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Micheli: “Vorrei che tutti i bergamaschi fossero i veri ambasciatori di Donizetti” foto

Francesco Micheli, direttore artistico della Fondazione Donizetti, traccia un bilancio della stagione lirica 2016 ed esprime un desiderio, mentre annuncia che a gennaio lavorerà con Elio a Firenze per Cantiere Opera.

Chissà cosa si pensa quando cala il sipario, quando applausi, strette di mano e sorrisi certificano che è stato un successo? “Si pensa alla prossima sfida” risponde di getto Francesco Micheli, direttore della Fondazione Donizetti. E c’è da credergli. E aspettarsi per la prossima stagione lirica al Teatro Donizetti ancora sorprese, novità, anteprime. La stagione appena conclusa conta sold out per 10 serate, incremento di incassi e di pubblico, il 40% di stranieri: numeri da far tremare i polsi. Invece Micheli nel tracciare il bilancio parte da un punto di vista diverso.

“Quando sono arrivato a Bergamo ho compreso subito che c’era la sana consapevolezza che Donizetti avesse bisogno di un festival. C’era la necessità quasi naturale di una lunga festa che lo celebrasse, da una parte, e che, dall’altra, coinvolgesse tutta la città”.

Un festival che è altro dalla stagione lirica.
“La stagione lirica segue il suo corso, all’interno ospita concerti, mostre, attività dedicate a Donizetti che è un compositore mondiale che ha un suo pubblico”.

Il Donizetti Festival nasce però al suo secondo anno di direzione a Bergamo. Quando ha capito che c’era questa possibilità?
“Per onor del vero la stagione lirica al Teatro Donizetti a Bergamo ha sempre avuto una parte apprezzabile di pubblico straniero. Lo scarto lo ha fatto “Anna Bolena” che abbiamo messo in cartellone lo scorso anno. Un’opera di rango internazionale con una produzione davvero eccezionale. Lì abbiamo capito che c’era spazio per crescere offrendo produzioni di qualità su opere di Donizetti meno rappresentate. Così abbiamo creato un cartellone che ha messo in scena in prima moderna due opere di Gaetano “Olivo e Pasquale” e ”Rosmonda d’Inghilterra”. A queste abbiamo affiancato il concerto diretto da Riccardo Muti alla presenza del Presidente della Repubblica nel dies natalis, un’occasione storica per il primo anno di programmazione del festival che ha avuto proprio in Muti e Mattarella due padrini di eccezione. Collateralmente abbiamo proposto una serie di concerti ed eventi che hanno arricchito il cartellone per questi dodici giorni intendi del primo Donizetti Festival”.

Lo scorso anno, proprio a Bergamonews, aveva lanciato un appello alla città perché riscoprisse Donizetti. Sono passati dodici mesi. Qualcosa è cambiato?
“Direi di sì. L’incontro con i commercianti del Duc e con le guide turistiche ci ha permesso di essere presenti nelle vetrine dei negozi, negli alberghi e ristoranti, oltre che nei tour della città. È stato molto bello, ma si tratta solamente di un punto di partenza. Del primo passo”.

Che cosa sogna o desidera che Bergamo facesse per Donizetti?
“Il lavoro svolto quest’anno è stato molto prezioso, bello, ma estemporaneo. Tutti i bergamaschi devono fare un lavoro di assimilazione costante e profonda per conoscere Gaetano Donizetti e le sue opere. La sua produzione è sì un’eredità del passato, ma proprio perché è un patrimonio culturale comune va amato, conosciuto, preservato e tramandato. Vorrei che i bergamaschi, tutti i bergamaschi, fossero i veri ambasciatori di Donizetti”.

La prossima stagione lirica vede due personaggi bergamaschi in dialogo tra loro: Gaetano Donizetti e Giacomo Quarenghi. Un azzardo?
“No. Per niente. Bergamo è una grande città d’arte, questo è profondamente vero. Ha un prezioso patrimonio che va valorizzato. È che noi bergamaschi non siamo per niente abili nell’ostentare le nostre virtù. Prendere un’opera di Donizetti come “Il borgomastro di Saardam”, che vede tra i protagonisti lo zar Pietro il Grande, e legarlo alle celebrazioni dedicate a Giacomo Quarenghi è un invito molto attuale per Bergamo”.

Invito?
“A Bergamo ci sono moltissime brave e competenti persone, associazioni, enti che lavorano. Ma lo fanno in solitudine. Una solitudine che depotenzia l’effetto del loro operato. Credo che questo binomio Gaetano-Giacomo costringa i diversi soggetti orobici a dialogare tra loro. Bergamo deve imparare a fare più squadra. Non è una critica, il mio è un auspicio, un augurio che faccio con cuore a Bergamo”.

Elio in questi giorni sta presentando i capolavori della lirica per il quotidiano La Repubblica.
“Elio è un grandissimo musicista e conoscendolo posso anche dire che è un vero artista. Ha competenza, verve scenica, è un grande divulgatore ed ama molto la lirica. In questo progetto editoriale si è avvalso anche di Paolo Fabbri, direttore scientifico della Fondazione Donizetti. Era da anni che con Elio ci sfioriamo per capire che cosa potessimo fare insieme. E così lavoreremo insieme a fine gennaio 2017 per il teatro Della Pergola, dove presenteremo un lavoro simile a quello di Repubblica, ma dal vivo. Sarà un viaggio dentro il meraviglioso, e ahimè troppo spesso sconosciuto, mondo dell’opera lirica, la forma di spettacolo dal vivo ancora oggi più diffusa al mondo”.

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