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Dal Camerun alla tradizione dei falegnami bergamaschi: ecco come rinasce il legno

Tre giovani bergamaschi che utilizzano materie prime del territorio per realizzare a mano oggetti al servizio della tecnologia e di design per case e uffici: un modo innovativo per non perdere tradizioni che si tramandano da secoli.

Nel nome si porta gran parte della propria filosofia, quella che vuole riscoprire l’origine delle cose e riportare la natura nella quotidianità degli uomini: anche se la scelta è ricaduta sull’inglese “Stem”, corrispondente italiano di “staminale”, il dna del progetto è al 100% bergamasco.

L’idea è partita da Emanuele Minicuci, 24enne di Redona che in estate è stato protagonista di un viaggio in Camerun per portare alla popolazione del villaggio di Bangang un frigorifero alimentato ad energia fotovoltaico per stoccare cibo e medicinali: insieme ad altri due soci, rigorosamente bergamaschi, realizza a mano oggetti in legno massello, recuperando abilità e tradizioni dei più abili falegnami bergamaschi, per metterli al servizio della più moderna tecnologia.

Il big bang del progetto è scoppiato, verrebbe da dire quasi naturalmente, in Africa: una scintilla scoccata mentre era seduto ad un particolare tavolo intagliato direttamente in un albero di wengè, tipico della zona.

“Lì ho visto la luce – ammette Emanuele – L’albero era caduto su una casa distruggendola e, non avendo i mezzi per rimuoverlo, hanno deciso di ricostruircela attorno: alla fine quell’edificio è diventato un bar e mangiando lì ho pensato che fosse un’idea geniale: per me è stata la svolta”.

Una svolta che gli ha fatto rispolverare quell’idea avuta un paio di anni prima e che era stata abbandonata in un cassetto: “I miei studi botanici mi hanno convinto che c’era un modo bello per riportare il legno massello nelle mani di tutti. Viviamo sempre al contatto con oggetti che nulla hanno a che fare con le origini dell’uomo, fatti di plastica, elaborati, legno truciolare nobilitato o comunque in qualche modo trattati. La nostra idea è quella di portare la massima semplicità dell’elemento naturale a contatto con l’uomo nelle attività quotidiane”.

La semplicità del legno e la massima espressione dell’ingegno umano si fondono allora in “Stem” che, dopo aver iniziato con dei semplici supporti per smartphone o tablet, ha subito allargato i propri orizzonti nel campo dell’arredamento di design con lampade e, prossimamente, top per bagni e tavoli.

Bergamasche sono anche le materie prime con cui Stem ha realizzato i primi lavori: dall’ardesia bergamasca al legno di quattro falegnamerie “top secret” (“Altrimenti me le rubano” scherza Emanuele ndr) che oltre al prodotto trasferiscono anche competenze sul trattamento e sulla lavorazione del legno che si tramandano da almeno un secolo e che rischiano di perdersi.

“Tutto è partito da Bergamo – spiega Emanuele – Dalle cave della Val Brembana alle segherie della Val Seriana, dove tra castagni e abeti abbiamo trovato materie prime di ottima qualità”.

Il primo prodotto in assoluto è stato “Whope”, un supporto per cellulare o tablet con una base di ardesia e un sostegno in abete: “Dietro a ogni creazione c’è una grande ricerca sui materiali che mi ha portato a conoscere venature e profumazioni, quelli che resistono all’umidità e quelli in grado di durare nel tempo o che invecchiando diventano ancora più belli”.

In breve tempo “Stem” ha attirato l’attenzione: prima su Facebook e Instagram, poi sulla piattaforma Etsy dove i prodotti sono molto richiesti e gli ordini, in particolare per Natale per arredare case e uffici, fioccano.

“Alla gente piace ciò che facciamo e, sinceramente, non ci aspettavamo che il mondo ci venisse così incontro a braccia aperte. Bergamo, per ovvi motivi di prossimità, è il mercato principale ma tanto interesse arriva anche da Milano, piazza sempre molto attenta alle novità e al passo coi tempi dove il nostro progetto sta trovando terreno fertile”.

Nel 2017 “Stem” muoverà anche i suoi primi passi da startup innovativa e distribuirà il suo primo catalogo realizzato con Umberto Da Re, giovane fotografo bergamasco che continua una tradizione familiare arrivata ormai alla quarta generazione e che può vantarsi di aver ritratto la Montessori che poi venne stampata sulle Mille Lire.

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