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Delitti di Gianna e Daniela, il criminologo: “Ecco come capire se l’autore è lo stesso”

Massimo Simonetta del Centro Investigativo Orobico: "Nei tagli alla gola delle due donne potrebbe esserci la firma. Chi ha colpito è stato preciso: un professionista o magari un corsista del 118"

Due omicidi per certi versi simili e un dubbio terribile: a uccidere Gianna del Gaudio e Daniela Roveri è stata la stessa persona? Un quesito che si sono posti anche gli inquirenti, tanto che hanno disposto un confronto tra i medici legali che hanno curato l’esame autoptico del cadavere della ex professoressa 63enne di Seriate, uccisa con una coltellata al collo nella sua villetta la notte del 27 agosto scorso, e quelli che si sono occupati della salma della manager d’azienda 48enne di Bergamo, anch’essa ammazzata con un colpo di arma da taglio al collo nell’androne del suo palazzo, la sera del 20 dicembre. Abbiamo parlato dei due delitti con il criminologo e investigatore Massimo Simonetta del Centro Investigativo Orobico.

– Innanzitutto, come si pone un criminologo di fronte a un omicidio?

“Il compito di un investigatore solitamente è ricercare, scoprire e conseguire dati da ordinare con logica funzionale nella loro esatta interpretazione evitando un’emotività che possa indurre a commettere errori di valutazione. La valutazione di un caso non è strettamente riconducibile a un fenomeno giuridico dove una norma di una certa rilevanza viene violata, ma ciò che assume notevole rilevanza affinché ci si possa avvicinare alla possibile soluzione del caso è l’aspetto scientifico, e psicologico e criminologico. E’ opportuno che le modalità operative degli intervenuti sul posto siano rese il più possibile omogenee per ridurre al minimo il pericolo di disperdere indizi rilevanti e semplificare in tal modo la lettura degli atti compiuti a distanza di tempo garantendone il più agevole utilizzo processuale. Il corretto avvio delle indagini richiede infatti la massima tempestività nell’intraprendere tutte le iniziative possibili nei settori investigativo, tecnico-scientifico e psicologico-investigativo. Ciò che può essere considerato importante effettuare al verificarsi di un delitto può essere: controllare l’elenco di cabine telefoniche di rete fissa presenti nella zona, completo di numero telefonico e coordinate geografiche, tabulati sul traffico, automobilistico e di persone, tracciamento di cella ovvero indagini su telefonate provenienti o dirette nel luogo del delitto, acquisizioni di immagini satellitari, acquisizione di filmati effettuate da telecamere pubbliche, cercare di captare tracce utili all’individuazione del reo, cercando di concentrarsi non solo sull’individuazione di elementi organici come può essere un capello ma anche tracce inorganiche, materiali tessili, segni, graffi posti nei muri o sul pavimento, oppure ovunque qualsiasi parte che ogni essere umano deve invadere per muoversi”.

Daniela Roveri Colognola

– Partiamo dall’omicidio più recente, quello di Colognola, che idea si è fatto a riguardo? Quali sono le piste possibili per risolvere il giallo?

“Ricordiamoci che la donna ricopriva una carica piuttosto importante nell’azienda in cui lavorava e in passato la madre aveva ricoperto analoghi incarichi in quella stessa ditta. Le due donne si dedicavano molte attenzioni a vicenda. Questa dinamica può aver creato in qualcuno che da tempo le osservava un forte conflitto interiore di frustrazione così permettendo a ego come l’invidia di manifestarsi. Parlando di invidia ci riferiamo a 2970 dinamiche mentali che creano devianza nella personalità su circa 11000 considerando la globalità delle dinamiche “negative” umane. Eccetto la possibile invidia che può aver portato a consumare il delitto, un’ipotesi è quella che l’autore sia un professionista inviato da qualcuno per regolare certi conflitti, ma questa teoria farebbe supporre che la donna avesse dato fastidio a qualcuno ad alto livello. Le ipotesi possono svilupparsi ancora nell’attesa di reperti che permettano di analizzare le dinamiche psichiche del probabile autore e il possibile ritrovamento di tracce bio-chimiche che possono chiarire la dinamica eventuale che ha determinato la morte della donna. Donna molto riservata seppur di cortesi e gentili atteggiamenti, non semplice immaginare che potesse avere anche soltanto un possibile conflitto, è da chiedersi con chi? Perché? Nella vita privata oppure dove svolgeva l’attività lavorativa? Sarebbe a mio parere utile ascoltare tutte quelle persone che sia nella vita privata, sia sul lavoro possano esprimere anche semplici commenti sulla donna da ricostruire un puzzle riguardo la personalità della donna e i conflitti legati all’ego a lei appartenenti. Così facendo si potrebbe almeno scoprire il contrasto fra ego della donna e appartenenti alle altre persone, gli interrogatori li reputo utili a comprendere la difficoltà che le persone posseggono nel relazionarsi sia nella vita privata che nell’ambito lavorativo, dipende molte da chi segue le indagini”.

– Omicidio di Seriate, a distanza di cinque mesi manca ancora il colpevole, come se lo spiega?

“Rendiamoci conto che scoprire un colpevole nel caso di un delitto è operazione tutt’altro che semplice. Quanto si sarebbe dovuto in primis eseguire e probabilmente è stato eseguito è il test e la ricerca delle impronte papillari, Cosa intendo? Le creste papillari sono presenti sui polpastrelli, palmo della mano e pianta dei piedi, formano flussi, vortici e disegni caratteristi unici. Mi auguro che in 5 mesi siano stati effettuati tutti i rilevamenti del caso. Le eventuali impronte trovate sono state archiviate e analizzate nel loro disegno dettagliato? Quante tracce inorganiche sono state trovate? E quelle organiche? Vi sono presenti fotografie satellitari che possano ausiliari anche con possibili filmati? Si è cercato di confrontare i tagli alle donne cercando analogie e similitudini? L’ uomo che risulta indagato (il marito Antonio Tizzani, ndr) è stato ascoltato da esperti della psiche, esperti che sono in grado criminologicamente di comprendere studiando i processi cognitivi, la struttura percettiva possibili falsità perpetrate? Lo studio e l’analisi bio-scientifica è importante ma altrettanto importante lo studio criminologico clinico basato sullo studio dell’individuazione della personalità del killer, il suo profilo e i suoi atteggiamenti che si consumano attimo per attimo confrontandolo con migliaia di casi già noti. Ricordiamoci che se ci fosse un killer seriale , è abitudine loro “firmare” il delitto mantenendo sempre caratteristiche affinché possa essere riconosciuto. Il killer seriale è un narcisista, egocentrico, presenta caratteristiche di personalità che troviamo spesso in persone insospettabili, è bugiardo, giustifica se stesso accusando gli innocenti, non gli interessa disturbare le altre persone in quanto lui si crede nel giusto. Le lamentele per Lui rappresentano solo un piccolo disturbo, ma è molto attento a tutto ciò che si manifesta intorno a lui, ascoltando ed osservando con serietà, è un calcolatore tendente a manipolare le persone”.

Interrogatorio Tizzani

– Come vede il marito, Antonio Tizzani, finora unico indagato?

“Non mi espongo più di tanto sulla figura, il soggetto presenta una non valida attenzione cognitiva, e questo mi può far dedurre che la persona in questione forse ancora non si rende conto di quanto sia accaduto. Ritenerlo autore del delitto è per me piuttosto affrettato, sarebbero necessari dei colloqui con il soggetto, capire se la percezione degli eventi è presente oppure no, comprendere il suo livello cognitivo se è in grado di distinguere gli eventi, cercare di lavorare sul suo inconscio per risalire a quei momenti. E’ possibile abbia rimosso determinati eventi e aggiunti altri o “immaginati” oppure anche se accaduti, avvenuti con dinamiche diverse da quelle raccontate signore. La tesi di un possibile autore che tentando un furto trasforma questo delitto da rapina impropria in addirittura omicidio, non è semplice da elaborare e accettare, però questo è ciò che sostiene il marito della vittima. Si comunica poco su come la procedura di raccoglimenti dei reperti sia stata eseguita. Ricordo che è importante assicurare i soccorsi, limitare la scena del crimine (primaria e secondaria) e identificare i principali possibili percorsi seguiti dall’autore. Registrare accuratamente le condizioni generali della scena( attenzione: la scena è tridimensionale prodotta da un elemento bidimensionale olografico). Annotare ogni modificazione della scena dovuta a interventi propri o di terzi (nel caso personale di soccorso) Proteggere la scena dalle condizioni ambientali avverse assicurando le fonti di prova, etc… Il marito concludendo è un soggetto da studiare e capire nella sua personalità, lavorando sul suo conscio ma in particolare previa autorizzazione sul suo inconscio”.

– Come hanno fatto i killer a non lasciare tracce in due luoghi circoscritti e al chiuso?

“Ho il sospetto che l’autore dei delitti possa essere un professionista. E’ necessario analizzare, ipotizzando, da una visione criminalistica la dinamica possibile. Criminilisticamente la funzione va oltre la tradizionale attività di assicurazione degli elementi di prova raccolti direttamente dal locus commissi delicti , spingendosi sino alla comprensione della dinamica degli eventi attraverso lo studio dell’interconnessione spaziale delle stesse tracce. Si può giungere al metodo della “scansione” di Pannain. Cioè il sopralluogo non è più solo acquisizione di fonti di prova presenti sul locus commissi delicti, masi trasfoma in un complesso e articolato sistema di attività analitiche dotate di rigore scientifico volte a ricercare, raccogliere, fissare e comporre tutti gli elementi, che per valore ontologico e soprattutto per disposizione spaziale, costituiscono elementi probatori utili chiuso di lasciare tracce utili alla sua individuazione. Utilizzo di semplici guanti ma anche la capacità e la freddezza di ben conoscere i punti vitali che permettono di agire sulla vittima senza che la stessa possa ribellarsi in qualche modo. Quindi l’autore del delitto probabilmente era a conoscenza di punti fisiologici a lui favorevoli per quanto si accingeva a compiere. Era a conoscenza del luogo dove è accaduto il delitto, e capace ad agire sulle parti del corpo a lui interessate, quasi a ricordare un corsista dei 118, o qualcosa di simile. La dinamica fa ipotizzare che sia stato un professionista, considerando che ha agito, velocemente, senza che nessuno si accorgesse di qualcosa (così pare dalle testimonianze). E senza che la donna potesse reagire, urlare nell’atrio di un condominio ben illuminato seppur zona di non passaggio. Tutti questi elementi fanno ipotizzare come già scritto considerando l’abilità a un professionista mandato per eseguire il delitto”.

– Può esserci stata una contaminazione della scena del crimine nei due casi?

“Alcuni racchiudono nel termine generico di sopralluogo qualsiasi condotta sul locus commissi delicti finalizzata all’assicurazione, ricerca, refertazione e conservazione delle tracce, ma è più opportuno forse, suddividere il sopralluogo in due fasi, una generica (first response) e una specialistica di ricerca delle tracce. Tale fase è meno improvvisata di quella che cronologicamente la precede ed è contraddistinta da un elevato contenuto tecnico-scientifico delle relative operazioni, dal momento che l’obbiettivo è l’analisi del luogo in cui si è consumata un’interrelazione dinamica multidirezionale tra le componenti del delitto, vale a dire reo, mezzo lesivo, ambiente e vittima. Secondo la nota teoria dell’interscambio di Locard, tra scena e autori sussisterà sempre uno scambio di informazioni sotto forma di residui biologici (sangue, formazioni pilifere, liquido seminale, saliva etc..), e considerando il caso di Colognola prima che intervenisse chi deputato a esaminare e raccogliere fonti di prova utili, pare sia intervenuta una pattuglia di Polizia, il 118 e altri soggetti ancora che con il solo loro respirare possono contribuire a depositare tracce estranee al delitto. Bisognerebbe soffermarsi sui possibili inquinamenti del DNA. Ricordiamoci che oltre al DNA , di origine genitoriale, nella cellula , all’interno di organelli detti mitocondri, è presente una tipologia differente di acido nucleico, di forma circolare, residuo di un’ancestale simbiosi tra le prime cellule viventi e microrganismi in grado di produrre energia. Tale DNA è presente in un numero elevato di copie per ogni mitocondrio e nell’uomo ha eredità matrilineare. Probabilmente per evitare possibili inquinamenti o ripulire il DNA sarà stata usata la tecnica PCR , tecnologia che ha fornito un contributo determinante per l’applicazione dell’altra scoperta, il DNA fingerprinting (ovvero impronta digitale del DNA ), sostituendosi alla tradizionale metodica di ibridazione con sonde radioattive (Southern Blot), inutilizzabile su materiale presente in piccole quantità o andato incontro a processi degradativi per opera di fattori esterni (casi molto frequenti in campo forense”)”.

– È possibile invece un collegamento tra i due delitti?

“Ciò che bisognerebbe analizzare sono i due tagli, ovvero se l’autore utilizza una natura destroide o sinistroide, cioè se ha colpito la vittima con la mano destra o sinistra, e se il killer ha voluto “firmare” i suoi delitti. Successivamente sarebbe utile confrontare i due tagli se corrispondono in qualche particolare, cercare nei particolari analogie ed eguaglianze possibilmente presenti. I delitti che più colpiscono sono solitamente quelli che violano le norme fondamentali del vivere sociale, quelli interni alla famiglia, quelli compiuti su bambini o quelli comuni particolarmente efferati come nel nostro caso. Questi delitti sono oggetto di narrative oggi come cinquantanni fa. Disordine, trame della gente comune, comprensione del delitto riarticolano nell’inconscio un senso di orrore e quindi possibile terrore. L’ “orrore” di cui parla Kurtz in Heart of Darkness giace alla base di ogni possibile convivenza: e torna drammaticamente nella vita, non solo evocato dai delitti, ma anche articolato nei sintomi. Sintomi più o meno mentalizzati, come l’ansia delle fobie, o più somatici, come gli attacchi di panico. I temi oggetto della criminologia trovano tuttora ampio spazio nell’immaginario collettivo, Già nell’immaginario del marito di una delle due vittime, Antonio Tizzani, nasceva la figura di un possibile killer seriale che a suo dire ha ed assume il ruolo di “giustiziere” che qualcuno forse ha incaricato. Anche nell’immaginario di politici (Roberto Calderoli, ndr) si suppone che l’autore dei due delitti possa essere la stessa persona, solo nella concretezza delle indagine si ipotizza con larga ed ampia immaginazione fantasiosa questa teoria”.

– Quali sono gli elementi che supporterebbero questa tesi?

“Si può immaginare il delitto come uno strappo, i cui effetti laceranti si manifestano concretamente nel corpo di chi ne è coinvolto, nelle esistenze di vittime e colpevoli, ma anche nelle emozioni e nella memoria dei semplici osservatori, a vario titolo “colpiti” dall’evento: l’intero corpo sociale è in qualche misura punto nel vivo, chiamato a raccolta contro un’inattesa violazione delle proprie regole, spinto a forza a confrontarsi con l’irruzione del disordine dell’imprevisto, della violenza irrazionale che credeva di aver espunto dalle proprie fila. Questi delitti nella valutazione comune vengono interpretati e visti, come inspiegabili, orrendi e mostruosi, entrambi collegati da la lacerazione dello stesso arto, la dinamica che ha causato la morte di entrambe le vittime. E’ necessario entrare nella psiche della gente comune che da quanto si diffonde come notizia viene a conoscenza di ciò che il delitto racconta nel suo orrido subire mortale. Cercando di entrare nell’insieme delle capacità mentali di una persona sana di mente, ovvero nella sua percezioni, nella sua cognizione della realtà, nel suo inconscio etc, potremo dire che l’etimologia del termine “ montrum “ rimanda alla meraviglia ed al prodigio , così il delitto al tempo stesso terrorizza ed incuriosisce , induce emozioni ambivalenti, in cui all’orrore ed allo spavento si mescola un certo grado di oscura misteriosa fascinazione. In tempi di massiccia spettacolarizzazione della realtà,una tale commistione di paure individuali, riprovazione civile, sdegno morale e indicibile attrazione diviene inevitabilmente oggetto d’interesse per l’industria mediatica nelle sue varie espressioni, dall’informazione all’intrattenimento puro. Eppure , l’esigenza di esorcizzare il male evocato dal crimine è ben più antica e risponde a bisogni ben più profondi rispetto a quelli dell’ audience. Aristotele sosteneva che gli uomini sono spinti a filosofare quando prendono consapevolezza di ignorare le cause delle vicende del mondo, figuriamoci a cercare di attribuire, causa, reo, e motivo ad omicidi così efferati. La produzione di miti , la ricerca della verità, la costruzione di un sapere sempre più strutturato ed approfondito , specializzato, troverebbero una radice comune nella “ meraviglia “ ossia nel “ terrore che il divenire della vita produce nell’uomo”. Se l’ignoto terrorizza ed affascina, la conoscenza, per quanto imprecisa e frammentaria , può lenire l’angoscia che ne deriva , nella misura in cui permette di attribuire un senso all’esistente ed alle sue trasformazioni”.

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