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“Gentiloni? Poteva morire”. Cardiologo del Papa Giovanni XXIII spiega perché era meglio operarlo a Parigi

Michele Senni, Direttore di Cardiologia I, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, nel corso della trasmissione "Genetica Oggi" condotta da Andrea Lupoli.

Michele Senni, Direttore di Cardiologia I, Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, è intervenuto ai microfoni di Radio Cusano Campus, nel corso della trasmissione “Genetica Oggi” condotta da Andrea Lupoli.

“È verosimile che il problema di Gentiloni sia stato legato ad una ostruzione dell’arteria coronarica, una angina e non necessariamente un infarto. Un mancato trattamento può comportare un rischio sulla vita del paziente. Il sangue, trovando l’ostruzione della coronaria, fa si che si abbia il tipico infarto con morte del tessuto cardiaco”.

“Il tempo è molto importante in questo tipo di procedura perché prima si effettua e più muscolo cardiaco viene salvato. Davanti a situazioni di dolore o malessere in generale, a volte difficilmente definibile, è sempre meglio fare un salto al Pronto Soccorso. Penso che sarebbe stato meglio un trattamento del Premier Gentiloni a Parigi ma è difficile dirlo senza conoscere bene la sua storia clinica”.

“Penso che, da quello che si legge, i tempi di recupero siano relativamente brevi. Dipende da com’è la situazione delle altre coronarie, però è verosimile che in tempi ragionevolmente brevi lui possa riprendere l’attività. Certo come premier è una attività molto intensa, molto stressante e avrà necessità di essere protetto perché lo stress è un qualcosa che è meglio evitare soprattutto nelle prime fasi, nelle prime settimane meglio ridurre l’attività”.

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