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Dormitori, sacchi a pelo e guanti contro il freddo: poveri e senzatetto nei pensieri del Papa

I poveri al primo posto nell’agenda di Papa Francesco e i senzatetto i suoi aiutanti.

In giorni di tanto gelo – anche le fontane di piazza san Pietro sono ghiacciate – «penso e vi invito a pensare a tutte le persone che vivono per la strada, colpite dal freddo e dall’indifferenza. Alcuni non ce l’hanno fatta. Preghiamo per loro e chiediamo al Signore di scaldarci il cuore per poterli aiutare». Dice all’Angelus di domenica 8 gennaio 2017.

Dormitori, auto, sacchi a pelo e guanti contro il freddo – Francesco autorizza l’Elemosineria apostolica, l’ufficio della carità, a lasciare i dormitori aperti 24 ore su 24 per i senzatetto. L’elemosiniere Konrad Krajewski spiega a «Radio Vaticana»: «Per coloro che non intendono lasciare i ritrovi abituali mettiamo a disposizione le auto e una donna di 85 anni ha dormito nelle vicinanze del Vaticano». Per i senzatetto anche sacchi a pelo resistenti a temperature di meno 20 gradi e guanti speciali: «Nel dormitorio di via dei Penitenzieri abbiamo ospitato 20 persone in più ma ci sono anche 40 sedie. Chi bussa viene accolto e può restare al caldo, ricevendo the, caffè e da mangiare».

Il dono di Francesco distribuito da 300 poveri
Nella solennità dell’Epifania, 6 gennaio 2017, il Papa donato ai 35 mila presenti all’Angelus un opuscolo sulla misericordia che è distribuito da 00 poveri e senzatetto ai quali offre un tramezzino e una bevanda. Ed esorta: «Impariamo dai Magi a non dedicare a Gesù solo i ritagli di tempo e qualche pensiero ogni tanto, altrimenti non avremo la sua luce. Mettiamoci in cammino, rivestiamoci di luce seguendo la stella di Gesù, e adoriamo il Signore. Ci sono luci intermittenti, che vanno e vengono, come le piccole soddisfazioni della vita: anche se buone, non bastano, perché durano poco e non lasciano la pace che cerchiamo. Ci sono poi le luci abbaglianti della ribalta, dei soldi e del successo, che promettono tutto e subito: sono seducenti, ma accecano e fanno passare dai sogni di gloria al buio più fitto».

Invece i Magi «ci invitano a seguire la luce vera, il Signore, una luce che non abbaglia, ma accompagna e dona una gioia unica. Segui oggi, tra le tante stelle cadenti del mondo, la stella luminosa di Gesù». Nel cammino ci sono anche le insidie che vanno evitate: «Le chiacchiere superficiali e mondane frenano il passo; i capricci paralizzanti dell’egoismo; le buche del pessimismo che intrappola la speranza. I Magi non dissero solo una preghiera di circostanza, ma adorarono: entrarono in comunione personale di amore con Gesù. Poi gli donarono oro, incenso e mirra, ovvero i loro beni più preziosi».

«Ricostruire i cuori prima delle case» dice a 7mila terremotati – Il 5 gennaio 2017 parla a braccio riprendendo le testimonianze dei terremotati. Il parroco dell’Abazia di Sant’Eutizio di Spoleto constata: «Abbiamo perso le case, ma siamo diventati una grande famiglia». E Francesco parla delle «ferite del cuore. Non c’è posto per l’ottimismo, per la speranza sì, non per l’ottimismo. L’ottimismo è un atteggiamento che serve un po’ in un momento o ti porta avanti ma non ha sostanza. Oggi serve la speranza per ricostruire e questo si fa con le mani». Si sofferma sulle mani di Raffaele che hanno estratto i morti dalle macerie: «Per ricostruire ci vogliono il cuore e le mani, le nostre mani, le mani di tutti. Quelle mani con le quali noi diciamo che Dio ha fatto il mondo come un artigiano, le mani che guariscono».

Conclude: «Sono orgoglioso dei parroci che non hanno lasciato la terra. Questo è buono: avere pastori che quando vedono il lupo non fuggono».
I pastori ascoltino il pianto dei tanti bambini nel mondo vittime di violenze – Francesco il 28 dicembre 2016 scrive una lettera ai vescovi di tutto il mondo: «La Chiesa chiede di proteggere i bambini dai nuovi Erode dei nostri giorni che ne fagocitano l’innocenza. L’innocenza spezzata sotto il peso del lavoro clandestino e schiavo, della prostituzione, dello sfruttamento, delle guerre, delle migrazioni forzate. Migliaia i bambini caduti nelle mani di banditi, mafie, mercanti della morte». Le cifre danno la misura di una realtà drammatica: 75 milioni di bambini hanno dovuto interrompere l’istruzione; il 68 per cento delle persone oggetto di traffico sessuale è costituito da minori; l’Unicef prevede la morte di 69 milioni di bambini sotto i 5 entro il 2030. «Ascoltiamo il pianto” di questi bambini. La Chiesa piange non solo per  questa sofferenza ma anche perché conosce il peccato di alcuni suoi membri e il dolore dei bambini che furono abusati sessualmente da sacerdoti. Deploriamo e chiediamo perdono: si tratta di un peccato che ci fa vergognare». Peccato anche «per omissione di assistenza, il peccato di nascondere e negare».

Battezza 28 bimbi e scherza: «Il pianto, prima predica di Gesù» – Nella solenne cornice della Cappella Sistina, le grida dei bimbi che ricevono il Battesimo nella Messa presieduta dal Papa nel giorno che chiude il tempo di Natale, la prima domenica dopo l’Epifania, in ricordo del Battesimo di Gesù sulle rive del Giordano. Parla a braccio ai genitori emozionati dei 28 bambini, 13 femminucce e 15 maschietti, accolti sotto le volte michelangiolesche, per ricevere in dono la fede: «La fede è credere quello che è la verità: Dio Padre che ha inviato suo Figlio e lo Spirito che ci vivifica. Ma anche la fede è affidarsi a Dio, e questo voi dovete insegnare loro, con il vostro esempio, con la vostra vita».

Con i pianti e le urla i bimbi fanno un «concerto» come lo chiama il Papa: «A me piace pensare che la prima predica di Gesù nella stalla è stato un pianto: la prima. E poi, siccome la cerimonia è un po’ lunga, qualcuno piange di fame: se è così, voi mamme allattateli, eh!, senza paura, con tutta normalità. Come la Madonna allattava Gesù». Poi l’invito alle mamme e ai papà: «Non dimenticare: avete chiesto la fede, a voi il compito di custodire la fede, farla crescere, che sia testimonianza per tutti noi».

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