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Boom di accessi al pronto soccorso: “Tanti per l’influenza, venite solo per problemi gravi”

Roberto Cosentini, primario di pronto soccorso al Papa Giovanni di Bergamo, conferma l'aumento degli accessi nei giorni di Natale: “Ma non è solo colpa dell'influenza: il consiglio è quello di rivolgersi a noi solo in casi di grave pericolo”.

Gli esperti lo avevano annunciato: l’influenza di questa stagione invernale sarà molto aggressiva e colpirà quasi 7 milioni di italiani. Stime che, a giudicare dai primi dati, rischiano di avere una triste conferma: secondo Influnet, il sistema nazionale di sorveglianza epidemiologica e virologica dell’influenza coordinata dal Ministero della Salute, nella cinquantunesima settimana del 2016 i casi stimati di sindrome influenzale rapportati all’intera popolazione italiana sono circa 439mila, per un totale di circa 1.330.000 casi a partire dall’inizio dell’osservazione.

Proprio durante la penultima settimana dell’anno si è osservato un forte aumento dell’attività virale che pare in anticipo rispetto alle precedenti stagioni influenzali: la settimana precedente i casi erano circa 261.800, quindi l’incremento è stato quasi doppio.

Nel weekend natalizio i pronto soccorso di tutta la Regione hanno faticato e a Varese addirittura l’ospedale si è visto costretto a bloccare i ricoveri programmati: tanti gli utenti che si sono presentati con sintomi influenzali e che sono rimasti in attesa di un letto in reparto.

Giornate difficili anche per il pronto soccorso dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, in particolare quella di martedì 27, ma è riduttivo imputare il maggiore afflusso alla sola sindrome influenzale: in questo periodo, infatti, l’aumento degli accessi è fisiologico e segue gli andamenti degli anni scorsi.

Dal punto di vista degli accessi lunedì 26 e martedì 27 hanno fatto segnare numeri importanti, rispettivamente 372 e 373, il 32% in più rispetto alla media giornaliera. Ma dalla vigilia di Natale in poi non si è mai andati sotto quota 300, tra i 327 del 24 (+16%) e i 310 del 25 (+10%).

“Numeri dovuti principalmente alla coincidenza di due elementi – spiega il primario di Pronto Soccorso del Papa Giovanni Roberto Cosentini -. Per 3 giorni la medicina di base è rimasta inaccessibile alla popolazione a causa dei giorni di festa e poi c’è stato il fattore epidemia influenzale che è arrivata anche da noi. Ha colpito soprattutto i bambini ma anche gli adulti, specialmente se affetti da malattie croniche. Sui bambini possiamo tranquillamente dire che il 50% degli accessi era dovuto all’influenza: l’offerta ridimensionata sul territorio li ha fatti confluire tutti da noi”.

La capacità di gestione del Pronto Soccorso del Papa Giovanni è riconosciuta ma il dottor Cosentini ammette che sono stati giorni duri in cui tutto il personale è stato messo alla prova: “L’appello che facciamo sempre è quello di rivolgersi a noi solo in presenza di problemi gravi o di situazioni di pericolo di vita, quindi a livello di respirazione, cuore o altre capacità vitali come alimentazione e idratazione. Avere la febbre alta di per sé non è un pericolo, lo diventa se va ad interferire con le funzioni vitali del paziente: in caso contrario il consiglio è quello di rimanere a casa a riposo, evitando una visita inutile e di mettersi in una situazione di potenziale pericolo visto che il passaggio in pronto soccorso non è mai a rischio zero, considerata la possibilità di contagio”.

Le parole del primario trovano riscontro nei dettagli degli accessi, dai quali si nota come la stragrande maggioranza dei pazienti sia arrivato in codice verde, tra il 59 e il 65% del totale nei quattro giorni presi in esame.

Nessun blocco dei ricoveri programmati come avvenuto a Varese e come era invece successo la settimana scorsa ma un notevole aumento del lavoro: elemento da non sottovalutare è anche l’incremento degli accessi in codice rosso che negli ultimi giorni sono stati molto sopra la media, addirittura il 100% in più martedì 27 con 10 pazienti.

Nella cronaca nazionale degli ultimi mesi hanno trovato spazio diversi episodi di meningite, in alcuni casi anche letale: “E’ una malattia sulla quale prestiamo la massima attenzione durante tutto l’anno – conclude Cosentini –. Qui a Bergamo non abbiamo avuto riscontri né, fortunatamente, alcuna psicosi dovuta alle notizie di cronaca”.

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