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Che sia un anno con le idee più chiare su democrazia e leggi elettorali

Vorrebbe augurare un Buon 2017 ai lettori, Beppe Crespolini, ma poi si tuffa nei meandri delle leggi elettorali che via via vanno stravolgendo sempre più il buon senso e la democrazia.

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È arrivata anche la fine del 2016, la fine di un anno molto problematico che lascerà in eredità all’anno nuovo un sacco di problemi. Quindi, il vecchio proverbio che recitava “anno nuovo, vita nuova”, rimane in vita solo per essere sconfessato. Ma, accidenti, chi l’ha coniato avrà avuto buone ragioni per giustificarne la creazione. È probabile che nei lontani tempi che furono, quando la Democrazia era una parola da scriversi con la lettera maiuscola per rispetto nei confronti del concetto che sottendeva, ci fossero buoni motivi perché qualcuno desse vita al detto di cui si sta parlando proprio perché ogni anno portava con sé qualche cosa di nuovo che gratificava o remunerava la gente della fiducia concessa agli amministratori della nazione. Invece, abbiamo un altro governo nominato e non eletto, a scapito di quella benedetta e grande parola della quale si riempiono la bocca tutti i politici, i primi pronti a soffocarla nella pratica, tutti, a turno, e solo per un mero calcolo di convenienza.

Del resto, che cosa ci si poteva aspettare dall’inventore del Mattarellum, parola che io associo sempre al mattarello, quello in legno che la nonna usava per stendere la pasta? Quella legge elettorale fu un duro colpo inflitto alla democrazia. E la nostra classe politica, ignorando artatamente questi dettagli che, voglio sottolinearlo, non sono quisquilie, mette a capo del Paese questa bella figura di esperto giocoliere, ben celate da un atteggiamento di umana disponibilità verso la gente, la sua gente.

Non allarmatevi, non sono avvezzo all’insulto, no, ma alla critica documentata sì. Se mai vi capiterà di leggere un volumetto piccolo piccolo, scritto da Sandro Fontana, personaggio politico di spicco quando ancora si votava ed ora, purtroppo, passato a miglior vita, in poche righe, noterete che l’autore spiega il grande trucco antidemocratico contenuto nel mattarellum, strumento elettorale approvato dopo il referendum del ’93 che abrogava la legge elettorale proporzionale con un quesito alquanto irregolare, dato che non si può indire un referendum mirato solo ad eliminare singole parole o frasi, “stravolgendo – dice Fontana –  in maniera eversiva” il dettato costituzionale che non prevede referendum parziali di singole leggi.

Da lì in poi le leggi elettorali hanno assunto i nomi più strani, partendo da riferimenti al porcile con il Porcellum, per ripresentarsi poi con la vezzosa proposta denominata consultellum.

Si vocifera che qualcuno voglia riproporre il Mattarellum modificato pur di votare in fretta, nei prossimi mesi. L’opportunità nasce dalla possibilità che il renziano Italicum debba essere rimesso in discussione o che debba essere modificato per le osservazioni che potrebbe fare la Corte costituzionale. Da rilevare che il Mattarellum, legge elettorale predisposta da Sergio Mattarella dopo il referendum del ’93, non rispettava nemmeno il volere espresso dal popolo “in quanto il quesito referendario riguardava unicamente la legge elettorale del Senato, mentre la nuova legge modificava in senso uninominale e maggioritario anche le procedure per l’elezione alla Camera”.

La legge, il Mattarellum, assegnava al partito o alla coalizione che avesse raggiunto la maggioranza relativa nei collegi, il 75% dei seggi di Camera e Senato; altro che premio di maggioranza previsto da Renzi.

Non ci eravamo ancora ripresi dal colpo di mattarello sulla nuca che qualcuno ha pensato di rinchiuderci in un recinto di maiali proponendoci il Porcellum, ed ora si vocifera che la grande novità potrebbe essere quella di vederci servito di nuovo quel piatto stantio e antidemocratico del Mattarellum con qualche variante, tanto per far sì che non sia proprio identico. Ma dove trovano il tempo per studiare queste furbate i nostri governanti? La fantasia non ha limiti sul nostro territorio. Mi stupisce, anzi no, il fatto che nessuna “grande” testata giornalistica abbia mai approfondito questi temi.

Sembrava che il Renzianellum fosse l’ultima bischerata, votata comunque da tanti prima della rottura, ed ecco che di nuoco il quadro si ribalta e la tela ci propone un’altra immagine. Ci si stava già chiedendo e quasi scommettendo su alcuni temi quali: “Ci sarà o non ci sarà il premio di maggioranza? Andremo a votare quando i signori del palazzo lo decideranno, con la nuova legge elettorale o con la vecchia o addirittura con due sistemi diversi per Camera e Senato come propongono i grillini?”

Non vi sembra carino il consultellum? Io mi sento offeso da queste meline da esperti di slalom e prendo atto di una cosa e cioè che il nuovo è peggio del vecchio.

È arrivata l’ora che l’intero universo politico la smetta di pigliarci per i fondelli. Siamo popolo, sì, ma non un ammasso di cretini. Questi gentiluomini si accapigliano sul palcoscenico pubblico solo al fine di mantenere le posizioni o di conquistare il potere, soffermandosi per mesi su argomenti di cui alla gente poco o nulla interessa mentre il popolo, questo UFO che tutti nominano e che nessuno considera, si arrabatta alla meglio per riuscire a stare a galla.

E allora, a chi crediamo? A quale concetto di democrazia ci affidiamo? Caro professor Fontana, adesso ti cito testualmente perché sto rischiando di sbandare a causa del nervosismo che mi prende quando parlo o scrivo di questi argomenti. Sempre parlando di Mattarellum, Fontana, da docente qual era, afferma: “A tanto non era arrivata nemmeno la legge Acerbo che Mussolini nel 1924 aveva utilizzato per assicurarsi la maggioranza assoluta del Parlamento che assegnava il 66,6% dei seggi al Partito che avesse ottenuto il 25% dei suffragi, cioè una maggioranza di due terzi e non di tre quarti come invece prevedeva la legge predisposta da Sergio Mattarella”, ora Presidente della Repubblica, aggiungo io!

A quei pochi o tanti che leggeranno queste righe, chiedo scusa perché ero partito per scrivervi gli auguri di un felice anno nuovo e poi, parola dopo parola, ho sentito la necessità di condividere questi pensieri con voi, data la particolare situazione che stiamo vivendo. Ho il massimo rispetto anche di coloro che, in caso di mancata condivisione, mi manderanno a quel paese. Nessuna paura, gli auguri che compariranno in fondo varranno anche per loro e saranno sinceri proprio perché Democrazia insegna che terminata una discussione anche dai toni sostenuti, una stretta di mano e un augurio rinfrancano i contendenti, se nessuno ha l’intenzione di prevalere o di convertire ed io, vorrei che mi credeste, non ho proprio spirito missionario.

Credo di avere già fatto pubblica ammissione che difficilmente serbo rancore e che non appartengo a nessun colore rappresentato nell’arco del governo. Non seguo più i colori ma le idee, le proposte, i progetti e poi, però, ne verifico l’attuazione. Sono solo una persona che ragiona, come voi, su certi fatti e che ama approfondirli.

Sandro Fontana diceva nel volumetto intitolato “Il ritorno della sovranità popolare” (preciso, a scanso di equivoci interpretativi, che il prof. Fontana apparteneva alla Democrazia Cristiana e non a qualche strano movimento extra-parlamentare) che gli attuali partiti, privi di una classe politica all’altezza delle difficoltà dei tempi, si limitano a complicare, ad accentuare e dilatare gli aspetti negativi delle leggi elettorali precedenti. Da profondo studioso della storia politica quale era, indicava i percorsi da evitare. Li hanno ignorati tutti e di nuovo siamo in una palude dalla quale speriamo di uscire prima che qualche coccodrillo ci azzanni.

Beh. Riprenderemo a tempo debito queste riflessioni. È giunto il momento che ci rassereniamo e che ci stringiamo la mano augurandoci il miglior nuovo anno possibile. Nonostante gli insulti fatti alla Democrazia da eminenti personaggi, io voglio continuare a credere in un futuro della nostra Italia che chiede alla classe politica di fare il minor danno possibile alla gente, considerato che di bene se n’è visto molto poco.

Auguri di cuore a tutti. Nel limite del possibile siate sereni e non aspettate che qualcuno venga a liberarvi perché “schiavo è colui che attende che qualcuno lo liberi”, diceva un eminente pensatore. Liberatevi da soli da pregiudizi e da rancori, seguendo con coerenza l’idea o l’ideale che ritenete giusto non solo per voi ma per tutti coloro che abitano questa nazione.

Buon Anno

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