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Affascinante Myanmar… un mondo da scoprire

Angiolino Pedrini allievo della Bergamonews Academy ci racconta il Paese asiatico dopo un viaggio. L'occasione per festeggiare al meglio i 35 anni di matrimonio con mia moglie Marilena e in compagnia di Marina, Patrizia, Enzo e Claudio. Dieci giorni “da turisti “non certo bastano per conoscere e capire la storia di questo popolo, ma risultati esaltanti in una realtà unica e speciale.

Angiolino Pedrini allievo della Bergamonews Academy ci racconta il Paese asiatico dopo un viaggio. L’occasione per festeggiare al meglio i 35 anni di matrimonio con mia moglie Marilena e in compagnia di Marina, Patrizia, Enzo e Claudio. Dieci giorni “da turisti “non certo bastano per conoscere e capire la storia di questo popolo, ma risultati esaltanti in una realtà unica e speciale.

25-26 ottobre: YANGON
Partenza da Milano Malpensa con volo Thai e scalo a Bangkok, attesa di due ore e via per Yangon. Un’ora di volo e ad attenderci una splendida fanciulla, la nostra guida May Aung: ottima lingua italiana, laureata in giurisprudenza, un sorriso solare, un fiore tra i capelli… meglio di così!
Un abbraccio spontaneo e subito una domanda curiosa: “Come mai quelle due pennellate di polvere bianca sul viso?” “È nostra usanza per ripararci dal sole, non desideriamo essere più scure, meglio essere bianche.”
Un pulmino è pronto ad accoglierci all’uscita, provvisto di ogni confort: aria condizionata, salviettine rinfrescanti, bottiglie di acqua fresca e un omaggio di benvenuto.
Da questo momento e per quasi la totalità del viaggio, scarpe e ciabatte sono da dimenticare: ogni visita a pagode e monasteri ci obbligano a piedi scalzi…consiglio un po’ di attenzione!
Si parte per la prima meta, la pagoda Chaukhtatgyi: il gigantesco Buddha dormiente dalle dimensioni di 72 metri di lunghezza e 19 di altezza, una corona di diamanti e pietre preziose sul viso.
Il fascino di questa città è rappresentato dalla pagoda Swadogan, stupa di quasi 100 metri laminato in oro, la sommità a forma di ombrello e al suo apice un diamante di 76 carati. Al tramonto il vero spettacolo: gli ultimi raggi ne esaltano la grandiosità, il cielo blu fa da contrasto al colore dorato fino a quando, ormai buio, entra in gioco l’illuminazione artificiale in un ambiente fiabesco.
Fuso orario e stanchezza iniziano a farsi sentire e la nostra May ci concede due ore di relax all’Hotel Green Hill prima di concludere la serata con un ottima cena tipica birmana.

Myanmar

27-28 ottobre BAGAN
In orario perfetto spicchiamo il volo verso BAGAN, i suoi 4000 fra templi, pagode, monasteri immersi in questa vastissima pianura. Ci attende un nuovo autista e pulmino sempre confortevole.
Tappa al mercato e nulla a che vedere con in nostri punti vendita: si trova di tutto, pesce, frutta, verdure, carne, souvenir, profumi e odori non sempre piacevoli, ma è l’accoglienza la vera padrona nei nostri riguardi, sono i sorrisi dei bambini, degli adulti, spesso gli inchini, al punto tale, tanta gentilezza ci fa quasi vergognare. Strade raramente asfaltate, le più in terra rossa argillosa, ai loro lati le case più simili a rifugi sono ciò che osserviamo mentre siamo diretti ad una fabbrica di lavorazione della lacca.

All’ombra di una pianta secolare sta comodamente seduto un venditore, al suo fianco un tavolino con bottiglie di plastica piene, colorate. Complice il caldo, seppur non eccessivo, mi spingo per sorseggiare una bibita, penso succo d’arancia, ma la nostra guida mi stoppa: “Fermo, è benzina! Questi sono i nostri piccoli distributori…volanti”.

Per vedere si corre, dal tempio Manuha tempio del prigioniero, al tempio Paya di pietra arenaria, dal tempio degli affreschi conservati al buio, allo stupa Shewsandow dove, tutto ben calcolato e perfetto dalla nostra guida, giungiamo all’ora del tramonto. Si sale, sempre a piedi nudi…che male…sulle ripidissime scalinate, ma ne vale la pena davanti a quei colori, alle numerose pagode in uno spettacolo lunare. Il sole se ne va in fretta in questo paese e cosi, molto gradito, un po’ di relax in Hotel anticipa la conclusione della serata al ristorante Nanda dove ci attende uno spettacolo di marionette.

Myanmar

29 ottobre YADANBO
Lasciamo Bagan diretti a Yadanbo, la Birmania più povera, meta poco gettonata dai tour-operator.
Tre ore volate via, avventurose su strade quasi impercorribili, tratti di autostrade dove non mancano incontri con mucche, capre in senso contrario. Un’ ora di barca sul fiume e siamo colpiti dalla pioggia non proprio leggera prima di giungere, fradici, a destinazione. Il benvenuto è opera di un gruppo di splendide ragazze sempre sorridenti, ci vengono incontro, tra le mani vassoi con tè e succhi di frutta.
Fantastico l’Hotel! Qui non troviamo pagode e monasteri, solo un villaggio specchio della povertà assoluta.

30-31 ottobre MANDALAY
Altro volo di un’ora circa sempre in orario perfetto ed eccoci a Mandalay, capoluogo di provincia, porto commerciale sul fiume Ayaarwaddy, centro e laboratorio di lavorazione delle foglie d’oro utilizzate per coprire statue di Buddha e pagode. Accerchiati dai bambini ci incamminiamo nel villaggio verso l’imbarcazione pronta per la nostra escursione a Mingun.
Antica capitale famosa per la pagoda incompiuta, interrotta dagli abitanti da una profezia che prevedeva la morte del re qualora l’opera fosse giunta a termine. Tappa al “più grande libro del mondo”, la Kuthodaw Paya, la pagoda principale con 729 piccole stupe con all’interno di ognuna una lastra di marmo e incisioni dei sacri testi del buddhismo. Nei pressi la campana funzionante più grande al mondo, 90 tonnellate e 4 metri di altezza. Dopo la visita alla pagoda Mohamuni, ecco la statua divinizzata meta di pellegrinaggio presso la quale si possono avvicinare solo gli uomini e coprirla con piccole foglie d’oro.
L’attesa e l’ora del tramonto ci conducono alla collina di Mandalay, altro spettacolo naturale e successiva visita alla pagoda verde smeraldo. Luogo sacro e… ovvio a piedi scalzi… anche sulla scala mobile.
Concludiamo in bellezza ad Amarapura, al ponte in tek più lungo esistente: Ubein’s Bridge.

Myanmar

1-2-3 novembre Lago INLE
Aeroporto di Helo, nuovo autista e pulmino sempre pronti, tutti a bordo e via verso il lago Inle. Al sicuro i bagagli, due motolance ci attendono: una comodissima poltroncina, ombrello, coperta e un k-way pronti all’ uso in caso di necessità. Tra giardini, orti galleggianti e villaggi sulle palafitte, destano curiosità i pescatori sul lago con un remo legato e spinto con una gamba, in equilibro con l’altra. Un’ ora di navigazione e si arriva al villaggio Thaley: siamo immediatamente affiancati da barche e mercatini galleggianti. Andiamo alla scoperta dei laboratori d ‘artigianato, dalla produzione di sigari alla sciarpe in fiore di loto, dalla seta alla creazione e lavorazione dell’argento. È qui che incontriamo le donne tribù del Kayan, soprannominate “donne giraffa”, appellativo non gradito per gli anelli a spirale che avvolgono il collo fin dall’infanzia.

Dopo un buon piatto di pesce, sempre in motolancia raggiungiamo il rifugio dei “gatti saltanti”, abilità insegnata loro dai monaci in questo monastero Nga Phe Kyang sostenuto da 600 pali in tek.
Non è mancato mai nulla in questo in viaggio, nemmeno la chitarra. In un momento di relax mentre tutti sorseggiavano un enorme succo di cocco, il mio sguardo cadde su una chitarra appoggiata la muro. A mia richiesta se potevo usarla, un ragazzo gentilmente acconsentì e subito partirono due tre canzoni di Battisti e Bob Dylan. Stupore quando May, la nostra guida affermò di non conoscere Bob Dylan, non solo” Knocking on haevens door” canzone gettonatissima in tutto il mondo, ma neppure chi fosse: Bob Dylan proprio in quei giorni Premio Nobel per la letteratura e poesia…figuriamoci i Beatles e Rolling Stones. Questo per evidenziare come questo popolo sia stato per decenni tenuto all’ oscuro da ogni notizia: volutamente isolato!

Myanmar

4 Novembre Ritorno a Yangon… Si torna a casa.
Il viaggio sta per concludersi, ritorno a Yangon c/o Hotel Green Hill. In mattinata visita agli ultimi mercati e corsa agli acquisti prima dell’ultima grandissima emozione: visita alla casa di Aung San Suu kyi, premio Nobel per la pace, la donna politica birmana attiva per la difesa dei diritti umani, del suo popolo oppresso dalla rigida dittatura militare.

Non potevamo chiudere in modo migliore, ma in prossimità dell’aeroporto per il ritorno un po’ di nostalgia iniziava a far capolino in tutti noi, l’abbraccio alla nostra fantastica accompagnatrice, le sue lacrime e le nostre hanno fatto il resto. Grazie a mia moglie Marilena, grazie a miei amici per la splendida avventura…e, May…Ti aspettiamo in Italia.

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