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Grande Gigante Gentile, un piccolo capolavoro di Spielberg che fa sognare

Grande Gigante Gentile si fa ricordare soprattutto per essere un film dotato di una poesia, di uno sguardo sognante e sognatore e capace di trasmettere un senso di meraviglia che raramente si vede al cinema. Uno di quei rari film che trasmettono ancora la magia del cinema e che fanno amare la settima arte.

LA SCHEDA
Regia: Steven Spielberg
Attori:  Mark Rylance, Ruby Barnhill, Jemaine Clement, Rebecca Hall, Rafe Spall, Bill Hader, Adam Godley
Genere: Avventura, Fantasy
Durata: 1h 57min
Titolo Originale: The BFG
Distribuzione Italiana: Medusa

LA RECENSIONE
Sofia è una bambina che, dopo aver perso i genitori, è stata portata in un orfanotrofio, dove trascorre le giornate da sola, senza amici e senza famiglia.
Sofia è anche insonne, e la sua mancanza di sonno la costringe molto spesso a stare sveglia fino a notte fonda ed a girovagare per l’orfanotrofio, godendosi la calma notturna mentre legge libri che raccontano di streghe, giganti e mondi fantastici.

È proprio durante una di queste notti che Sofia vede qualcosa che le cambia la vita: un enorme gigante si aggira per le strade di Londra. Il gigante si accorge velocemente della bambina, la prende e la porta con sé nel Paese dei giganti per evitare che possa raccontare ciò che ha visto. Inizia così un’amicizia, quella tra Sofia ed un Grande Gigante Gentile, che porterà entrambi a crescere ed a superare mille avversità, in un film sognante, fantastico e fantasioso che prende il suo soggetto dalla produzione letteraria di Roald Dahl, famoso per La Fabbrica di Cioccolato, Matilde ed i relativi adattamenti per il grande schermo.

Alla regia del GGG c’è poi un nome che da solo vale il prezzo del biglietto: stiamo parlando di Steven Spielberg, uno dei registi più eclettici di sempre, che negli anni si è fatto apprezzare dagli adulti con i suoi film maturi e drammatici (Schindler’s List, Munich) e dai bambini, con dei cult young-adult rimasti nei cuori di intere generazioni (E.T. l’Extra-Terrestre, Indiana Jones, Tintin).

Il GGG rientra in quest’ultima categoria di film, e ci mostra come Spielberg sia ancora un sognatore ed un regista in grado di trasmettere la magia del cinema ai suoi spettatori nonostante una carriera di quasi 50 anni.
Il pluripremiato cineasta americano mette in piedi una storia praticamente perfetta, complice anche il genio letterario di Dahl, e lo fa con una resa tecnica impressionante: nel GGG la Computer Grafica c’è, e ce n’è tantissima, ma non stanca e non da fastidio. Anzi, la sua altissima qualità aiuta gli spettatori ad immedesimarsi in un mondo dove tutto è enorme ma al contempo minuscolo.

Il Gigante, creato in CGI utilizzando il volto e la voce (almeno nella versione originale) dell’attore premio Oscar Mark Rylance è proprio come ce lo si immaginerebbe: uno sguardo familiare, dolce e compassionevole, ma anche segnato da mille (dis)avventure. Quella di Rylance nei panni del GGG è stata sicuramente una delle scelte di casting migliori della storia del cinema, e questo lo si capiva fin dai primi trailer del film. Ciò che non si poteva cogliere invece era la qualità dei dialoghi e, almeno nella versione italiana, il livello dell’adattamento: sotto questo punto di vista il team che ha tradotto e ridoppiato il film ha svolto un lavoro da applausi a scena aperta, tanto da far dimenticare che il GGG sia una produzione concepita in lingua inglese.

Al netto di tutto, al netto dell’ottima trama, della perizia tecnica e dell’adattamento sublime, il GGG si fa ricordare soprattutto per essere un film dotato di una poesia, di uno sguardo sognante e sognatore e capace di trasmettere un senso di meraviglia che raramente si vede al cinema. Uno di quei rari film che trasmettono ancora la magia del cinema e che fanno amare la settima arte.

Insomma, un piccolo capolavoro ingiustamente sottovalutato dal grande pubblico.
VOTO: ★★★★

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