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Sing, carinissimi personaggi e musiche coinvolgenti, ma non conquista

Sotto il punto di vista tecnico Sing sfigura se raffrontato all’illustre predecessore da cui prende spunto a piene mani, ovvero lo Zootropolis di casa Disney, con il quale il film della Illumination ha molti punti in comune.

Regia: Garth Jennings
Attori: Matthew McConaughey, Reese Witherspoon, Tori Kelly, Scarlett Johansson, Seth MacFarlane
Genere: Animazione, Musical
Durata: 1h 50min
Titolo Originale: Sing
Distribuzione Italiana: Universal Pictures Italia

La recensione
Johnny è un gorilla, figlio del boss di una tra le più pericolose band della città. Rosita è una scrofa che dedica la propria vita al marito ed ai 25 figli. Mike è un borioso saxista che si è ridotto a suonare per strada sperando nella carità altrui. Meena è una giovane elefantessa con una bellissima voce ed una terribile paura per il palcoscenico.

Ash è un’istrice che canta brani rock scritti dal suo ragazzo, facendo sempre la seconda voce, senza uno spazio per sé stessa. Questi cinque animali, che all’apparenza non hanno nulla a che fare l’uno con l’altro, si ritrovano ad essere scelti dal koala Buster Moon per far parte dello spettacolo che rilancerà il suo teatro: una gara canora mai vista prima in città. Le premesse di Sing sono molto semplici, in linea con i canoni dei film d’animazione, ma l’enorme numero di personaggi potrebbe far spaventare, visto che accanto ai sei-sette principali ci sono un sacco di nomi minori ma comunque importanti ed un ingentissimo numero di comparse la cui presenza nel film si limita ad uno sketch comico di pochi secondi.

Purtroppo però, pochissimi sono i personaggi veramente ben caratterizzati: solo Buster Moon e Mike (che poi è un Frank Sinatra in miniatura) si salvano, mentre gli altri, che dovrebbero essere i veri protagonisti del film, non sono abbastanza approfonditi, complice anche l’esigenza di marketing di tenere lo screentime sotto le due ore. La scelta della Illumination comunque è in linea con i suoi precedenti film, tra cui Cattivissimo Me, Cattivissimo Me 2 ed il loro spin-off sui Minions, visto che in tutta la filmografia dello studio americano di personaggi anche solo vagamente interessanti ce ne sono giusto un paio.

Se però si può passare sopra alla pessima caratterizzazione di alcuni dei personaggi facendosi prendere dal ritmo della trama e delle bellissime canzoni che accompagnano il film, ciò su cui non si può transigere di Sing è il comparto tecnico: le animazioni sono spesso legnose, i movimenti facciali fanno rabbrividire e distorcono i volti dei carinissimi animaletti fino a farli divenire delle mostruosità dall’anatomia non molto chiara e la resa del pelo sembra essere rimasta ancorata agli standard di dieci anni fa.

Insomma, sotto il punto di vista tecnico Sing sfigura se raffrontato all’illustre predecessore da cui prende spunto a piene mani, ovvero lo Zootropolis di casa Disney, con il quale il film della Illumination ha molti punti in comune.

Se l’idea di usare gli animali come protagonisti di un film non è assolutamente nuova, l’atmosfera generale in cui Sing è immerso richiama a piene mani a quella della città di Zootopia per colori, forme e luci.

In più i due film hanno delle morali molto simili che riguardano l’accettazione di sé stessi e del diverso, solo che le sviluppano con delle trame estremamente diverse tra loro, e tra i due film Sing non ha la complessità e la maturità necessaria per uscirne a testa alta, per quanto comunque rimanga un film godibile, soprattutto per i più piccoli. Insomma, l’ultima produzione della casa dei Minions ci sembra un ripoff ad alto budget di un film uscito nelle sale meno di un anno fa, e decisamente più meritevole: ai vostri bambini piacerà sicuramente grazie ai suoi carinissimi personaggi ed alle musiche coinvolgenti, ma se cercate qualcosa di più profondo il consiglio è di rivolgersi al Classico di mamma Disney od al precedente film della Illumination, Pets, che godeva di una resa tecnica migliore e di una storia decisamente più adulta e coinvolgente.

VOTO: ★★½

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