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L’assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara: atto di fanatica vigliaccheria

Il brutale assassinio dell'ambasciatore russo ad Ankara Andrey Karlov non è equiparabile al ben più celebre omicidio dell'Arciduca Francesco Ferdinando. È un puro atto di fanatica vigliaccheria.

Il brutale assassinio dell’ambasciatore russo ad Ankara Andrey Karlov non è equiparabile al ben più celebre omicidio dell’Arciduca Francesco Ferdinando. È un puro atto di fanatica vigliaccheria mirante ad incrementare la destabilizzazione, ma non scatenerà nessuna guerra. La viltà dell’atto è perfino dimostrata dalla dinamica, con l’ambasciatore colpito di spalle, totalmente ignaro.

Il fatto avviene con un tempismo che non può che lasciare interdetti.

Soltanto poche ore prima, nella prestigiosa sede del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, l’organo multinazionale approvava, col fondamentale assenso russo, una attesa risoluzione di proposta francese che stabiliva un compromesso su solide fondamenta riguardo la città di Aleppo. Accordo di grande portata se perfino l’ambasciatore russo all’Onu Vitaly Churkin dichiarava soddisfazione. Nella giornata di oggi, martedì 20 dicembre, è previsto un summit tra i ministri della Difesa e degli Esteri di Russia, Turchia e Iran.

Incontro che – stando alle indiscrezioni riportate lunedì 19 dicembre da Alberto Negri su Il Sole 24 Ore – avrebbe condotto a una facilitazione dell’applicazione della risoluzione stessa oltre che a stabilire un accordo di massima sulla Siria, con Erdogan accontentato nella sua missione anti-curda e Mosca e Teheran a blindare il legittimo governo di Damasco.

L’attentato si colloca nel particolare contesto interno turco. Lo Stato vive da anni una profonda contrapposizione fra potere politico – saldamente nelle mani di Erdogan – e potere militare, storicamente detenuto da un esercito fedelmente legato alla Nato (3° contribuente dell’Alleanza).

Il tragico fatto di lunedì 19 dicembre dovrebbe mettere a tacere una volta per tutte le strampalate teorie – circolate in abbondanza con assoluta irresponsabilità – su presunti ‘autogolpe’ organizzati dal novello Sultano. Che il golpe l’ha subito per davvero e ha reagito – con pugno realisticamente durissimo – epurando i settori di vertice dello Stato dai cosiddetti Gulenisti (in riferimento a Fetullah Gulen, ispiratore esule della azione golpista) e allontanando la Turchia da Nato e UE in favore di una rinata intesa con Mosca. Ma la circostanza dimostra pure che Erdogan non ha il controllo totale dello Stato: l’assassinio dell’ambasciatore mira evidentemente a distruggere i rapporti fragili fra Ankara e Mosca, in questo contesto di contropotere interno.

Da tale vicenda assurge ancora più netta la statura e la preparazione politica di Vladimir Putin – si pensi quel che si vuole del personaggio. La Russia da tempo avrebbe ottimi motivi per rispondere con violenza alle continue provocazioni che giungono da Occidente. Putin non ha mai ceduto a rappresaglie tentatrici mostrando agli sciocchi detrattori di professione le doti di grande freddezza, riflessività e intelligenza derivanti dalla scuola sovietica nella quale è nato, cresciuto e formato.

In chiusura, a titolo di opinione puramente personale si ritiene necessario spendere due parole sul modo in cui taluni media generalisti ha affrontato – senza senno – la notizia. Ciò che fa più male umanamente è l’ossessiva, virale trasmissione delle immagini in diretta dell’omicidio. Una perdita di senno che si manifesta in questa scelta infausta, inumana, inaccettabile di mostrare le immagini senza filtro. Una vigliaccata non minore di quella perpetrata dall’assassino. Ma in tempi di reality show evidentemente non si è più in grado di discernere con coscienza.

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