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Killer di Berlino ucciso a Milano, Stucchi: “C’era sentore del suo possibile ritorno” foto

Il presidente del Copasir sottolinea il lavoro sulla sicurezza del territorio: “Si è mosso con mezzi ordinari, passando per la Francia per destare meno sospetti. Preso poche ore dopo il suo arrivo in Italia: probabilmente puntava a luoghi conosciuti”.

“Il killer di Berlino si trovava a Sesto San Giovanni perchè stava cercando di rientrare in luoghi a lui conosciuti, probabilmente nel Sud dell’Italia più che in Lombardia”: il presidente del Copasir Giacomo Stucchi, senatore bergamasco della Lega Nord, sta seguendo l’evoluzione delle indagini sulla sparatoria nella quale è rimasto ucciso Anis Amri, il tunisino ricercato per l’attentato ai mercatini di Natale della capitale tedesca.

Stucchi ha ricostruito i movimenti del terrorista: “Ha lasciato la Germania per la Francia e ha preso un treno da Parigi puntando l’Italia. Ovviamente così avrebbe destato meno sospetto che con un diretto dalla Germania: ha utilizzato treni ordinari per passare i confini”.

La sua permanenza in Italia, in realtà, è durata pochissimo: fuori dalla stazione di Sesto San Giovanni Amri è stato intercettato da una pattuglia della Polizia di Stato che, dopo un conflitto a fuoco scatenato dalla semplice richiesta di documenti da parte degli agenti, lo ha freddato.

“Credo che certe cose non avvengano per caso – sottolinea Stucchi – Il controllo è stato fatto perchè probabilmente c’era il sentore di un suo possibile movimento di ritorno verso l’Italia, dove era stato in carcere. E la sensazione era che potesse farlo anche in treno e non in macchina come pensavano in Germania. Ovvio che in caso di caccia all’uomo, come per Amri, ci sono strumenti e mezzi particolari che vengono attivati e che permettono di individuare i sintomi di situazioni sospette: troppe stranezze che puntavano tutte nella stessa direzione hanno probabilmente portato all’approfondimento di certi elementi e poi all’identificazione”.


Sui possibili scenari che ora si aprono nelle indagini il presidente del Copasir non si scopre troppo: “Si cercherà di capire dove stava andando – commenta Stucchi – Verifiche saranno sicuramente fatte sui soggetti che si trovavano con lui in carcere, dove sono oggi e che tipo di legami ci sono tra loro”.

“Dopo Berlino – conclude il numero uno del Copasir – è cambiato qualcosa sui controlli, il rischio attentati è sempre rilevante: la preoccupazione è alta e le riunioni sulla sicurezza si susseguono a tutti i livelli. È importante però non rinunciare a nulla ma rendere sicure le iniziative per permettere alla gente di vivere serenamente. Non ci deve essere psicosi, non va data la sensazione di città blindata che porta all’effetto contrario. Evitiamo l’eccesso ma diamo una percezione di sicurezza con interventi adeguati”.

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