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Mara e le botte del partner: “Per lui pena sospesa, può avvicinarsi ancora a me”

Ha ancora paura Mara (nome di fantasia per tutelarla), picchiata selvaggiamente dal suo compagno, che si è rivolta all'associazione La Casa delle donne di Treviglio per un percorso di recupero psicologico e sostegno e che racconta la sua storia.

“L’uomo che mi ha maltrattata ha goduto di tutti i privilegi che la legge consente a chi commette dei reati. Essendo incensurato, con la sospensione della pena è venuta meno anche la misura di divieto di avvicinamento che mi faceva sentire più sicura”. Ha ancora paura Mara (nome di fantasia per tutelarla), picchiata selvaggiamente dal suo compagno, che si è rivolta all’associazione La Casa delle donne di Treviglio per un percorso di recupero psicologico e sostegno e che racconta la sua storia.

“Purtroppo ho amato la persona sbagliata”. Comincia cosi la testimonianza che Mara ha deciso di scrivere alla fine del lungo calvario che l’ha vista protagonista.

Vittima di violenze da parte del partner fin dal lontano 2012, anno in cui andò a convivere con il suo aguzzino in seguito a un lutto in famiglia, la 39enne trevigliese dopo un lungo periodo fatto di aggressioni, umiliazioni e stalking grazie all’aiuto dell’associazione Casa delle donne di Treviglio è riuscita a riprendere in mano la sua vita nonostante la legge italiana abbia sospeso la pena verso il suo carnefice.

“Lui inizialmente era così buono con me. Forse un po’ geloso ma presente nei momenti difficili”.

Poi continua: “Quando ha iniziato a essere possessivo e violento io l’ho sempre perdonato perché provavo dei sentimenti per lui e credevo in un suo cambiamento, come lui mi prometteva”.

Le violenze però per la donna non sono mai terminate anzi, le percosse si sono moltiplicate a causa della gelosia del compagno fino a sfociare in veri e propri pestaggi che hanno portato la vittima a recarsi al pronto soccorso per essere medicata.

“Ricordo in particolare una notte – racconta – durante le feste natalizie. Mi arrivò un messaggio di auguri sul telefono da una amica. Lui pur leggendo il nome, inizio a dire che era il mio amante, richiamò il numero ma la mia amica non rispose… scoppiò l’inferno”.

Da lì partì una serie di violenze fisiche e verbali che culminarono con la rottura del setto nasale della donna. “Mi diede sberle, pugni, calci, mi fratturò il naso, avevo il volto gonfio e pieno di sangue ma lui non si fermava. Ricordo che mi spinse su una poltrona, iniziò a sbattermi la faccia contro la ringhiera della scala. Ho pensato ‘adesso mi ammazza’”.

Fortunatamente di lì a poco sarebbero intervenuti gli uomini delle Forze dell’Ordine per sedare la furia dell’uomo.

Da qui è partito il percorso di Mara per uscire da questo incubo. Avvalendosi dell’aiuto della Casa delle donne di Treviglio, che da anni si occupa di portare aiuto alle donne in difficoltà, la ragazza ha iniziato un cammino di “recupero” fatto di sostegno psicologico e legale sfociato nella causa per maltrattamenti e stalking perpetrata verso il suo aguzzino.

Un anno e quattro mesi la pena prevista per l’imputato, che è stata però sospesa dal giudice in virtù della buona condotta dell’ex partner nell’ultimo periodo e per il fatto che l’uomo risultava incensurato.

E’ proprio su questo fatto che Mara e Milva Facchetti, responsabile della Casa delle donne, vogliono porre l’accento. Il loro appello infatti è volto a sensibilizzare istituzioni e cittadini sul fatto che le leggi attuali portano a situazioni in cui anche chi ha commesso il crimine può godere di tutti i privilegi che la legge consente a chi commette reati portando a riduzioni della pena o addirittura la sospensione, cosa che non succederebbe se le punizioni fossero più aspre per chi commette certi tipi di violenze.

Infine la ragazza volge un appello a tutte le donne vittime di soprusi: “Bisogna denunciare davanti alla magistratura questi delinquenti, se io non avessi denunciato sarei ancora in quella maledetta situazione, sarei ancora la sua vittima”.

Commenti

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  1. Scritto da scapigliato

    Bene la denuncia senza esitare, ma sono perplesso sulla proposta di alzare la pena solo per impedirne la sospensione condizionale. Con sconti e benefici esistenti, la pena minima andrebbe aumentata tantissimo, così che superi sempre i tre anni (altrimenti c’è sospensione o affidamento in prova). Se il giudice vuol negare la sospensione, può già farlo con qualsiasi pena; se ritiene che il reo abbia imparato la lezione, difficile negarla. Il problema, più che di leggi, è di attenzione e buon senso nell’applicarle.