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“Santiago” e lo sfruttamento dei bambini in Perù: l’azione di speranza della Fondazione Santina

È un libro che non nasconde nulla: dalla miseria alla speranza. "Santiago" è il nuovo volume di due bergamaschi: monsignor Luigi Ginami e Emanuele Berbenni, medico.

È un libro che non nasconde nulla: dalla miseria alla speranza. “Santiago” è il nuovo volume di due bergamaschi: monsignor Luigi Ginami e Emanuele Berbenni, medico.

Il libro è edito della Velar di Gorle e racconta la povertà e lo sfruttamento dei bambini lavoratori in Perù. Il Paese sudamericano, dopo il Brasile che detiene il triste primato, conta 1.6 milioni di bambini sfruttati. Uno su quattro. Nella fascia di età tra i 4 e i 14 anni, la metà dei quali ha meno di 13 anni.

“A Juliaca, nel Sud del Perù, sulle Ande, abbiamo incontrato Santiago, racconta Emanuele Berbenni, medico bergamasco, volontario della Fondazione Santina, un bambino conosciuto ai margini di una strada dove vendeva dei piccoli spiedini di carne, lavorando 12 ore e guadagnando poco più di 2 euro al giorno. Così mantiene la famiglia”. “Santiago ha 5 anni e la sua vita intera equivale al valore di 864 euro per 5 anni, cioè 4320 euro. Come è possibile usare un piccolo bimbo per guadagni così irrisori? È vero, in Perù il salario medio è di 120 dollari al mese, ma per un maestro che ha cinquanta anni di lavoro alle spalle”.

Pubblichiamo la prefazione del volume a cura del Cardinal Ernest Simoni.

Ho letto con interesse e crescente emozione le pagine di questo libretto e vi ho ritrovato, con mia sorpresa, una parte di me e della mia esperienza. Anch’io sono stato in carcere, sfruttato, picchiato. Anch’io mi sono sentito abbandonato dagli uomini, ingiustamente condannato. Anch’io ho sperimentato la croce della privazione della libertà, il giogo di un lavoro pesante e infinito che ero costretto a fare. E nelle persone che attraversano con la loro dolorosa via crucis questo volumetto ho riassaporato l’amaro calice che per 28 anni nelle carceri e nei campi di lavoro dell’Albania comunista hanno segnato la mia vicenda di uomo e di sacerdote. Parola dopo parola, dunque, mi sono sentito spiritualmente sempre più vicino a questi fratelli e sorelle. Ai carcerati del Perù, come ai bambini sfruttati per strada e nelle miniere – anch’io ho lavorato a lungo in una miniera e so quanto possa essere duro -. A tutti coloro che in qualsiasi maniera li aiutano e soprattutto a monsignor Luigi Ginami, che ha avuto il coraggio e la perseveranza di segnalarli a un mondo spesso distratto di fronte a questi drammi.
Ecco, proprio la presenza luminosa dei volontari mi ha fatto sentire ancora più prossimo alle vicende narrate nell’opuscolo. So bene, infatti, che in tutte le esperienze della nostra vita, anche in quelle più brutte e dolorose, anche in quelle in cui persino le persone più care ti voltano le spalle, l’unica presenza che non viene mai meno è quella di Gesù. Io sono un testimone vivente di questo. Io ho sentito che il mio Signore era al mio fianco giù nelle miniere del campo di Spac, che spaccava le pietre con me nell’altro campo in cui ho lavorato prima, che era nelle fogne di Scutari, a sporcarsi le mani con liquami e rifiuti. E che quando le mie forze non ce la facevano più, mi sosteneva e mi incoraggiava, caricandomi sulle sue spalle.
Per questo ringrazio i volontari che hanno visitato i carcerati, che hanno sorriso a Santiago e agli altri piccoli sfruttati. Perché essi sono stati per quei fratelli l’incarnazione del Signore. Attraverso di loro Gesù Risorto è andato a visitarli, ad abbracciarli, a benedirli, a redimere i loro peccati. Così la Misericordia divina è entrata anche negli anfratti più bui del nostro mondo, nelle spelonche più inesplorate del cuore degli uomini. E vi ha portato la sua luce, la sua pace, il suo amore.
Grazie, cari amici per quanto fate. Ve lo dice con tutto il cuore un anziano sacerdote di Cristo, che è stato in carcere e ha potuto sperimentare quanto sia grande in quei momenti la consolazione del sentirsi amati da Gesù. Continuate su questa strada, non stancatevi mai. Voi siete le mani, le gambe, il cuore di Cristo per gli uomini che soffrono.
E a tutti coloro che leggeranno questo libro vorrei poi dire: non lasciamo soli, questi amici. Aiutiamoli con le offerte, la presenza, la preghiera soprattutto, a svolgere la loro opera che non è semplice solidarietà o filantropia, ma espressione della carità di Cristo misericordioso, venuto a salvarci dal peccato. Ricordate: solo in Lui c’è salvezza. Seguiamo la Sua parola, viviamo il Suo Vangelo e lasciamoci ammaestrare da Lui, per essere sempre servi buoni e fedeli.

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