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Il Belpaese delle emergenze

Piove ed è emergenza, nevica ed è emergenza, i fiumi si ingrossano ed è emergenza, le banche rischiano di fallire per improvvide gestioni ed è emergenza e così via

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Oggi vi invito a riflettere su un fatto che colpisce chiunque ponga attenzione al vocabolario usato dagli organi di stampa nazionali, relativo agli eventi che si susseguono a causa di diversi fattori: emergenza.

Piove ed è emergenza, nevica ed è emergenza, i fiumi si ingrossano ed è emergenza, le banche rischiano di fallire per improvvide gestioni ed è emergenza e così via. C’è di che avere profondi scoramenti di fronte ad una nazione che nonostante i fiumi di denaro destinati alla messa in sicurezza dei territori a rischio, non riesce ad uscire dal problema delle emergenze e continua ad effettuare interventi tampone che spesso, dopo anni, sono ancora lì a testimoniare che la soluzione provvisoria sarà una duratura.

Ogni volta che un evento risveglia l’attenzione sulla fragilità dei territori di una vasta parte dell’Italia, ci viene spontaneo pensare che il problema, dopo la sistemazione della parte che richiede interventi urgenti, sarà oggetto di studi, di pianificazioni e di interventi che risolvano in modo definitivo la fragilità dei suoli di fronte ad eventi atmosferici che, se appena superano la normalità, fanno scattare la famosissima e nominatissima emergenza.

Perché dobbiamo sempre aspettare che l’evento si manifesti per intervenire, sprecando montagne di soldi che un’attenta pianificazione potrebbe far risparmiare?

Mi trovavo in Svizzera, nei pressi di Herisau, lo scorso novembre, quando una forte nevicata iniziò a cadere. Prima ancora che la neve coprisse le strade, tutti i mezzi spazzaneve e spargisale entrarono in azione e non si creò alcun ostacolo alla viabilità.

Credo che la neve cada in modo uguale in tutte le parti del mondo, che non arrivi subito ad altezze tali da inibire il traffico e da isolare paesi e frazioni in breve tempo. Se i mezzi spazzaneve partissero subito, alle prime avvisaglie di nevicate, sono convinto che non si creerebbero situazioni di disagio se non in casi estremamente eccezionali. Dimenticavo, e chiedo venia, che da noi si scopre che quando nevica non ci sono mezzi sufficienti a far fronte alla necessità immediata di pulizia delle strade e che l’esercito viene chiamato ad operare solo quando la situazione è divenuta ormai irrisolvibile.

Solo quando la neve raggiunge altezze problematiche da rimuovere si convocano trattori e mezzi privati per dare una mano ai mezzi pubblici, cronicamente scarsi, o non in grado di far fronte alla situazione. È talmente consolidato questo fatto che rischia di non farci pensare alla sua anomalia.

“Poveretti, sono stati sommersi dalla neve e nessuno riesce a raggiungerli”. Scusate se sulla bocca mi appare quel riso amaro provocato da incredulità e da scoramento. Vorrei davvero trovarmi nella situazione di non aver più nulla di cui scrivere perché tutto funziona bene e quindi non avere più argomenti da trattare o suggerimenti o stimoli da dare a coloro che sono deputati alla prevenzione dei possibili danni causati da eventi atmosferici che, se affrontati sul nascere, quasi sempre sono risolvibili con minori sforzi e minori costi.

È quanto suggerisce anche la medicina quando parla di prevenzione. Spesso anche malattie gravi possono essere risolte se affrontate e combattute sul nascere.

Ma la nostra classe politica sembra non avere alcun tipo di intuizione idonea a mettere in atto strumenti di prevenzione.

Sto iniziando a pensare che l’imprevidenza sia in qualche modo voluta. Noterete che dopo questi eventi, la maggior parte dei quali prevedibili e risolvibili, scattano misure straordinarie. Ed è allora che i nostri leader si affannano a comparire sugli schermi televisivi per assicurare il popolo che si sta facendo “l’impossibile” per porre rimedio ai disagi causati dall’acqua o dalla neve. Non parliamo poi delle zone sismiche, argomento già affrontato in precedenti scritti. Si stanziano somme consistenti per la soluzione di problemi che poi, stranamente, si ripresentano e sempre nelle stesse zone conosciute come passibili di rischio sismico o di inondazione o di altri accidenti che la natura, di tanto in tanto, ci regala.

Anche noi, spesso, presi da altri problemi che si susseguono in modo vorticoso, non riflettiamo sul significato della parola “emergenza” che sembra essere presente ogni giorno in qualche parte della nazione.

Credo che la vera emergenza di cui soffre l’Italia, sia dovuta ad una classe politica rissosa, attenta ai giochi di potere e a null’altro. Incuranti di quanto avviene fuori dalle mura del castello, questi vassalli nominati dai loro re e che hanno fatto di una missione un mestiere, discutono su come confezionare leggi che, a turno, favoriscono chi le ha proposte e che verranno cassate dai successori se saranno di colore politico diverso.

È angosciante quanto avviene, soprattutto perché tutti questi vassalli che parlano una lingua diversa dalla gente che non li ha delegati a governarli, il politichese, sono in altre faccende affaccendati e, incuranti della plebe che vive oltre le mura del castello nel quale non ci sono emergenze, continuano la loro strada verso Fantasyland, un mondo che non trova corrispettivi in quello reale. E come avveniva in tempi lontani e mai tramontati, noi, popolo comune, dobbiamo continuare a garantire benessere a coloro che lasciano la nazione esposta all’emergenza perenne, situazione che permette loro di appuntarsi sul bavero qualche patacca per aver espresso solidarietà a coloro che nell’emergenza vivono da sempre: gli Italiani.

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