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Il cuore della Bassa: fieno e foraggio per gli allevatori colpiti da sisma e neve

Il Distretto Agricolo Bassa Bergamasca si sta attivando per inviare balle di fieno e foraggio nelle zone colpite dalle scosse

Fieno e foraggio per le aziende agricole colpite dal sisma e dalla neve. Perché a cinque mesi dal primo, violento, terremoto che ha messo in ginocchio il centro Italia, tra le vittime delle nuove scosse ci sono anche gli allevatori e i loro animali.

“In questi giorni di grande emergenza il Distretto Agricolo della Bassa Bergamasca sta coordinando le azioni di sostegno agli allevatori colpiti dal sisma per nutrire gli animali costretti a fare i conti con il clima proibitivo – afferma il sindaco di Spirano, Giovanni Malanchini -. Gli agricoltori della Bassa doneranno balle di fieno e foraggio, in spedizioni cadenzate e organizzate secondo le esigenze delle stalle. Terremo i contatti col territorio colpito dal sisma, dopo che alcuni rappresentanti hanno svolto più sopralluoghi negli ultimi tempi, e organizzeremo i trasporti chiedendo il supporto economico delle amministrazioni comunali e associazioni che hanno attivato raccolte fondi”.

Molti dei 42 Comuni che compongono il Distretto Agricolo hanno già dato la loro disponibilità: “Inizialmente dovrebbero partire tra i dieci e i quindici autotreni, contenenti all’incirca 3mila balle di fieno per far fronte alle situazioni di emergenza. Verrà comunque fornito un report sull’iniziativa, nel massimo della trasparenza e dell’informazione”, conclude il primo cittadino.

Secondo la Coldiretti sono circa tremila le aziende agricole e le stalle sepolte dalla neve nelle aree colpite dal terremoto dove si contano casi di isolamento, nuovi crolli, decine di mucche e pecore morte e ferite: “Per effetto del maltempo – sottolinea Coldiretti – è crollata fino a dimezzarsi la produzione di latte negli allevamenti in queste zone a causa dello stress termico in una situazione in cui solo nelle Marche si contano ora seicento mucche e cinquemila pecore al freddo nelle neve senza ripari. Si stima che appena il 15% delle strutture di protezione degli animali siano state completate fino ad ora e gli allevatori non sanno ancora dove ricoverare mucche, maiali e pecore, costretti al freddo, con il rischio di ammalarsi e morire, o nelle strutture pericolanti che stanno cedendo sotto il peso della neve e delle nuove scosse”.

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