BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Grande Guerra, Pillola 105: la decima spallata, obbiettivo Trieste fotogallery

Cadorna progettò una decima offensiva che avrebbe dovuto gettare le basi della caduta del fronte nemico, tra Gorizia e il mare, e la conquista di Trieste: nei piani dei comandi italiani si trattava della spallata decisiva.

Dopo la lunga pausa invernale, che determinò una generale stasi operativa sul fronte isontino, all’arrivo della primavera, Cadorna riprese il suo lento lavoro di logorio dell’Isonzoarmee austroungarica, progettando una nuova massiccia spallata al dispositivo difensivo avversario.

Occorre dire che questa tattica, apparentemente insensata ed infruttuosa, nella realtà stava producendo, sia pure con maggior lentezza del previsto, gli effetti che il comandante italiano si era prefissato di ottenere, ovvero la progressiva indifendibilità della linea austriaca, con la prospettiva di un definitivo collasso dei soldati di Boroevič, a forza di combattere battaglie di contenimento in costante inferiorità numerica.

Il problema di questa tattica erano i costi umani, che erano altissimi: di questo, però, Cadorna si disinteressava completamente, mosso dal calcolo, cinicamente matematico, delle minori possibilità di rincalzo degli austroungarici rispetto all’Italia.

Insomma, le riserve di Boroevič sarebbero finite prima delle sue e questo gli avrebbe, alla fine, dovuto dare la vittoria in questo sanguinoso braccio di ferro. Così, venne pianificata una decima offensiva, che avrebbe dovuto, nei piani di Cadorna, gettare le basi della caduta del fronte nemico, tra Gorizia e il mare, e la conquista di Trieste, presumibilmente grazie ad una, già preventivata, undicesima battaglia.

In realtà, Cadorna avrebbe voluto che già la decima spallata avesse carattere strategico, ed aveva domandato, proprio per questo, un consistente supporto agli alleati dell’Intesa, quantificabile in una decina di divisioni: questi, però, alla conferenza di Roma, del gennaio 1917, avevano risposto picche, dato che le truppe sarebbero servite per le programmate azioni primaverili sul fronte occidentale (in particolare, l’offensiva di Nivelle sull’Aisne). Gli italiani, dunque, dovettero fare da soli e ripiegare su di un’azione interlocutoria.

La situazione italiana, all’indomani della nona battaglia dell’Isonzo, era sostanzialmente invariata, rispetto allo schieramento successivo alla presa di Gorizia, nell’agosto del 1916: la strada era sbarrata, sull’Isonzo, dalla formidabile dorsale che andava dalla quota 383 di Plava fino al San Gabriele, mentre, verso il mare, dominava ogni azione italiana la fortezza di pietra dell’Hermada, che si era dimostrata un ostacolo insuperabile per i soldati della 3a armata.

I piani italiani prevedevano un’offensiva che, almeno all’inizio, investisse tutto il fronte, in modo da non permettere agli avversari di concentrare le loro risicatissime riserve nei punti critici, per poi sferrare un colpo d’ariete, che avrebbe investito la bastionata isontina e, in un secondo tempo, il settore dal Vipacco al mare. Per questa operazione, comunque molto vasta, erano disponibili tre corpi d’armata, il X, il XIII ed il VII, della 3a armata, schierati, rispettivamente sul Vipacco, a Castagnevizza e a Bonetti di Doberdò (quota 208).

Nel settore di Gorizia, invece, era stata creata una nuova grande unità, denominata Comando Zona Gorizia, che schierava il II corpo d’armata a Plava, il VI dal Monte Santo al Panovizza, mentre l’VIII si stendeva fino alla Vertoibizza. La tattica, nonostante tutte le esperienze precedenti, rimase invariata, rispetto al solito stile del regio esercito: dal 12 al 14 maggio le artiglierie bombardarono pesantemente le linee avversarie, sconvolgendole, ma certamente non annichilendo le capacità difensive dei valorosi difensori dell’Isonzo.

A mezzogiorno del 14 maggio, scattarono le fanterie, e ricominciò il massacro. I fanti italiani attaccarono con il consueto coraggio ed ottennero alcuni risultati che, in prospettiva, avrebbero potuto essere determinanti: travolsero, con la forza del numero, l’eroico battaglione che difendeva, da solo, la terribile quota 383, bagnata dal sangue di migliaia di caduti delle precedenti battaglie; raggiunsero i fortini di Zagomila, sulla via del Vodice e la quota 535 del Kuk, mentre dei reparti della brigata Campobasso riuscirono addirittura a mettere piede tra le rovine del santuario di Sveta Gora, sulla contesa cima del Monte Santo.

Tuttavia, proprio per le inveterate cattive abitudini dei comandi italiani, alcune di queste conquiste territoriali e, in particolare, quella fondamentale del Monte Santo non poterono essere mantenute, a causa del prevedibile contrattacco austroungarico, che riconquistò le martoriate rovine della chiesa. Anche i sanguinosi progressi italiani ad est della città, che avevano portato alla conquista della quota 126 di Grčna e di quota 174 di Tivoli non poterono essere mantenuti. Il giorno 15, gli italiani ottennero un risultato importante, insediandosi stabilmente sul Kuk e sulla sella del Vodice, ponendo le premesse dell’offensiva vincente dell’agosto 1917, più nota come “battaglia della Bainsizza”.

In effetti, i piani italiani stavano spostando il baricentro dello scontro sull’Isonzo in direzione dell’altopiano della Bainsizza, la cui conquista avrebbe permesso una vasta manovra aggirante nei confronti del Carso ed una decisa puntata in direzione di Ljubljana, attraverso la via di Čepovan: in quest’ottica, il controllo della dorsale Kuk-Vodice-Monte Santo diveniva essenziale strategicamente. Mentre il Comando Zona Gorizia si dissanguava sulle pendici sopra l’Isonzo, le 4 brigate della 21a e 22a divisione venivano respinte con perdite gravissime. Il 15, la 47a divisione stabilì una testa di ponte aldilà del fiume, nel settore di Bodrež, che sarebbe stata mantenuta fino al 20 maggio, ma non vi furono altri risultati di rilievo nel settore.

La battaglia intorno a Gorizia proseguì fino al 21 maggio, con violenti e sanguinosi contrattacchi austroungarici, tesi a ripristinare la situazione iniziale, ma gli italiani mantennero le loro conquiste e, in particolare, il Vodice. Il 23 maggio, toccò alla 3a armata passare all’offensiva: mentre l’XI corpo assaliva il Volkovnjak, che si difendeva assai tenacemente, il XIII ed il VII sfondarono le linee avversarie, aggirarono l’Hudi Log e conquistarono Jamiano. A Monfalcone, intanto, venivano occupate le quote 92, 77, 58 e 21. La mattina del 25, gli italiani arrivarono ai piedi della terribile Hermada, dopo aver finalmente conquistato l’Hudi Log e si spinsero fino a San Giovanni e Medeazza: la via per Trieste sembrava meno preclusa, in quel momento, anche se la fortezza Hermada incombeva minacciosa sui fanti in grigioverde. Infine, il 27 maggio, le esauste truppe del VII corpo d’armata arrivarono alle bocche del Timavo, e lì si fermarono.

Nei due giorni successivi, la nuova linea si stabilizzò e la battaglia andò esaurendosi. Ben presto, tuttavia, sarebbe scattata la poderosa risposta dell’Isonzormee, niente affatto rassegnata alla perdita di posizioni importanti: il 4 giugno, una violenta ed improvvisa controffensiva austroungarica si scatenò sulle truppe italiane, al Fajti Hrib, a Castagnevizza, a Jamiano, e ributtò gli italiani sulle loro posizioni di partenza.

Dopo una battaglia violentissima, durata due settimane e costata loro 160.000 perdite, gli italiani conservavano solamente le conquiste territoriali ottenute dal Comando Zona Gorizia sul crinale Kuk-Vodice: gli austroungarici, che avevano perso 125.000 uomini, non avevano ceduto per la decima volta, ma le loro energie stavano per esaurirsi, e Boroevič lo sapeva perfettamente. Il vecchio “Leone dell’Isonzo”, però, sapeva ancora ruggire, e l’avrebbe dimostrato.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.