silence, perché quello di Scorsese è un film che va visto in un solo modo, e che poi è anche il modo migliore per parlarne efficacemente: in rigoroso, attento e rispettoso Silenzio.

 

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