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Una via di Milano a Craxi? Di Pietro: non si intitolano strade a condannati

L'ex magistrato di Mani Pulite, il bergamasco Antonio Di Pietro dice la sua a Fabio Poletti per ''La Stampa'' dopo la riapertura della discussione sulla riabilitazione del leader socialista morto latitante 17 anni fa ad Hammamet.

L’ex magistrato di Mani Pulite, il bergamasco Antonio Di Pietro dice la sua a Fabio Poletti per ”La Stampa” dopo la riapertura della discussione sulla riabilitazione del leader socialista morto latitante 17 anni fa ad Hammamet.

Antonio Di Pietro, da ex magistrato di Mani Pulite e accusatore di Bettino Craxi, che ne pensa del dibattito aperto dal sindaco di Milano Giuseppe Sala per intitolare una strada all’ex leader socialista?

Ritengo che le vie vadano intitolate a persone che sono un punto di riferimento, soprattutto per le nuove generazioni. Che siano un esempio da imitare. Una persona che è stata condannata più volte non penso che si possa indicare come esempio. Mi sembra una furbata questo dibattito: vogliono buttarla in politica per nascondere le responsabilità giudiziarie.

Perché una furbata?

Si è fatto credere all’opinione pubblica che in questo Paese c’è stata una guerra tra magistrati e politica. Ma non è colpa dei magistrati se qualcuno ha commesso dei reati. I magistrati hanno fatto le indagini per accertare chi aveva commesso reati giudiziari.

Più volte si è cercato di riabilitare Bettino Craxi. Alcuni ministri come Franco Frattini, Renato Brunetta e Maurizio Sacconi erano andati sulla sua tomba ad Hammamet ‘a titolo personale’. Adesso c’è andato il ministro degli esteri Angelino Alfano…

Sul piano istituzionale ha solo offeso le istituzioni che rappresenta. Da un punto di vista personale è stato ipocrita.

Dopo 25 anni non crede che abbia senso aprire un dibattito su Craxi, anche se finalizzato a intitolargli una strada, come chiede il sindaco Sala e non solo lui?

Giuseppe Sala sul piano personale può avere o non avere un giudizio su di lui. Ma come sindaco non può volere questa cosa. Milano non può dimenticare di essere stata Tangentopoli, la città degli affari illeciti che con questi ha contribuito all’impoverimento del Paese. Sembra che si voglia a tutti i costi dimenticare che Bettino Craxi è stato condannato anche in vita a più di 10 anni di carcere per corruzione e finanziamento illecito ai partiti. Condanne arrivate perché ci sono persone che ci hanno riferito di appalti con tangenti e di conti correnti anche all’estero intestati a lui e al suo gruppo. Altro che “è stato condannato perché non poteva non sapere”. Altro che “non c’ erano finanziamenti illeciti”.

di pietro

Non sarebbe il caso di far decidere i milanesi, come chiede il sindaco Sala?

E’ solo un atteggiamento pilatesco. Io non vorrei essere rappresentato da un sindaco che intesta strade e nobilita chi ha commesso reati.

Dopo 25 anni è sicuro che la gente sappia chi sono Bettino Craxi o Antonio Di Pietro?

In questi anni si è cercato in ogni modo, i media per primi, di far credere che c’ è stata una guerra tra magistrati e politica. Non è vero. C’è stata una guerra tra guardie e ladri.

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