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Dai tagliolini con ragù alle tre carni ai gol di Latte e Konko: la nostra trasferta allo Juventus Stadium fotogallery

Il nostro Livio Casanova ci racconta la trasferta in terra torinese per il match di Coppa Italia di mercoledì 11 gennaio: il ristorante, il museo, la merenda dell'intervallo, la partita... Un viaggio nell'impianto del club bianconero

“Non c’è due senza tre”. Ma speriamo che questo non avvenga nel girone di ritorno e la Dea riesca ad avere la meglio sulla Vecchia Signora quando giocherà a Bergamo. E l’ultimo pensiero, prima di togliere il braccialetto arancione della partita e addormentarsi, dopo la fredda trasferta di Torino per il match Juventus-Atalanta che valeva l’accesso ai quarti di finale di Coppa Italia.

Partenza di buon’ora: cinque e mezza. Mercoledì è un giorno lavorativo ed è difficile prevedere il traffico che si incontra sulle strade, soprattutto all’altezza di Milano. Ritrovo a Valbrembo. Quattro gli amici che partono alla volta dello Juventus Stadium: i fratelli Daniele e Livio Casanova (tifosi atalantini) Emanuele (che da cinque anni non si perde una partita della Juventus) e – super partes – Pippo, idraulico di Valbrembo, (sostenitore del Milan).

Orario di arrivo stimato: sette e mezza, incidenti permettendo.

Imbocchiamo l’autostrada al casello di Dalmine, A4 direzione Milano. Traffico sostenuto ma scorrevole. All’altezza di Trezzo sull’Adda e Cavenago i pannelli autostradali segnalano un’incidente che causa code e rallentamenti. Si chiacchiera di calcio: della cessione di Gagliardini; delle aspettative della Juventus in Champions; dello stadio dell’Atalanta; dello Juventus Stadium, di Michela Persico (fidanzata bergamasca dello juventino Rugani), del nuovo profilo instagram di Roberto Spagnolo (direttore operativo dell’Atalanta) e del menù proposto prima della partita serale.

Il Club Omar Sivori, ogni settimana in occasione delle partite casalinghe, con una mail anticipa ai soci (vengono chiamati così gli abbonati) il programma della serata: ore 18.45 apertura del gate A per l’ingresso, ore 18.55 inizio servizio ristorante. A leggere il menù con sguardo incuriosito lo chef Daniele. Il pre-gara prevedeva: frittata di patate e porri; lonzino marinato all’anice stellato con valeriana e citronette all’arancia; cous cous alla curcuma con lenticchie e seppie; sedanini ai 4 formaggi gratinati e tagliolini con ragù alle tre carni. E non può mancare il dolce: bonet e torta alle mandorle.

Azzardiamo anche qualche pronostico.

Alle 19 arriviamo allo stadio (indicazione che si trova su tutti i cartelli a partire da quelli in autostrada). Imbocchiamo l’ultima curva e si apre davanti a noi lo Juventus Stadium, nato sulle cenere del vecchio delle Alpi, di cui sono rimaste le due antenne dei tiranti che si vedono in lontananza.

A prescindere dal tifo e dalla squadra del cuore, lo Stadium è uno spettacolo per tutti gli amanti del calcio. Campeggia la scritta “Juventus Football Club”, ti strofini gli occhi perché non credi che in Italia possa esistere un impianto così bello, il primo in Italia di proprietà di un club e il sesto italiano per capienza (41.475 posti).

Privo di barriere architettoniche in perfetto stile inglese, a livello mondiale è ritenuto uno degli stadi più avanzati a innovativi. E pratico, molto pratico. Ogni piazzola di sosta ha il suo numero e quando entriamo nel parcheggio due assistenti passano il codice barre. A prova di furbetto. Se qualcuno avesse intenzione di parcheggiare nel posto assegnato ad un altro spettatore gli assistenti sono tenuti (e non scherzano) a far spostare il veicolo.

Giubbini, sciarpe e “brete” alla mano, quindici passi e siamo all’ingresso. Le ultime raccomandazioni dell’Emanuele. Una su tutte: non si fuma all’interno dello stadio.

Biglietti, documento d’identità e inizia “il cinema”. Entriamo e ovunque si respira aria bianconera. Già si intuisce che allo Stadium non si va solo per gustarsi le partite della Juventus. L’impianto conta 8 ristoranti, 20 bar, 34 mila m² di aree commerciali e 30 mila m² di aree verdi e piazze.

Alla Juventus è dedicato anche il primo museo ufficiale, denominato J-Museum, con diverse sale dove sono esposti tutti i trofei conquistati dai bianconeri, le maglie dei giocatori più importanti, foto storiche e aree interattive.

Al polso ci mettono il pass, un braccialetto arancione con l’indicazione della partita, per entrare nella zona ristoro.

Scendiamo le scale, prima entrare all’interno del ristorante club Omar Sivori troviamo un calcetto “chilometrico” con i giocatori rigorosamente bianconeri (e non poteva essere diversamente).

Tre minuti di fila, due sale capienti e scegliamo quello che vogliamo mangiare. Dieci le postazioni che distribuiscono i pasti e le vivande. Appese alle colonne televisori che anticipano Juventus-Atalanta, ai muri raffigurazioni dei giocatori che hanno fatto grande la Vecchia Signora.

Rinfoccilati, saliamo di sopra per la partita. Mancano pochi minuti all’inizio della gara. Allo Stadium si attende l’annuncio delle formazioni, un rito antico, che però quando il pubblico scandisce i nomi dei ragazzi che stanno per scendere in campo, emoziona ogni volta, anche se si ripete sempre uguale. Strabuzziamo gli occhi per lo spettacolo che si rinnova di partita in partita: i riflettori dello Stadium sembrano impazziti. Si accendono e si spengono, ruotano sugli spalti, creano giochi di luce che lasciano a bocca aperta e un’atmosfera coinvolgente (anche per chi juventino non è). E con uno sforzo di fantasia chiudiamo gli occhi e sentiamo anche il motivetto della UEFA Champions League.

Minori gli spettatori presenti rispetto alla stessa partita di campionato che aveva visto esaurito, in ogni ordine di posto, il settore riservato ai tifosi dell’Atalanta che non smettono di sostenere i loro beniamini. Straordinario l’impianto di illuminazione per l’uniformità, l’assenza di flickering, per l’abbattimento dell’abbagliamento e per la resa cromatica.

Comodi in poltrona, assistiamo alla partita con un’Atalanta molto meno timorosa e impaurita rispetto alla partita disputata in campionato. Fine primo tempo: Juventus-Atalanta 2-0.

Si scende da basso per l’intervallo e i fratelli Casanova si consolano con un the caldo e una fetta di torta.

Saliamo al secondo anello dello stadio, a un’altezza di 18 metri dal campo da gioco e troviamo il Cammino Delle Stelle che celebra i giocatori più importanti che hanno vestito la casacca bianconera. Il pavimento di questa zona è stato diviso in 50 settori, dove trovano posto lo stesso numero di stelle dorate celebrative, dentro le quali ci sono incisi i nomi dei calciatori juventini più rappresentativi.

Secondo tempo ed i fratelli Casanova si chiedono come mai il Gasp non metta in campo il Papu ma poi – con l’Atalanta sempre sotto di due gol – arriva il momento dei cambi e in campo entrano Konko e Latte Lath. Sguardi smarriti ma poi, sia Konko che Latte Lath, segnano. Tutto lo stadio rimane seduto e ammutolito tranne i fratelli Casanova che si sbracciano e stentano a crederci.

Vuoi vedere che adesso l’Atalanta pareggia. Il Gasp è veramente un mago.

Finisce la partita con la Juve che si qualifica ai quarti di Coppa Italia e la Dea se ne torna a casa “soddisfatta ma non contenta” (come ha scritto Spagnolo sul suo profilo Instagram).

Tre minuti prima della fine della partita usciamo per non trovare traffico. A mezzanotte siamo a Valbrembo.

Una bella trasferta con un’Atalanta “tanta roba” come piace sottolineare ogni tanto a Emanuele. Ma per lui “tanta roba” è solo la Juventus.

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