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Cassa Integrazione in calo nel 2016: “Ma non sale il numero degli occupati”

La Cisl denuncia: "Falsa partenza delle politiche attive, strumento di cui il nostro mercato del lavoro, ancora in difficoltà avrebbe assolutamente bisogno".

Un 2016 in significativa frenata per la Cassa integrazione in provincia di Bergamo, con un trend assolutamente importante, che parla di un costante e deciso andamento al ribasso delle ore autorizzate, in ciascuna tipologia di ammortizzatore. Siamo comunque bel lontani dai panorami di dieci anni fa.

L’Inps ha fornito i dati sull’impiego della Cassa Integrazione, e pur a fronte di un innegabile crollo del numero delle ore utilizzate, anche in provincia di Bergamo, non mancano i chiaroscuri nell’analisi che ne fa la Cisl. Nell’anno del riordino degli ammortizzatori sociali, le aziende hanno richiesto all’Inps quasi 16 milioni di ore di cassa integrazione: il 2016 si è chiuso con un calo di 8 milioni di ore in meno rispetto all’intero 2015, ben 24 in meno rispetto al 2013, “annus horribilis” delle Casse con i suoi 40 milioni di ore autorizzate. Niente a che vedere, però, nemmeno con i 3 milioni e mezzo del 2006.

Il segretario territoriale della Cisl Giacomo Meloni denuncia “la falsa partenza delle politiche attive, strumento di cui il nostro mercato del lavoro, ancora in difficoltà, avrebbe assoluto bisogno”. “Il dato di fine anno sulla cassa integrazione conferma il trend di riduzione, ma siamo ancora a livelli che indicano che il nostro sistema produttivo ha tuttora molte difficoltà. Troppi sono ancora i lavoratori a rischio di perdita del lavoro o che lo hanno già perso.

Anche a Bergamo – dice Meloni – il 2016 presenta un conto meno salato che in precedenza per quanto riguarda il ricorso alla Cassa integrazione. Un fatto indubbiamente positivo, che conferma, associato alla ripresa della produzione, che la fase più acuta e drammatica della crisi è alle spalle. Però, se confrontiamo il ricorso alla Cig dello scorso anno con l’ammontare delle ore fruite prima della crisi nel 2008, il dato di oggi ci deve far riflettere.

“Questi lunghi anni di difficoltà nei diversi settori manifatturieri e del commercio e servizi hanno portato anche alla chiusura di numerose imprese: ciò ovviamente produce una minor richiesta di ammortizzatori sociali e contestualmente l’aumento dei senza lavoro, che rimangono il problema principale del nostro territorio e dell’insieme del paese. Un dramma per tante persone e famiglie che va affrontato rapidamente su due fronti: con la crescita economica e con efficaci politiche attive del lavoro, con un ruolo protagonista dell’agenzia Anpal, dei Cpi e delle agenzie per il lavoro che devono operare in forte sinergia”.

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