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Profughi, il caso Ponteranica: “60, costano 1900 euro l’anno e lavorano per la comunità”

Quanto costano alla collettività i richiedenti asilo e quanto ricambiano? A Ponteranica "meno di 2mila euro". Un modello d'accoglienza che sembra ricalcare in parte quello proposto dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori

Quanto costano alla collettività i richiedenti asilo? A Ponteranica “meno di 2mila euro”. Il Comune dell’hinterland bergamasco sciorina il dato – che non mancherà di far discutere – e coglie l’occasione per rispondere a un volantino della Lega Nord circolato in paese nei mesi scorsi, con gli esponenti del Carroccio che polemizzavano sui 35 euro al giorno elargiti ai profughi. Il primo cittadino Alberto Nevola (lista civica, in carica dal maggio 2014) aveva deciso di non rispondere subito. Carta e penna alla mano ha fatto i conti ed ora replica.

Il Comune (che conta circa 6.800 abitanti) ospita nella struttura dei padri Sacramentini 60 richiedenti asilo. Una cifra di poco superiore a quella della vicina Sorisole, che ne accoglie 55 e che di abitanti ne fa oltre 9mila.

Sono tutti di sesso maschile: c’è chi viene dal Bangladesh, dal Gambia o dalla Guinea Bissau; ma anche dal Mali, dalla Nigeria, dal Senegal. Qualcuno parla solo la propria lingua, altri hanno buona padronanza dell’inglese o del francese.

“Dall’attivazione nel 2015 del nostro CAS (Centro di accoglienza straordinaria), abbiamo intrapreso una collaborazione fattiva con la cooperativa Ruah, l’ente gestore della comunità, per rendere la convivenza un momento di scambio e condivisione – afferma il sindaco Alberto Nevola -. Il Comune si è fatto carico dei soli costi annuali di assicurazione infortuni, circa 1.900 euro, per consentire ai ragazzi di lavorare in sicurezza. I fondi per il mantenimento e l’affitto della struttura, di reperimento regionale e europeo, sono erogati dalla Caritas e gestiti da Ruah”.

Grazie a un protocollo firmato con la Prefettura di Bergamo, per tre giorni alla settimana i ragazzi svolgono attività di manutenzione e pulizia delle strutture del territorio, coordinati da un gruppo di volontari. “I migranti si occupano della pulizia delle strade e delle aree verdi, della riverniciatura delle strutture territoriali e dell’accompagnamento dei bambini durante il PiediBus il mercoledì mattina. Inoltre – continua il primo cittadino – puliscono i sampietrini del cimitero, riverniciano i giochi nei parchi e danno una mano nell’allestire e smantellare i tavoli per le sagre”. Da novembre studiano anche da cuochi, grazie al laboratorio di preparazione ravioli all’Oratorio della Ramera dove cucinano le ricette della tradizione bergamasca.

“I richiedenti asilo – sottolinea il sindaco – sono anche coinvolti in percorsi formativi rivolti alle scuole. Durante la loro permanenza hanno illustrato in lingua francese e inglese i loro paesi di origine agli alunni, e spiegato le regole base del cricket”, uno sport molto praticato in Pakistan e in Bangladesh. E per quanto riguarda il futuro: “In cantiere c’è la riattivazione del volontariato al bar dell’oratorio e la turnazione di volontari con Comune e Protezione Civile per la spalatura delle neve”.

Un modello, quello dell’accoglienza a Ponteranica, che sembra ricalcare in parte quello proposto dal sindaco di Bergamo Giorgio Gori, dove formazione, lavoro e utilità sociale dovrebbero diventare la regola base per l’accoglienza sul territorio: “Sono convinto che il salto di qualità nell’accoglienza si avrà solo quando la formazione ed il lavoro dei richiedenti asilo saranno più sistematici e previsti come elementi costitutivi del progetto di accoglienza – conclude il sindaco Nevola -. Questo in modo da poter coniugare la missione umanitaria ad un effettivo percorso di integrazione”.

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