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La Pasqualina, il bar dell’anno, svela il suo segreto: “Far sentire tutti a casa” fotogallery

Riccardo Schiavi, 48 anni, titolare de La Pasqualina di Almenno San Bartolomeo racconta la storia di un successo: l'antico e rinomato locale di famiglia che oggi è un brand italiano, fattura 2 milioni di euro e dà lavoro a una quarantina di persone. Nel 2016 è stato riconosciuto come il Bar più bello d'Italia dal Gambero Rosso.

Ci sono le start up e poi ci sono locali storici che vedono salire ai posti di comando la quarta generazione. Se ereditare un regno è un’impresa, succedere all’attività di famiglia è quasi una sfida immane.

La Pasqualina di Almenno San Bartolomeo

Riccardo Schiavi, classe 1968, all’età di 27 anni decide di ritirare l’antica gelateria degli zii, gestita dai nonni e fondata da una trisavola. Correva l’anno 1995. La gelateria non è un’anonima attività di provincia, ma ha un nome che è già leggenda: “La Pasqualina”. Il nome è di una zia dei nonni di Riccardo, Pasqualina Locatelli, che con l’aiuto del marito Piero Daina tornato dall’Argentina aveva aperto nel lontano 1912 nell’agro di Almenno San Bartolomeo il “Ristoro Cacciatori Pasqualina”.
Il locale diventa un punto di riferimento per la zona. Pasqualina e Piero non hanno figli, ma accolgono in casa la nipote Lina Locatelli che sposa Luigi Preda. Passano gli anni e nel 1952 Lina e Luigi si trasferiscono sopra il locale di zia Pasqualina con i loro sette figli. Nel 1963 Lina e Luigi prendono in gestione dalla zia il locale. Luigi ha la passione per il tennis e così costruisce i primi campi da tennis, tra questi il primo coperto in tutta la Bergamasca. Il Ristoro Cacciatori diventa Bar del Tennis Preda.

Nel 1985 Franco, uno dei 7 figli di Lina e Luigi, con la moglie Lisetta ristruttura il locale che torna al nome originale: “La Pasqualina”. Dieci anni dopo, nel 1995, Riccardo, figlio di Rosa Preda Schiavi, subentra nella gestione del locale. Oggi La Pasqualina è un brand riconosciuto. Oltre alla storica sede ad Almenno si sono affiancati i locali di Bergamo, in via Borfuro aperto nel 2007, e nell’anno del centenario La Pasqualina apre anche a Porto Cervo oltre che a Milano.

Fino alla conquista del prestigioso riconoscimento di “Bar dell’Anno 2016” attribuitole dal Gambero Rosso. La Pasqualina ha raggiunto il podio sfidando 41 locali. Un traguardo di tutto rispetto.

Chi ha saputo prendere le redini della storica attività di famiglia e portarla a livelli altissimi è Riccardo Schiavi. Diploma di ragioniere, dai 18 ai 25 anni entra in un’azienda che produce caschi per biciclette. Prima alla contabilità fino a diventarne responsabile delle vendite. Il ragazzo ha stoffa. E soprattutto ascolta. Assorbe lezioni di vita.

“Giravo l’Europa e venivo in contatto con grandi imprenditori che avevano fondato le loro società – racconta Riccardo -. Mi facevo accompagnare nelle loro aziende ed osservavo tutto. Sono stati anni di grande formazione per me. Poi la svolta. Ho deciso di ritirare l’attività di famiglia”.

Il giovane Riccardo oltre ad ascoltare chiede. Si affida a docenti della Bocconi per un piano di sviluppo, si fa consigliare per la creazione del logo e del marchio. Pianifica. Poi scava nel suo profondo. Le lezioni di vita di sua madre, Rosa Preda Schiavi, diventano le fondamenta. E parte. Il Dna dell’impresa commerciale ereditato dalla famiglia non mente. Se non fosse che ha subito anche alterazioni.
Ecco qui il ricordo della madre Rosa Preda Schiavi.

“Da alcuni anni faccio scuola, nel senso che ho aperto un canale con le scuole perchè gli alunni vengano in laboratorio e scoprano come si fa il gelato, un biscotto, una torta”. Racconta.

Scontato? Per nulla. “I bambini e i ragazzi hanno una mente strepitosa, sono capaci di cogliere e imprimere nella loro memoria profumi, gusti, gesti”. Riccardo Schiavi insegna loro ciò che per anni, e tutt’ora, continua a fare: scoprire, ricercare, sperimentare.

Scoprire nuovi gusti andando alla ricerca di prodotti di altissima qualità.

“Perché offrire una buona marca di caffè, quando posso crearla io? – si chiede Riccardo mentre mostra la sua torrefazione -. Dal caffè al cacao, passando per biscotti, torte e brioches, fino al gelato. Tutto viene prodotto da noi in modo artigianale. E voglio che questa misura resti tale”.

Se per il piano di sviluppo economico si affida a docenti universitari, per la pasticceria chiede consigli a un maestro pasticcere belga.

La stanza dove un tempo si “sfogliavano” le pannocchie oggi è una saletta de La Pasqualina. Il camino è acceso e addobbato a festa per Natale. Schiavi confida che non ci sono segreti da svelare per il successo raggiunto. Anche se ha raccolto l’eredità di una rinomata gelateria di provincia facendola diventare un brand italiano dell’alta qualità che fattura 2 milioni di euro e dà lavoro a una quarantina di persone.

“Ho solamente cercato di navigare negli oceani blu, quelli dove nessuno osa o vuole avventurarsi” spiega. Eppure un po’ per volta, nel raccontare la storia de La Pasqualina elargisce come crema su pan di Spagna perle di imprenditoria.

“Ho puntato sull’alta qualità dei prodotti, delle materie prime, dei profumi. Poi c’è il servizio: il cliente deve sentirsi accolto, come fosse a casa sua, con quel calore familiare che ci fa sentire bene. E poi chi viene da noi deve sapere che troverà qualcosa che è prodotto qui, sul posto, frutto di ricerca e passione” dichiara Schiavi.

Ora la sfida è produrre alimenti con un’attenzione alla salute. “Mi sto facedo affiancare da dietologi e nutrizionisti, il futuro è mangiare bene, all’alta qualità aggiungiamo il prodotto sano, che fa bene alla salute”.

Dopo tanti traguardi e riconoscimenti raggiunti, viene da chiedersi che cosa resta ancora da conquistare?

“La sfida è continua, quotidiana – conclude -. Quest’anno abbiamo prodotto un panettone buonissimo, proprio ciò che cercavo da tempo. Ero felicissimo. Ma dopo quindici minuti stavo già pensando alla prossima conquista da raggiungere”.

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