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Pandemonium Teatro

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Studenti del Giovanni XXIII in scena con Baricco: “Una grande emozione”

"Una performance emozionante, che ha commosso il pubblico". Così Lisa Ferrari, socia fondatrice di Pandemonium Teatro, racconta lo spettacolo degli studenti della seconda liceo Giovanni XXIII del seminario di Bergamo a Bookcity Milano, sul palco con Alessandro Baricco.

L’esibizione è andata in scena lo scorso 19 novembre al teatro Litta di Milano per festeggiare il decennale del progetto Laiv di Fondazione Cariplo ed è stata scelta tra migliaia di partecipanti al bando. I ragazzi sono stati protagonisti di una lettura ad alta voce di “Ulisse e Polifemo” tratta dall’Odissea e frutto di un percorso tenuto dalla regista e attrice che cura i laboratori della compagnia per le scuole superiori. L’abbiamo intervistata per saperne di più.

Che cos’è il progetto Laiv?
È un progetto di Fondazione Cariplo, che sta proseguendo da dieci anni. Si tratta di un bando con cui le scuole possono chiedere un congruo sovvenzionamento in denaro per organizzare laboratori di spettacolo dal vivo, come si evince dal nome stesso dell’iniziativa, “Laiv”. L’obiettivo è promuovere il piacere e il gusto di fare in prima persona esibizioni dal vivo, nell’ambito del teatro, della musica e della danza: Pandemonium Teatro ha sempre dato il proprio supporto dal punto di vista teatrale.
Si tratta di un progetto che presta particolare attenzione alla qualità delle proposte sostenute.

Ci spieghi…
Le scuole che chiedono di essere sostenute in questi percorsi devono garantire di lavorare con professionisti. È una scelta intelligente, in quanto Fondazione Cariplo è consapevole dell’utilità di queste attività per la maturazione dei ragazzi, ma anche dell’importanza di organizzarle in maniera seria. In questi dieci anni hanno partecipato tante scuole e Pandemonium Teatro è sempre stato coinvolto. Per festeggiare il decennale del progetto, quest’anno la fondazione ha deciso di abbinarsi a Bookcity, evento di grande rilevanza culturale, scegliendo di riproporre uno dei lavori realizzati lo scorso anno dai ragazzi che hanno usufruito di Laiv: quello che ho preparato in una seconda superiore del liceo Papa Giovanni XXIII del seminario vescovile.

Com’è nata la collaborazione?
Da tanti anni lavoro, fra le altre scuole, con il liceo Giovanni XXIII dove un professore di lettere al biennio, don Giovanni Barbieri, è particolarmente attento al modo in cui i ragazzi parlano e leggono. Tutti gli anni, compatibilmente con le risorse disponibili, mi propone di tenere qualche incontro per accompagnare gli studenti a capire come si possa utilizzare la voce. Con l’aiuto di Fondazione Cariplo è stato possibile organizzare un percorso più ampio e preparare una piccola esibizione fruibile dal pubblico. L’ideatore è stato il professor Barbieri e ho condiviso l’iniziativa con entusiasmo, in quanto da sempre sono affascinata dallo strumento vocale di comunicazione e mi piace molto lavorare con i ragazzi. La sua proposta è stata accolta da Fondazione Cariplo essendo particolarmente originale: consisteva nel centrare il percorso teatrale sulla lettura ad alta voce.

E che testo avete scelto per il laboratorio?
Una lettura tratta dall’Odissea, intitolata “Ulisse e Polifemo”. Il laboratorio ha previsto 15 incontri di 2 ore ciascuno, che il liceo ha scelto di dedicare alla classe seconda e concentrare nel primo quadrimestre come attività curriculare, inserita all’interno dell’orario delle lezioni e seguita dal professore di lettere. Terminato il percorso, dopo un breve ripasso, abbiamo proposto la lettura a “Laiv action”, festival che ogni anno conclude il progetto Laiv con due settimane di esibizioni di tutte le scuole che hanno partecipato, ospitandole in un teatro prestigioso come l’Elfo di Puccini di Milano. I responsabili hanno apprezzato la performance del liceo e ci hanno chiesto di replicarla a Bookcity di Milano il 19 novembre scorso al teatro Litta, accompagnati da Alessandro Baricco, che ha tenuto un intervento sull’importanza della lettura ad alta voce.

E come è andata?
È stato molto bello: il teatro era pieno, la gente attenta e commossa, l’esibizione è stata toccante. I ragazzi hanno dimostrato maturità, autocontrollo e capacità di non perdere la concentrazione: sono stati incredibili. Si tratta di un aspetto particolarmente importante: rendere i ragazzi sicuri di quello che fanno e consapevoli delle proprie capacità e potenzialità, sviluppando autostima, permette che non sia un’esperienza che si conclude quel giorno, ma sarà un bagaglio che porteranno con loro tutta la vita.

Perchè è importante fare teatro per un ragazzo?
Un laboratorio e uno spettacolo dal vivo permettono di esibirsi in prima persona davanti a un pubblico ottenendo risultati significativi per la propria crescita. I ragazzi che vi partecipano dicono di sentirsi più sicuri, felici, accettati e realizzati, non hanno paura di parlare in pubblico, superano timidezza o eventuali vergogne nel rapportarsi con gli altri. Alcuni, che credevano di non essere in grado di cimentarsi nel teatro, hanno scoperto di riuscirci e ciò li gratifica.
Mi rapporto con loro in modo molto rilassato e questo li aiuta a superare ogni impasse. Anche coloro che inizialmente dicono di non sentirsela, di avere una brutta voce o di non essere bravi a leggere, man mano si mettono in gioco: io accetto le loro considerazioni e, col proseguo del percorso sono loro stessi a inserirsi nell’attività e ogni volta è un grandissimo risultato.

E perchè è importante lavorare sulla voce?
Il lavoro sulla capacità vocale è un territorio spesso sconosciuto: quando comincio a far sentire ai ragazzi cosa può fare la propria voce scoprono una parte di loro stessi che prima ignoravano: le voci diventano più chiare e riescono a leggere testi complicati. Ad esempio, “Ulisse e Polifemo” non era una versione semplificata o in prosa, ma una traduzione poetica, con parole dal sapore arcaico e un fraseggio diverso da quello della normale parlata. I ragazzi si sono innamorati della propria voce e del testo: questo tipo di laboratorio consente agli studenti di apprezzare la letteratura che a volte può essere percepita distante. Quando mi capita di incontrare ragazzi che hanno preso parte ai laboratori, ricordano ancora con gioia questa esperienza.

È importante che le scuole diano queste opportunità.
Si. Purtroppo, molti istituti non hanno fondi sufficienti e Fondazione Cariplo in tutti questi anni ha dato un contributo immenso per realizzare queste attività. È importante, poi, dare continuità ai percorsi intrapresi, che è anche una delle finalità del progetto Laiv, considerando che i ragazzi si affezionano e la partecipazione aumenta. Inoltre, il teatro favorisce la coesione della classe e la nascita di relazioni migliori al suo interno.

Per concludere, è già impegnata per il prossimo Laiv?
Al liceo Giovanni XXIII sto lavorando con un’altra seconda alla lettura ad alta voce del terzo canto della Divina Commedia abbinato alla giornata della memoria, un pot-pourri dell’entrata dell’inferno dantesco e testi riguardanti la Shoah. E i ragazzi sono già molto coinvolti.
Inoltre, sto tenendo attività in varie scuole di diverso grado, un impegno intenso, che però dà sempre tanta soddisfazione.

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