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Da Bergamo alla Siria, il viaggio di Arianna che porta vestiti ai bimbi profughi foto

Le decine di giacche a vento e pile usati che porterà con sé scalderanno l'inverno di 150 famiglie: "Perché lì c’è la neve e la gente muore di freddo"

Partirà sabato 28 gennaio dall’aeroporto di Orio al Serio con i bagagli carichi di speranze, giacche a vento e pile usati; farà scalo a Istanbul ed infine raggiungerà in auto il confine siriano. Lei è Arianna Martini, ha 45 anni, lavora in un’azienda di Treviglio ed è presidente di Support Syrian Children, associazione no-profit nata a Bergamo nel 2013.

Sull’esatta destinazione del suo viaggio, Arianna preferisce mantenere un certo riserbo: “Per ragioni di sicurezza – precisa -. L’operato della nostra associazione non ha connotazione politica. Quello della Turchia, invece, che non vuole portare all’attenzione dell’Europa le condizioni dei profughi, sì. Per missioni di questo genere ci appoggiamo ad un’agenzia privata in contatto con la Farnesina”.

Le decine di giacche a vento e pile usati che porterà con sé contribuiranno a scaldare l’inverno di circa 150 famiglie: “Perché lì c’è la neve e la gente muore di freddo”, spiega senza troppi giri di parole. La raccolta di abiti usati è cominciata lunedì 16 gennaio: per dare una mano basta scrivere all’indirizzo mail info@supportsyrianchildren.org o inviare un messaggio alla pagina Facebook dell’associazione, che al momento conta oltre 6.200 ‘Mi piace’. C’è tempo fino a mercoledì 25.

Il viaggio di Arianna sul confine siriano

Un viaggio lungo tre giorni e oltre 3mila chilometri che Arianna non intraprenderà da sola: “Con me ci saranno anche un fotografo e un medico, oltre a due volontari della nostra associazione, che al momento conta 13 iscritti”. Con loro non porteranno solo indumenti: “Ma anche cibo, medicine e coperte che compreremo in loco con i soldi raccolti dall’associazione, finanziata da eventi e donazioni spontanee”.

Secondo i dati dell’Unicef, il 54% dei profughi siriani in fuga dalla guerra è rappresentato da minorenni. Quelli in età scolastica sono circa 850mila, di cui 500mila che non hanno accesso all’istruzione. Secondo un’altra ricerca, invece, negli ultimi 5 anni sarebbero nati in Turchia oltre 200mila bambini e bambine siriane: “C’è poco da dire e molto da fare – commenta Arianna -. Ogni giorno ci sono decine di casi di malattie respiratorie, bronchiti e infezioni varie. Inoltre, molti bambini sono costretti a lavorare anche 6-7 giorni a settimana, e per più di 8 ore al giorno. Lavori massacranti, che portano i più piccoli a lamentare dolori fisici, oltre che ripercussioni di tipo psicologico”.

Da quando ha dato il via alla sua missione, Arianna viaggia costantemente tra Giordania e Turchia, anche una volta al mese se necessario: “Alla gente ci si affeziona presto. Spesso i bambini e le loro famiglie ti scrivono per chiederti come stai, e se tornerai a trovarli. A volte, però, quando sei tu a contattarli, capita che non rispondano ai messaggi. In quel caso, non puoi far altro che sperare che tutto stia andando per il meglio”.

Il viaggio di Arianna sul confine siriano

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