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“Vi prego, diventate criminali: scegliete la tombola con la nonna!”

Va in scena questa sera alle ore 21.00 (ingresso gratuito aperto a tutti) Gran Casinò - Storia di chi gioca sulla pelle degli altri, uno spettacolo orchestrato dalla sapiente regia di Gilberto Colla, che vuole dire "no!" e combattere quella temibile piaga che è oramai diventato il gioco d'azzardo.

Va in scena questa sera alle 21 (ingresso gratuito aperto a tutti) Gran Casinò – Storia di chi gioca sulla pelle degli altri, uno spettacolo orchestrato dalla sapiente regia di Gilberto Colla, che vuole dire “no!” e combattere quella temibile piaga che è oramai diventato il gioco d’azzardo.

Abbiamo avuto il piacere di scambiare due parole con l’attore protagonista, Fabrizio de Giovanni, il quale torna a Bergamo dopo “Finanza Killer – Non con i nostri soldi”, e che da anni si cimenta in questi temi di profonda attualità; con grande serietà e simpatia ci ha anticipato su quello che gli spettatori del Teatro Sociale di Bergamo Alta dovranno aspettarsi stasera.

Che tipo di spettacolo andrete a proporre questa sera?
“Porteremo in scena uno spettacolo che ha come tema il gioco d’azzardo. Oggi purtroppo questo è ancora un problema stupidamente sottovalutato, è una piaga enorme. I dati che leggiamo sono davvero preoccupanti. Siamo stati chiamati direttamente dal sindaco Gori perché la città di Bergamo sta lottando con le unghie con i denti per cercare di debellare, o almeno di limitare questo problema. Noi abbiamo intenzione di informare e spiegare, di “metterci il dito in questa piaga”; sono 7 mesi che replichiamo lo spettacolo, sempre con successo, e speriamo che il messaggio passi chiaramente: state lontani dal gioco d’azzardo!”

Non è la prima volta che lei si misura con questo tipo di teatro, potremmo dire “impegnato”: da dove arriva la predilezione per questi temi?
“Da 22 anni lavoro con la compagnia teatrale di Dario Fo e Franca Rame: 22 anni di teatro civile dove ho potuto capire cosa significhino fatica e impegno. Anche quella di chi cerca ostinatamente parcheggio per poterti venire a vedere sul palcoscenico; mi hanno insegnato che per questo motivo si devono trattare argomenti impegnati. Non devi perdere tempo e non devi farne perdere a chi viene ad assistere ai tuoi spettacoli. Non è una rappresentazione estetica e di esibizione, per quanto la splendida regia di Gilberto (il regista Colla, ndr) abbia cura di tutto questo, ma quello che davvero vogliamo rimanga al pubblico è qualcosa d’altro. Abbiamo tutta l’intenzione di informare ed indignare, sapendo comunque che tutto ciò non basta. Serve l’azione: serve una presa di coscienza forte che ti faccia fare un salto di qualità”.

Che cosa ci può raccontare a questo punto del suo personaggio?
“Intende i miei 13…Anzi no! 14 personaggi? Sì perché a dire il vero io sono in scena da solo. Racconto delle storie e copro tutti i pezzi! Divento un politico e amministratore delegato di una concessionaria. Attacco il governo! Sono il presidente Einaudi che nazionalizzò la SISAL. Sono un bambino che scrive una lettera al padre che non si curava di lui a causa di questo flagello. Visioni diverse dello stesso problema. Più prospettive che speriamo denuncino e facciano venire il terrore e le lacrime agli occhi a chi riesce a capire che razza di fonte di reddito sia questo cosiddetto gioco legale”.

Buttandosi in questo spettacolo quindi, che cosa l’ha maggiormente colpita, sia positivamente che negativamente?
“Quello che mi dà più soddisfazione e carica è la reazione del pubblico: c’è sempre un “grande silenzio e totale adesione” da parte di chi guarda. Gli spettatori sono incollati alle sedie, tant’è vero che più di una volta siamo dovuti tornare sul palco e dire “andate pure, è finita!” ( e ride, ndr). Lo spettacolo è illuminante e coinvolgente: non ci sono pause, è un continuo parlare e raccontare. Il pubblico rimane colpito e viene assorbito da quello che portiamo in scena. Questi sono temi che toccano la gente e si capisce perfettamente la fatica e l’impegno nel prepararsi. Tutto ciò è un qualcosa che ci dà coraggio ad andare avanti per la nostra strada. Noi che non abbiamo un’agenzia sono anni che andiamo dove vuole il pubblico: “ogni volta che terminiamo uno spettacolo, si avvicinano 3 o 4 persone e ci dicono di portarlo nel loro comune, o nel loro teatro, o nella loro scuola…”

A questo proposito volevo chiederle: mettere in scena temi simili è “una scommessa”, perché credo serva una grande preparazione…
…Altrimenti si rischia di non essere credibili e di dare false informazioni! Serve una grandissima preparazione. Per questo spettacolo ad esempio ci siamo documentati in due anni e mezzo, per altri addirittura quattro, prima di debuttare. Dal 1994 Ercole Ungaro, uno storico prestato al teatro, ci affianca e con lui cerchiamo informazioni sulla Costituzione, l’infanzia, l’acqua (temi protagonisti degli spettacoli precedenti, ndr). Non dobbiamo mai fare illazioni! Sarebbe grave e pericolosissimo. Ci basiamo sempre sui dati, ed è per questo che non siamo mai incappati in una denuncia. Citare articoli e leggi a memoria, pezzi di giornali, ci rende merito e ci presenta come fonti attendibili. Le dirò di più: quando recito i miei compagni sono due schermi sui quali vengono proiettate le mie parole e le fonti da cui arrivano. Insomma, praticamente inattaccabili!

Prima di concludere, lei saprà che settimana scorsa sono stati arrestati “due personaggi” ai quali lei fa riferimento proprio in questo spettacolo. Cosa ci dice al riguardo?
“Le dico che non mi stupisce ma che purtroppo è arrivato più tardi di quello che speravamo. Francesco Corallo appare il personaggio di una barzelletta: arrivano i poliziotti e si sentono dire con forza che non possono entrare e che non hanno potere perché il suo appartamento è “un paese dei Caraibi”; loro non sanno quale per cui se ne vanno per provare a capire quale sia! È assurdo, allucinante! La gente ride ma è la pura verità! Io non so perché sia avvenuto adesso; forse già lo sapevano. Non ci siamo stupiti più di tanto. La verità è che viviamo in un sistema un po’ ipocrita. Basti pensare all’indignazione provocata dallo sponsor sulle magliette della Nazionale dei ragazzi di 14/15 anni: INTRALOT. Lo sa vero che il gioco d’azzardo è vietato ai minorenni?!”

Imbarazzante davvero! Grazie allora e…Per chiudere questo interessantissima chiacchierata, posso chiederle una frase che “racchiuda” il senso di Gran Casinò?
“Il finale racconta di come questo gioco legale definisca illegale una tombola organizzata con gli anziani. Per l’art. 871 del codice penale chi lo fa è un criminale! Sappiamo chi è coinvolto nel giro del gioco d’azzardo: i politi e la mafia per esempio. Siamo schifati da tutto questo e allora alla fine invitiamo tutti a “diventare dei criminali”! “Andate alla tombola con la nonna!” Vuol dire fare una scelta sana. Se verrete allo spettacolo capirete di cosa parlo. Capirete in che melma siamo invischiati, toccherete con mano il dolore e la disperazione delle vittime che vanno dagli anziani ai minorenni. Prima il cancro del gioco d’azzardo era relativamente un problemino. Si parlava di migliaia di persone, ma se andavi a giocarti la casa “lo facevi con la pistola in tasca”. Oggi la signora anziana che va al supermercato anche solo con 20€ si fa prendere dai gratta e vinci e butta via un sacco di soldi senza riuscire a fermarti. Dobbiamo quindi alzare la testa e riuscire a combattere e rifiutare questa maledetta piaga che oggi affligge milioni e milioni di persone”.

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