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Oceania, il meno americano dei film Disney

Oceania delinea i tratti di una civiltà, con continui rimandi alle leggende, alle tradizioni, ai ritmi ed alle musiche tipiche, tanto che si fa quasi fatica a capire se il film sia un prodotto di pura animazione per bambini o un documentario animato e romanzato sulla società polinesiana.

Regia: John Musker, Ron Clements

Attori: Auli’i Cravalho, Dwayne Johnson, Rachel House, Temuera Morrison, Nicole Scherzinger, Jemaine Clement, Alan Tudyk, Angela Finocchiaro, Raphael Gualazzi

Genere: Animazione (Tecnica mista)

Durata: 1h 43min

Titolo Originale: Moana

Distribuzione Italiana: Walt Disney Italia

VOTO FINALE: ★★★ ½

Qui la programmazione dei film della settimana a Bergamo e in provincia

Recensione:

Vaiana è la figlia del capo della tribù indigena che vive sull’isola di Motunui, nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico. Appena prima di succedere al padre e diventare capotribù, Vaiana decide di lasciare la sua isola, composta perlopiù da agricoltori e pescatori, per esplorare l’oceano alla ricerca del semidio Maui, per costringere quest’ultimo a riportare al suo posto il cuore di Te Fiti, la divinità che ha generato la vita nel mondo, in modo da permettere alla sua isola ed a tutto il mondo di sfuggire ad un futuro di fame e carestia.

Il viaggio di Vaiana, che viene sapientemente raccontato dalla Disney nel suo 56esimo classico, è però anche il viaggio di un’adolescente verso l’età adulta, una grande metafora che racconta quel viaggio interiore che ogni giovane intraprende alla ricerca del proprio sé, delle proprie aspirazioni ed ambizioni per il futuro e, più in generale, della propria identità come adulto.

Oceania racconta anche dell’importanza della Memoria, di come il ricordo di quello che l’Uomo era un tempo sia importante per definire ciò che l’Uomo è oggi e sarà in futuro, ma anche dell’accettazione di se stessi e dell’altro, del diverso, nella società: ed è forse per questo che il primo film Disney che tradisce, in tutto e per tutto, una tradizione, quella polinesiana, diversa da quella dell’occidente nordamericano ed europeo, è uno dei migliori usciti negli ultimi anni. Sì, anche meglio di Frozen, film beniamino di tutte le bambine italiane e non solo.

Ripercorrendo una tradizione iniziata con Mulan e Pocahontas e portata avanti, anche se solo parzialmente, dalla Principessa e il Ranocchio, Oceania delinea con una forza incredibile i tratti di una civiltà, e non ha paura di mostrarla nella sua interezza, con continui rimandi alle leggende, alle tradizioni, ai ritmi ed alle musiche tipiche di essa, tanto che si fa quasi fatica a capire se il film sia un prodotto di pura animazione per bambini od un documentario animato e romanzato sulla società polinesiana. Che l’incipit ed i personaggi del film fossero ripresi da un mito delle civiltà Maori del Pacifico si sapeva già da tempo, tanto che Maui e Te Fiti sono dèi effettivamente presenti nella cultura Maori, ma vedere un film d’animazione indirizzato ad un pubblico di bambini che mostra usi e costumi di società lontanissime dalla nostra fa ben sperare per un futuro di accettazione reciproca e di scambio interculturale.

Oceania

Ad una molteplicità di significati e di livelli di lettura si aggiunge poi un incredibile comparto tecnico, perché, se la storia è originale e lontana dai canoni della Disney, l’animazione tridimensionale della casa di Topolino sembra essersi finalmente riassestata su livelli di eccellenza che si temeva ormai fossero specifici delle sole produzioni Pixar, e con questo film si vedono i risultati dell’acquisto da parte di Disney dello studio di Toy Story e degli Incredibili: vedere John Lasseter, guru dell’animazione al PC e cofondatore di Pixar, tra i produttori di Oceania dice molto sulla bontà tecnica della produzione. Una resa degli ambienti incredibilmente dettagliata e realistica, sulla falsariga del Viaggio di Arlo, ed un’attenzione maniacale alle superfici sabbiose ed all’acqua rendono Oceania uno dei film d’animazione più belli da vedere di sempre. Ed è proprio grazie alla bellezza dell’acqua che l’Oceano diventa un personaggio vivo ed attivo nel film, aiutando la nostra eroina nella sua impresa.

L’unico difetto degno di nota del film Disney si trova però nella resa dei volti dei suoi personaggi, ed in particolare in quello di Vaiana: una mancanza non di poco conto, considerato che stiamo parlando della principale protagonista della produzione. Purtroppo alcune animazione risultano già viste e legnose, ed il volto della nuova principessa Disney si rifà ancora ai canoni di bellezza occidentali settati da quasi un decennio con Rapunzel prima e con epoi. Un vero peccato, considerato che Vaiana proviene dalla parte del globo opposta rispetto ad Anna, Elsa e Rapunzel e che la scelta di “standardizzare” il volto della principessa polinesiana stride molto con l’ideale di accettazione intrinseco del film.

 

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