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Povertà assoluta, ovvero miseria, a Bergamo ventimila famiglie: “Serve un fondo territoriale”

La fotografia e le speranze della Cisl di Bergamo sul vorticoso aumento della miseria da quando è iniziata la crisi. Meloni: “No a tempi lunghi, o il disagio diventerà disgregazione sociale”

La fotografia e le speranze della Cisl di Bergamo sul vorticoso aumento della miseria da quando è iniziata la crisi. 

A Bergamo sono oltre 20.000 le famiglie in condizione di povertà assoluta, su 4 milioni e 600 mila a livello nazionale. La povertà, conseguenza della grave recessione degli ultimi anni ha raggiunto anche a Bergamo valori di estrema emergenza, con il rischio che la stessa emergenza se non si consoliderà nel 2017 una robusta e diffusa crescita economica, aumenti ulteriormente la sua gravità.

Dall’inizio della crisi, le persone in povertà assoluta in Italia sono aumentate del 155%. Povertà assoluta è il termine tecnico che indica la miseria: la vive – infatti – chi non riesce a raggiungere lo standard di vita definito dall’Istat “minimamente accettabile”, con riferimento ad alimentazione, abitazione, vestiario, trasporti ed altre esigenze primarie.

Da gennaio l’Italia sarà l’unico Paese europeo nel quale lo Stato non fornirà un aiuto alle persone in povertà assoluta. La Grecia infatti, che condivideva questo primato negativo con il nostro Paese, ha deciso di introdurre nel 2017 un sostegno pubblico a chiunque si trovi in tale condizione. Nell’ultimo anno sono stati realizzati significativi passi in avanti per colmare questa carenza, pur se il SIA ad ora ha visto il rifiuto fra il 40 e l’80% delle domande inoltrate, escludendo i nuclei famigliari più giovani. Vi hanno lavorato insieme il Governo e le principali forze parlamentari, di maggioranza e di opposizione.

L’Alleanza contro la povertà (di cui la Cisl fa parte) ha contribuito attraverso un’attività costante di sensibilizzazione, pressione e proposta. È stata così avviata una misura transitoria, destinata a 3 poveri su 10. È, soprattutto, cominciato il percorso parlamentare della legge delega per l’introduzione del Reddito d’Inclusione (REIS) , giunto a buon punto. Il REIS dovrebbe rivolgersi a tutti i poveri, fornendo loro un contributo monetario, per affrontare le difficoltà economiche di oggi, insieme agli strumenti per costruirsi un domani migliore (formazione professionale, nidi per i figli, sostegno psicologico e così via, in base alle diverse esigenze di ognuno).

Secondo i dati ISTAT, anche in provincia di Bergamo, la povertà aumento tra i giovani sotto i 34 anni (l’8,3% contro il 6,7 di due anni fa) e tra gli stranieri (+ 1,7% la quota di popolazione scesa sotto la soglia di sussistenza).

C’è poi, naturalmente, la popolazione anziana: nella provincia di Bergamo vi sono infatti oltre 26 mila persone con reddito da pensione inferiore a mille euro mensili (lordi). Di questi, ben 11 mila sono sotto i 500 euro.

“Serve un’ azione forte e concertata a livello territoriale, un lavoro di rete che diventi prima di tutto servizio al territorio, far vivere tutte le possibili forme di partecipazione – dice Giacomo Meloni, della segreteria provinciale Cisl – che possa produrre proposte e interventi mirati a ridurre e debellare la povertà, proposta che la Cisl di Bergamo rilancia con forza al territorio, come pure l’adozione di un fondo territoriale” .

Crescita ed inclusione sociale “sono il binomio su cui si deve puntare uniti per vincere il fenomeno dilagante della povertà e dell’impoverimento, ripensando anche più adeguati interventi di welfare territoriale e di inclusione socio-lavorativa. Non sono permessi tempi lunghi – conclude Meloni -, prima che il disagio produca disgregazione sociale è necessario passare da una logica emergenziale ad una logica strutturale”.

Secondo il segretario Cisl, “il clima di incertezza politica rischia di privare tante famiglie indigenti della possibilità di ricevere il sostegno pubblico di cui hanno necessità. Affinché ciò non accada, l’Alleanza contro la povertà chiede di approvare la legge delega di introduzione del Reddito d’Inclusione e di predisporre il Piano nazionale contro la povertà”.

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