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Chiusura punto nascita di Piario: “Per evitarla incentiviamo la gente a fare più figli” fotogallery

Il sindaco di Colere Bonomo spiega le ragioni della sua assenza alla manifestazione per evitare la chiusura e propone una ricetta per la Valle

Tra i tanti sindaci e politici presenti alla manifestazione di sabato 17 dicembre per evitare la chiusura del punto nascita dell’ospedale Locatelli di Piario (LEGGI QUI), spicca l’assenza dell’avvocato Benedetto Maria Bonomo, sindaco di Colere.

Il legale bergamasco, che già nei giorni scorsi aveva scritto al prefetto di Bergamo Tiziana Giovanna Costantino per chiederle di intervenire, spiega in questa intervista le ragioni della sua assenza e propone una ricetta per la Valle.

Avvocato Bonomo, perchè non ha preso parte alla manifestazione dei Sindaci indetta davanti all’Ospedale?

Perchè purtroppo tale manifestazione ha assunto un carattere di mero scontro tra partiti politici, facendo perdere di mira l’obiettivo vero, che è non solo la salvaguardia del punto nascite, ma soprattutto la creazione di condizioni che rendano possibile una miglior qualità della vita in montagna.

In che senso?

Ormai c’è uno scontro diretto tra centrodestra e centrosinistra sulle responsabilità di non aver salvaguardato il punto nascite di Piario: il centrosinistra dà addosso alla Regione per competenze, e il centrodestra al Ministero per la scelta di razionalizzare ed economicizzare il servizio. In realtà io credo che siano tutti colpevoli; colpevoli di essersi fatti distrarre troppo dal referendum, e di non essersi accorti, nè a Roma nè a Milano, che ci stavano sfilando un punto strategico di salvaguardia per il benessere della vita in montagna.

Allora il problema è politico?

No, il problema vero è culturale e non politico: si fanno troppo pochi figli. Guardate semplicemente il tasso di natività nella nostra provincia. È un problema chiaramente culturale. Salveremo, perché lo salviamo, il Punto nascite dell’Ospedale di Piario, per qualche anno, ma in maniera ancor più prepotente il problema si ripresenterà a breve, quando magari non arriveremo nemmeno alle 300 natività, rispetto alle 500 richieste.

Cosa fare allora?

Bisogna creare le condizioni economiche e culturali affinché la gente possa stanziarsi e vivere ancora in montagna, generando ottimismo e speranze tali da far venire voglia di mettere al mondo figli.

Ha una ricetta?

Immaginando, ad esempio, che se il servizio ospedaliero più vicino si trova a 50 minuti di distanza, rispetto al cittadino che lo ha al massimo a 10 minuti, che se la scuola superiore più vicina è a un ora di pullman, che se i servizi essenziali sono a oltre 40 minuti, in montagna si deve avere un pesante sgravio fiscale, dato che anche i servizi sono diversamente parametrati. Così facendo, ad esempio, io metto in condizioni il mio cittadino, poiché ha una busta paga più corposa, di potersi organizzare anche economicamente per poter supplire privatamente alla carenza dei servizi pubblici. Questo può essere solo l’inizio di un una progettualità ovviamente più ampia e complessa che sappia prendersi cura di tutti.

Se continueremo a trattare allo stesso modo realtà territoriali profondamente diverse, ci troveremo in futuro a vivere tutti ammassati in centro città, prima a Bergamo, poi a Milano ed infine a Roma. Così senza dubbio i servizi costerebbero pochissimo.

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